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Aveva ragione l'Anief a contestare il D.P.R. n. 19/2016 riguardo le classi di concorso di nuova istituzione afferenti agli insegnamenti nei licei coreutici. Il TAR Lazio con la sentenza ottenuta dall'Avvocato Michele Ursini annulla la Tabella allegata al decreto nella parte in cui, per la nuova classe di concorso A-59 (tecniche di accompagnamento alla danza e teoria e pratica musicale per la danza), non prevede tale insegnamento negli indirizzi di studio in "tecniche della danza classica" e "tecniche della danza contemporanea", proprie dei licei coreutici. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il Miur in udienza non ha saputo produrre alcuna motivazione sull'esclusione della nuova A-59 dagli indirizzi di studio da noi indicati a riprova che la tabella del DPR è stata elaborata in modo parziale”.

 

 

Per coprire l’indennità non assegnata nel periodo di mancato rinnovo contrattuale occorreva incrementare lo stipendio di oltre il doppio di quanto previsto dal 1° gennaio 2018. Questo significa che gli 85 euro di aumento stabilito un anno fa sono pari a meno della metà di quello che spetta veramente ai dipendenti pubblici. Ai quali, dunque, andrebbero corrisposti 170 euro medi lordi. Più altrettanti di vero e proprio aumento. Inoltre, sempre dalla Relazione tecnica al disegno di legge, risulta che gli aumenti riguardano solo i dipendenti pubblici e non l’area dirigenziale, per la quale sono previsti finanziamenti, sempre utili all’incremento di stipendio, attraverso capitoli a parte.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Al personale della pubblica amministrazione dovrebbero essere assegnati 340 euro lordi, pari a circa 200 euro medi netti a lavoratore. Più gli arretrati, che vanno conteggiati da settembre 2015, come indicato da una puntuale sentenza della Corte Costituzionale e non, come intende fare il Governo, da gennaio 2016, peraltro attraverso l’assegnazione di una tantum miserevole di 14 euro al mese. Così per quasi due anni e mezzo, gli aumenti effettivi, considerando il quadrimestre 2015 cancellato, saranno inferiori agli 8 euro netti. Ecco perché, a queste condizioni improponibili, è meglio non sottoscrivere alcun contratto e diffidiamo le organizzazioni sindacali rappresentative, che siedono ai tavoli contrattuali, a farlo.

Il giovane sindacato insiste nell’invitare il personale a presentare in massa richieste di risarcimento per recuperare il 7% dello stipendio da settembre 2015, come già confermato dalla ConsultaTutti i dipendenti interessati possono utilizzare i modelli di diffida per ancorare almeno lo stipendio al 50% della spinta inflattiva, come previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

 

È una nuova vittoria quella che arriva dal Tribunale del Lavoro di Vicenza dove l'Anief ottiene ancora una volta ragione sul diritto dei docenti immessi in ruolo dopo il 2011, ma con almeno un anno di precariato svolto negli anni precedenti, all'applicazione della “clausola di salvaguardia” che riconosce il diritto al mantenimento del gradone stipendiale ‘3-8 anni’. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il tribunale ha accolto in toto la nostra tesi e rilevato come la clausola negoziale del 2011, che discrimina i precari, si pone evidentemente in contrasto con la clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE. Contiamo, con la rappresentatività, di sanare quest'ulteriore illegittimità direttamente in contrattazione”.

La sentenza di pieno accoglimento è stata emanata dal Tribunale del Lavoro di Vicenza su ricorso patrocinato per l'Anief dagli Avvocati Nicola Zampieri e Maria Maniscalco e riconosce il diritto di una nostra iscritta, immessa in ruolo nel 2014, all'integrale e immediato riconoscimento di tutto il servizio svolto durante il precariato e all'applicazione, equiparando tutto il suo servizio a termine a quello svolto a tempo indeterminato, della contrattazione collettiva nazionale economica precedente, che riconosceva il diritto al gradone stipendiale 3-8, molto più favorevole rispetto a quello attuale. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il tribunale ha accolto in toto la nostra tesi e rilevato come la clausola negoziale del 2011, che evidentemente offre differente trattamento senza indicare ragioni oggettive di diversificazione ai lavoratori assunti nel comparto scuola con contratto a termine rispetto a coloro che risultano in ruolo, si pone in contrasto con la clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE. Tale norma pattizia comporta una regolamentazione penalizzante per i lavoratori con contratto di lavoro a termine rispetto ai lavoratori in ruolo; contiamo, con la rappresentatività, di sanare quest'ulteriore illegittimità direttamente in contrattazione”.

