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News

 

 

I prescelti verranno presentati a partire dal 14 febbraio ed entro il 9 marzo. Tra il 17 e il 19 aprile avranno diritto a recarsi alle urne di rinnovo delle Rsu oltre un milione di docenti e Ata. Più di 9 mila candidati pronti a sostenere il nuovo sindacato perché diventi rappresentativo dopo 30 anni di immobilismo, per cambiare la contrattazione d'istituto attraverso tutte le Rsa oltre che con le Rsu d'istituto, i contratti integrativi e nazionali. In questo modo il diritto entrerà nelle scuole italiane. Chi opera nella scuola e vuole essere partecipe del cambiamento rivoluzionario può ancora candidarsi con il giovane sindacato: per informazioni cliccare qui.

Marcello Pacifico (presidente nazionale ANIEF e segretario confederale CISAL): “Abbiamo intenzione di introdurre il diritto non solo nelle aule, dove si trasmette l’importanza delle norme e il valore civico e di democrazia, ma anche in quelle sedi di contrattazione dove purtroppo da troppi anni è assente. Partendo da questo presupposto, ci dichiariamo pronti chiedere di rivedere tutti i contratti nazionali, integrativi e d'istituto firmati negli ultimi anni. Per questo chiediamo a chi la pensa come noi, a tutti i docenti e Ata che ci credono, di partecipare a questo cambiamento epocale, dopo tre decenni di immobilismo e sindacato consociativo.

Candidati con Anief, scarica il programma elettorale e partecipa ai nuovi seminari su legge di stabilità 2018 e contrattazione “DIES IURIS LEGISQUE” con il presidente Marcello Pacifico.

 

Gli istituti finanziari possono rifiutare la concessione del prestito a tutti i richiedenti che hanno subito protesti o hanno debiti scaduti da tre mesi o sono stati segnalati alla centrale dei rischi della Banca d’Italia. Chi ha intenzione di ricorrere all'anticipo pensionistico non dovrà avere protesti o debiti scaduti da oltre 90 giorni. Ricordiamo che l’anticipo pensionistico prevede la richiesta di un finanziamento alla banca e una polizza assicurativa.

 

Una recentissima sentenza della Cassazione (n. 23050/2017) ha imposto il risarcimento dei danni al lavoratore. Numerose volte la Cassazione si è pronunciata sul diritto al risarcimento a seguito del mancato riconoscimento della pensione a fronte di un errore di calcolo. La ragione è stata data a volte all’Inps ed altre al pensionato. Il principio è sempre lo stesso e