 

Il comma 1 dell’art. 9 del decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010 è andato oltre il suo obiettivo, imponendo ai lavoratori della Pubblica Amministrazione un illegittimo meccanismo di blocco coattivo delle retribuzioni per gli anni 2011, 2012, 2013, compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi contratti di categoria. Il MIUR e il MEF hanno di conseguenza tagliato il FUN, il Fondo unico nazionale, in modo del tutto illegittimo e con quasi tre anni di ritardo, con una modalità ben più pesante di quanto stabilisse la legge. In media, ogni Dirigente Scolastico italiano negli ultimi cinque anni a causa dei tagli illegittimi ha perso 20.456,50 euro.

Ancora più grave è il danno permanente, quello cioè che rimarrà per sempre, perché avrà effetto non solo sugli stipendi futuri, ma anche sulla pensione e il TFR: sono 3.474,47 euro l’anno, pari a 267,27 al mese. Ma c’è un ulteriore danno da considerare, oltre a quello appena menzionato: il FUN negli ultimi anni è stato infatti decurtato in proporzione alla diminuzione del numero dei dirigenti scolastici in servizio. Contro i tagli del FUN, contro i danni subiti dai Dirigenti Scolastici italiani, l’UDIR organizza i ricorsi al TAR del Lazio e quelli al giudice del lavoro; i ricorsi sono assolutamente gratuiti e sono riservati agli iscritti all’UDIR. Le adesioni vanno presentate entro il 26 novembre.

Marcello Pacifico (presidente Udir): È questo il motivo, scorrendo anche i finanziamenti previsti nel disegno di legge n. 2960, per cui i tanto chiacchierati 400 euro di aumento nel prossimo contratto non ci saranno: la retribuzione fissa forse aumenterà, ma quella variabile ed accessoria sicuramente diminuirà, a causa del taglio del FUN che a partire dal corrente anno scolastico andrà a regime e dell’aumento dei Dirigenti Scolastici in servizio che ci sarà non appena verrà espletato il concorso.

 

Fa scalpore il caso di un alunno di Matera, con disabilità grave, a cui l’istituto ha dimezzato il monte orario settimanale di sostegno perché nella stessa scuola primaria è arrivato un compagno con le stesse problematiche. La madre scrive al Miur e si sfoga con la stampa: “Voglio il sostegno scolastico per mio figlio diversabile come stabilito dal Piano educativo individualizzato redatto dagli specialisti e non per la metà delle ore come sta accadendo. Altrimenti mi vedrò costretta a ricorrere al Tar ed alla Procura della Repubblica!”. Ad aver reso più complicata la situazione è stato il recente decreto legislativo 66/2017 sulla promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità (art. 3, c. 1, lettera d), con cui si è ribadito che gli organici di sostegno devono rimanere invariati rispetto ai posti in deroga attivati nell’anno precedente.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quindi, anche se arrivano nuovi alunni, il servizio non si incrementa. Ma siccome il numero di allievi disabili cresce da tempo di almeno 10mila unità l’anno, viene da chiedersi come si fa ad approvare una legge del genere. Il problema è anche un altro: quello che un terzo dell’organico di sostegno è composto da posti in deroga. Il risultato è che oggi abbiamo un terzo dei posti che vanno ai supplenti, perché allo Stato continua a fare troppo comodo mantenere in vita la supplentite e risparmiare sui mesi estivi. Con l’aggravante del ‘balletto’ dei supplenti per mesi, ad inizio anno, e della mancata continuità didattica. Noi, a tutto questo, ci siamo opposti e continuiamo a farlo, confermando il patrocinio gratuito a famiglie, docenti e cittadini nell’impugnare in tribunale tutte quelle situazioni di cattedre di sostegno scoperte o di ore non assegnate come indicato dalle commissioni mediche.

Le famiglie degli alunni disabili, ma anche i docenti, i dirigenti e il personale scolastico, possono ricevere informazioni sulle specifiche azioni legali patrocinate gratuitamente dall'Anief per tutelare il diritto all'istruzione e alla continuità didattica dei propri figli, scrivendo all' Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

Ancora vittorie per l’Anief presso i Tribunali del Lavoro avverso le procedure di Mobilità straordinaria 2016 poste in essere dal MIUR: i Giudici del Lavoro di Napoli, Benevento, Nola (NA) e Nocera Inferiore (SA) accolgono i ricorsi Anief e rimodulano i trasferimenti in base al criterio del merito e nel pieno rispetto del punteggio posseduto dai ricorrenti. Gli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Marco Di Pietro, Michele Speranza, Elena Boccanfuso e Vincenzina Salvatore ottengono ragione nei tribunali di tutta la Campania in favore di altri sette nostri iscritti con la condanna del MIUR a rettificare le operazioni attribuendo il corretto Ambito richiesto dai docenti nella domanda di mobilità, valorizzando solo il punteggio posseduto dal docente. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il nostro sindacato, come sempre, si è posto a baluardo di legalità ottenendo con soddisfazione il rispetto di quei diritti e di quelle tutele riconosciuti dalla normativa e dalla nostra Costituzione. In tutte le procedure concorsuali, comprese quelle relative alla mobilità del personale, l'unico criterio da rispettare è quello del merito”.

 

La volontà del Governo di bandire la selezione nazionale, dopo quasi 20 anni di vuoto, per ricoprire il ruolo di Direttore dei Servizi generali ed amministrativi, che quest’anno ha fatto registrare il numero record di oltre 1.500 reggenze, si scontra subito con una decisione priva di fondamento giuridico: dove sta scritto che occorre come minimo aver svolto tre anni degli ultimi otto nel ruolo di Dsga per partecipare al concorso nazionale in arrivo nel 2018? E per quale motivo chi ha già mostrato di avere preparazione e attitudine per svolgere questa professione deve ancora essere valutato alla stregua degli altri?

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Tutti gli applicati di segreteria che hanno vestito il ruolo superiore in cambio di somme quasi inesistenti non possono avere questo trattamento: per loro va predisposto un canale reclutativo riservato. Anche il limite di otto anni, durante i quali si deve necessariamente aver svolto il triennio di servizio minimo, appare un paletto gratuito e illegittimo. Questi lavoratori della scuola non hanno nulla da dimostrare, perché le loro conoscenze sono state già attuate sul campo, lavorando per anni al fianco dei presidi. Per loro, quindi, occorre avviare un corso-concorso piuttosto che la ‘recita’ della selezione, nella quale paradossalmente potrebbero risultare sfavoriti poiché messi gratuitamente in competizione con chi ha conoscenze teoriche e formali, pur se privo di esperienza. Qualora non si attivasse il canale riservato, il nostro sindacato anticipa sin d’ora che impugnerà il bando in tutte le sedi legali possibili.

Il giovane sindacato, in collaborazione con Eurosofia, ha predisposto un corso formativo per il Concorso DSGA, specifico per affrontare e superare le prove selettive: un’équipe di esperti del settore, con corsi on-line e in presenza, guiderà i candidati alla preparazione dell’esercizio di una professione che è divenuta sempre più complessa nella scuola dell’autonomia.

Anief ricorda al personale interessato che sono ancora attivi i ricorsi per i lavoratori precari e di ruolo: possono aderire ai ricorsi per la stabilizzazione e gli scatti di stipendio non percepiti (gli interessati possono cliccare qui). Ma anche per il recupero della differenza retributiva per aver ricoperto il ruolo di DSGA, come per la stabilizzazione per chi ha svolto funzioni DSGA per oltre 36 mesi (gli interessati possono cliccare qui). È sempre attivo il ricorso per il personale Ata su posto vacante e disponibile per recuperare gli stipendi dei mesi estivi, sottratti in modo illegittimo.Il sindacato, infine, offre la possibilità diaderire al ricorsoper non soccombere sulla questione della “temporizzazione”.

 

Il TAR Lazio, con la sentenza n. 10886/2017, accoglie ancora una volta le tesi Anief e dichiara illegittimo il bando del Concorso 2016 che escludeva i docenti in possesso di diploma ITP. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): l'accesso al concorso 2016 e alla II fascia delle GI sono un atto dovuto nei confronti di quanti da anni lavorano nella scuola pubblica come precari e non hanno mai avuto la possibilità di abilitarsi attraverso procedure ordinarie.

È una nuova soddisfazione quella che arriva dal TAR Lazio e una nuova conferma di un successo tutto targato Anief che vede l’emanazione da parte del TAR del Lazio di un'altra sentenza di pieno accoglimento che conferma il diritto alla partecipazione alle prove concorsuali per Insegnanti Tecnico Pratici dei docenti in possesso di diploma ITP. Gli Avvocati Alberto Agusto e Corrado Resta ottengono ancora una volta ragione sul Miur in tribunale con la condanna dell'amministrazione resistente al pagamento di 2.500 Euro di spese di soccombenza. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “L'accesso al concorso 2016 e alla II fascia delle GI sono un atto dovuto nei confronti di quanti da anni lavorano nella scuola pubblica come precari e non hanno mai avuto la possibilità di abilitarsi attraverso procedure ordinarie. Come sindacato non potevamo non intervenire per sanare ancora una volta le illegittimità poste in essere dal Ministero dell'Istruzione nei confronti di migliaia di lavoratori precari, da anni impegnati a insegnare nelle nostre scuole, e in attesa di poter accedere alle immissioni in ruolo”.

 

Il giovane sindacato si sofferma sul consenso unanime della decisione presa dal Presidente della Repubblica di cancellare l’interdizione dai pubblici uffici a Livio Bearzi, l’ex preside del Convitto dell’Aquila condannato dalla Cassazione anche a 4 anni di carcere, a seguito del terremoto del 2009 che fece crollare l’edificio pubblico da lui diretto provocando la morte di tre studenti. Proprio su questi temi, Udir ha realizzato uno studio sui 42.407 edifici scolastici censiti e sul loro obbligo delle dichiarazioni sulla classificazione del rischio sismico, che si aggiunge alla proposta di modifica sul Testo unico sulla sicurezza e le responsabilità dei presidi, presentata qualche settimana fa attraverso un’Audizione svolta a Montecitorio alla presenza delle commissioni riunite Cultura e Lavoro.

Marcello Pacifico (Udir): Quando il Capo dello Stato concede la grazia significa che l’imputato sta male o che la sua condanna è ingiusta. E Bearzi non ha problemi di salute. Ora, più che mai, è necessario cambiare il Testo unico sulla sicurezza: a questo scopo abbiamo predisposto, per le forze politiche, un emendamento alla Legge di Stabilità che esonera in modo automatico la responsabilità della dirigenza scolastica, ma anche dei lavoratori, docenti e Ata responsabili della sicurezza (gli Rls e Rsp d'istituto), a seguito della loro denuncia agli organi competenti sul rischio e sugli interventi necessari. Questi cittadini, dipendenti pubblici senza margini operativi né di spesa, non possono pagare in persona per l'inerzia dell'amministrazione proprietaria dell'immobile scolastico.

Di questi argomenti si parlerà nei prossimi seminari sulle Tre R della Dirigenza. Rischi, responsabilità, retribuzioni; tappe venture:Salerno, Potenza, Perugia e Pisa.

 

PA e SCUOLA – Legge di Stabilità, il bluff è servito: da gennaio agli statali 66 euro di aumento anziché gli 85 pattuiti: arretrati scandalosamente bassi, appena 14 euro mensili per 2016-2017 e quelli del 2015 scompaiono

L’atto di indirizzo del disegno di legge n. 2960, ora all’esame delle Commissioni del Senato, rivela le intenzioni del Governo: i 3,3 milioni di dipendenti pubblici possono dire addio alla somma di 85 euro, già di per sé largamente insufficiente, su cui s’era trovato l’accordo un anno fa a Palazzo Vidoni. Anief diffida le altre organizzazioni sindacali rappresentative a firmare un contratto che non dà seguito all’intesa del 30 novembre 2016. In arrivo aumenti mensili di 14 euro in media per gli arretrati 2016 e 2017, poi solo 66 euro dal 2018. Mentre dell’ultimo quadrimestre 2015, cui aveva fatto riferimento pure la Consulta, si sono perse le tracce.

Marcello Pacifico (Anief-Udir): A queste condizioni è meglio non sottoscrivere alcun contratto. Il solo adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento del costo dell’inflazione registrata e programmata, da rivendicare in tribunale, porterebbe invece incrementi di 120 euro. Siamo giunti ad un paradosso: se non si firma il contratto al lavoratore spettano 80 euro e dal 2015, ma se si firma gliene toccano 31 e dal 2016. Ecco perché a questo stato delle cose è decisamente meglio non sottoscrivere alcun contratto.

Scarica il modello di diffida per ancorare almeno lo stipendio al 50% della spinta inflattiva, come previsto dall’articolo 36 della Costituzione per interrompere la prescrizione in attesa della sentenza della Consulta. Parallelamente, anche Udir ha predisposto, per i dirigenti scolastici, il ricorso per lo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale.

 

Arriva dalla Corte d'Appello di Milano una nuova soddisfacente vittoria Anief sul diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento dei docenti cancellati per mancato aggiornamento.

La Corte d'Appello di Milano dà ancora una volta ragione ai legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli, Francesca Lideo e Marco Fusari sul pieno diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento dei docenti cancellati per non aver prodotto domanda di aggiornamento/permanenza e riforma la sentenza di primo grado del Tribunale del Lavoro di Lecco che aveva dato ragione al Miur. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La normativa è chiara nel tutelare il diritto dei docenti cancellati ad essere reinseriti nelle graduatorie ad esaurimento all'atto dell'aggiornamento successivo; la nostra vittoria in Corte d'Appello è la prova che il Miur ha da sempre violato quella norma ancora vigente a discapito dei lavoratori precari”.

 

Udir ha verificato che le tanto strombazzate risorse aggiuntive previste dalla Legge di Stabilità portano realmente ad un aumento intorno ai 400 euro netti mensili. Peccato che, a fronte di tale aumento della retribuzione fissa, sia anche prevista una forte diminuzione della retribuzione variabile ed accessoria. Ciò per effetto da una parte dei tagli del Fondo unico nazionale degli ultimi anni, dall’altra parte per l’aumento numerico di dirigenti scolastici in servizio che verranno assunti – con ogni probabilità dal 2019 – a seguito del prossimo concorso: dovendo dividere la stessa somma per più capi d’istituto, la “fetta” che spetterà ad ognuno è destinata infatti a rimpicciolirsi.

Conteggi alla mano, nel 2015, in base all’Atto di Indirizzo, i dirigenti di Università e Ricerca guadagnavano 96.216,56 euro l’anno, a fronte dei 57.893,28 euro dei Dirigenti Scolastici: la sperequazione è quindi pari a 38.323,28 euro annui, ovvero 2.947,94 al mese.

Marcello Pacifico (Udir): Per parlare di vera equiparazione agli altri dirigenti pubblici della medesima area servirebbero ben altri finanziamenti. Non ci sembra proprio il caso di fare salti di gioia. Inoltre, i soldi della Legge di Stabilità arriveranno a tappe, con intervalli di tempo molto lunghi: a partire dal 2018 per arrivare al 2021. In pratica, i Dirigenti Scolastici faranno due contratti in uno. La domanda che poniamo pubblicamente, anche agli altri sindacati, è: vale la pena giocarsi il contratto 2019/2022 per 160 euro al mese?

Per tutti questi motivi, Udir rilancia specifici ricorsi al Giudice del Lavoro: se ne parlerà anche nel prossimo convegno di Salerno del 10 novembre e in quelli che seguiranno in altre province.

 

Il TAR Lazio emana due sentenze di pieno accoglimento che confermano il diritto dei diplomati ISEF alla partecipazione al concorso a cattedra 2016. Miur condannato a 5mila Euro di spese di soccombenza.

Il TAR Lazio ha dato ragione all'Anief confermando la possibilità di partecipazione dei docenti in possesso di diploma ISEF alle procedure selettive del concorso 2016 per le relative classi di concorso di Scienze motorie e sportive negli istituti di istruzione secondaria di I e II grado. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Questa è un'ulteriore conferma della correttezza del nostro operato: il bando del concorso 2016 escludeva illegittimamente anche i docenti in possesso di diploma ISEF e il Tribunale Amministrativo non poteva che confermare le nostre tesi. Adesso la posizione di quanti hanno superato con successo le prove concorsuali sarà consolidata e il loro inserimento nelle Graduatorie di Merito sarà confermato in via definitiva”. Dopo le vittorie in tribunale ottenute per il concorso 2016, partono le preadesioni ai nuovi ricorsi per la partecipazione delle categorie escluse dalla “fase transitoria” prevista dal D. Lgs. n. 59/2017.

                                          

A pochi giorni da analoghe pronunce ottenute dall'Anief dalla Corte di Appello di Trento, arrivano dal Tribunale del Lavoro della PAT altre due sentenze favorevoli che, rilevando l'illegittimità della serie di contratti stipulati a termine con altrettanti docenti in servizio nella Provincia Autonoma, riconoscono agli stessi un risarcimento danni per un totale che supera i 7.500 Euro. Ancora possibile aderire agli specifici ricorsi studiati per la PAT e a quelli nazionali per il risarcimento del danno rivolti ai precari della scuola con più di 3 anni di servizio su posto vacante. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Abbiamo dimostrato ancora una volta che la violazione di norme imperative comunitarie deve essere sanzionata in tribunale: la reiterazione illegittima e indiscriminata di contratti a tempo determinato su posti vacanti andando ben oltre il limite dei 36 mesi di servizio non può essere tollerata e i tribunali, giustamente, ci stanno dando ragione condannando le amministrazioni”.

 

I dati, diffusi oggi, sono contenuti nel ‘Rapporto 2017 sulle migrazioni interne in Italia’ dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche: per i curatori del rapporto le migrazioni e il pendolarismo del personale docente nelle scuole italiane rappresentano “un fenomeno sociale importante e radicato nel tempo”. Per “i docenti non di ruolo le zone di maggiore emigrazione sono risultate Basilicata, Sicilia e Campania, mentre le regioni più attrattive sono Toscana, Piemonte e Lazio: il flusso più consistente va dalla provincia di Napoli a quella di Roma, e dalla Sicilia verso le zone di Milano e Torino. Le province dove l’impatto degli insegnanti migranti è risultato più forte sono state Bergamo, Bologna, Reggio Emilia, Asti e Alessandria”: rimane poi in vita il “pendolarismo quotidiano con partenza notturna degli insegnanti che si muovono dalle province di Napoli e Caserta per andare a Roma, dove si recano per una supplenza anche solo giornaliera”. La distanza media percorsa dai docenti precari di Palermo e Catania è di 788 e 854 Km, con Milano e Torino come destinazioni preferite. La distanza media dei docenti precari della provincia di Napoli che si iscrivono alle graduatorie fuori regione è 523 Km, con Roma, Firenze e Milano come destinazioni preferite. Nell’87% dei casi a muoversi sono le donne.

Per il sindacato, considerando che i dati si fermano al 2015, le prossime rilevazioni conterranno certamente percentuali di spostamenti ancora maggiori. Basti pensare ai 9mila assunti con la Fase B della Buona Scuola, i quali, sebbene avessero lustri di precariato alle spalle, sono stati “sbattuti” fuori provincia e regione, pur in presenza di posti liberi vicino casa.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Con l’ultima riforma, la Legge 107/2015, i nostri candidati docenti sono diventati delle ‘pedine’ in mano all’amministrazione: perché pur essendoci dei posti vacanti, continuando ad essere collocati nell’organico di fatto, le vacanze maggiori, utili alle supplenze al 31 agosto e anche alle immissioni in ruolo, risultano concentrate in alcune regione. C’è anche chi ha detto no a questo ricatto. Ma lo ha pagato a caro prezzo, rimanendo quasi sempre precario e collocato in province avare di disponibilità di cattedre. È ora di finirla: sarebbe bene che uno dei primi provvedimenti normativi del nuovo prossimo Governo sia proprio quello di cancellare le assunzioni coatte fuori provincia. Oltre a far confluire sull’organico di diritto circa 80mila posti, di cui la metà di sostegno oggi congelati su quello di fatto, proprio per evitare che vadano alla mobilità e alle assunzioni a tempo indeterminato.

 

All’interno dei 120 articoli del disegno di legge n. 2960, ora all’esame delle Commissioni di competenza del Senato, al fine di redigere entro l’8 novembre i pareri a quella di Bilancio, non si trovano infatti provvedimenti che abbiano efficacia migliorativa della riforma Renzi-Giannini, né dei decreti legislativi a seguire: rimangono, quindi, in vita tutte le storture prodotte dalla Legge 107/2015, ad iniziare dalla chiamata diretta, passando per il bonus merito fino alle assunzioni fuori regione tramite algoritmo. Capitolo personale: dopo quasi dieci anni di blocco stipendiale, sommando i vari finanziamenti, arriveranno la miseria di 31 euro di aumento in media nel triennio 2016-2018, ovvero la medesima cifra che verrà conferita ad oltre tre milioni di statali. Anche per i dirigenti scolastici gli aumenti non sono poi così corposi: perché, dopo la rabbia espressa nei passati mesi, ora ottengono un assegno di 5mila euro dal 2018, che tuttavia è ben lontano da quello che serviva solo per cominciare a parlare di equiparazione all’altra dirigenza della stessa area della Conoscenza.

Marcello Pacifico (Anief-Udir): Dal testo presentato risultano confermate le nostre denunce. Il Governo ha solo una possibilità: reperire in fretta i soldi a lungo promessi ai lavoratori pubblici e della scuola nei passati mesi, proprio per tornare a valorizzare nei fatti quel personale a cui oggi vengono assegnati degli stipendi a dir poco inadeguati al lavoro profuso e al costo della vita. L’esecutivo deve andare oltre gli 85 euro lordi, con diversi dipendenti pubblici destinati a prendere ancora meno visto che manca l’intera copertura e si tratta di una media generale. Occorrono soldi, sia per sbloccare l'indennità di vacanza contrattuale dei dipendenti, pari a 105 euro al mese da settembre 2015 (il doppio per i dirigenti), sia per muovere un passo vero verso la perequazione interna ed esterna di tutti coloro che sono responsabili degli istituti scolastici. A questi compensi vanno aggiunte delle cifre analoghe relative all’effettivo aumento. In caso contrario, i ricorsi nei tribunali diventeranno la norma, con l’amministrazione condannata a risarcimenti sempre più consistenti e che già oggi sono di decine di migliaia di euro, come riferito di recente dalla Corte dei Conti.

 

Leggendo la relazione tecnica all’emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, l’impressione è che anche stavolta la montagna abbia partorito il topolino. Chi stabilisce l'autonomia dei ragazzi? I genitori? Se per caso succede qualcosa al giovane chi interviene, nuovamente il giudice? Per non parlare della possibilità di generare ancora più confusione, con parte della classe autorizzata a uscire da sola e parte no.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, quello che veramente serve è approvare una norma che intervenga a supporto dei regolamenti di istituto: quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole.

 

È confermata la data per la decisione del Consiglio di Stato che decreterà se chi ha conseguito il diploma magistrale fino al 2002 ha diritto ad essere collocato nella III fascia delle graduatorie ad esaurimento, in virtù del fatto che il riconoscimento del valore abilitante del titolo è avvenuto solo nel 2013, quando le GaE (dalle quali si attinge per il 50% delle immissioni in ruolo) erano già chiuse a nuovi inserimenti. Nel frattempo, si continua a parlare, senza motivo, di contrapposizione con i laureati in Scienze della formazione primaria, ancora fuori dalle GaE. Tra i fomentatori si sono aggiunti alcuni “illuminati” professori universitari che hanno curato la preparazione dei laureati in Sfp per introdurli all’insegnamento nelle scuole di infanzia e primaria.

Replica Anief: fino a prova contraria, quasi la metà degli insegnanti della scuola pubblica italiana non sono in possesso della laurea; è stato il nostro Stato a riconoscere il valore abilitante di quel titolo, il diploma magistrale conseguito entro il 2002, per cui viene da sé che non può negare la loro collocazione nelle graduatorie ad esaurimento; infine, i giudici hanno sinora dato ragione ai ricorrenti – con ben quattro sentenze definitive del Consiglio di Stato per migliaia di essi, una sentenza definitiva della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso del Miur sulla giurisdizione, oltre che decine di misure cautelari in sede  amministrativa - e non si può pensare di stracciare un diritto perché potrebbe danneggiare dei colleghi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono settimane che si sta producendo una doppia deprecabile operazione: da una parte si sta cercando di mettere gratuitamente contro le due categorie e dell’altra si vuole far diventare la plenaria del Consiglio di Stato una sentenza più politica che di diritti lesi. Certi docenti universitari farebbero piuttosto bene ad occuparsi dei loro laureati. Anief è riuscita, con le sue impugnazioni ai giudici, ad ammetterli nelle GaE nel 2008 e nel 2012 e quell'ultima “apertura” delle graduatorie era proprio dedicata gli abilitati in SFP: un obiettivo che non ci risulta abbiano ottenuto gli accademici. Quanto all’età dei diplomati magistrale tirata in ballo da un gruppo di professori universitari, bisognerebbe puntare il dito su chi, tra i governi e le amministrazioni scolastiche degli ultimi 15 anni, si è posto tenacemente contro di loro, facendoli diventare precari storici. Quello che veramente serve, piuttosto, è una norma per bandire finalmente dei concorsi per la scuola primaria e dell’infanzia che siano utili allo scopo, per reclutare da seconda fascia d’Istituto e riaprire le GaE a tutti coloro che hanno un’abilitazione oppure per creare anche per loro una “fase transitoria” con graduatorie regionali degli abilitati da cui attingere per le immissioni in ruolo.

 

Lo hanno ribadito, nei giorni scorsi, il giudice del Lavoro di Marsala e di Milano che hanno confermato la violazione della normativa comunitaria da parte del Ministero dell’Istruzione. Ai docenti ricorrenti sono state corrisposte congrue differenze retributive, maturate tra quanto percepito e quanto dovuto rispetto alla fascia di anzianità via via spettante con l'aggiunta degli interessi legali dalle singole scadenze al saldo. Intanto, sono entrate a regime le nuove modalità di gestione telematica delle domande di ricostruzione di carriera, specifiche ‘per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera’.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si continua ad incorrere nella discriminazione cassata dalla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Sino a quando il Miur non prenderà coscienza della necessità di una modifica interna orientata al rispetto della Direttiva comunitaria, Anief continuerà a promuovere gli specifici ricorsi per tutelare il diritto di ogni lavoratore alla corretta ricostruzione della carriera. Rientrano in questa casistica anche coloro che hanno svolto servizio nelle scuole paritarie, per i quali l’associazione sindacale autonoma ha promosso un ricorso ad hoc. In ballo, infatti, c’è il conseguente immediato adeguamento dello stipendio in base agli anni effettivamente svolti al servizio del Miur, anche se con contratti a tempo determinato.

Èancora possibile ricorrereper vedersi riconosciuto il diritto all'integrale ricostruzione di carriera commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere immediatamente il corretto inquadramento stipendiale. Anche per le supplenze nelle scuole paritarie. Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi promossi dall'Anief, clicca qui

 

L’indizione della prima procedura è prevista entro la fine del 2017: sono molti i docenti già a tempo indeterminato interessati al conseguimento dell’abilitazione per altra classe di concorso, quindi a partecipare alla procedura riservata in modo da consentire la loro crescita professionale. Ancora di più perché la loro partecipazione è prevista dal decreto legislativo n. 59/2017, che regola il nuovo reclutamento post Buona Scuola. L’esclusione sta creando dissensi tra i tanti docenti a tempo indeterminato che già da parecchi anni si trovano nell’impossibilità di poter conseguire un’altra abilitazione all’insegnamento e rimangono così “bloccati” sul loro insegnamento pur potendo accedere ad altri. Intanto dal Miur qualche apertura.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le rassicurazioni del Miur sull’apertura del concorso al personale di ruolo ci sembrano davvero deboli: perché, visto che queste erano le intenzioni, non è stato normato direttamente? Intanto, non si contano più le sentenze emesse da più tribunali sull’estromissione illegittima del personale già di ruolo da un concorso pubblico, anche all’interno della stessa amministrazione: i giudici sembrano infatti sempre più inclini a bacchettare l’azione discriminante. Ed è per questo motivo che stiamo predisponendo un ricorso, appena il bando dovesse ufficializzare l’estromissione degli insegnanti già di ruolo.

Eurosofia, in collaborazione con Anief ed Unipegaso, consente agli aspiranti docenti di acquisire i 24 CFU quali requisiti d’accesso per il prossimo Concorso a cattedra (Fit). Per maggiori informazioni cliccare qui.

 

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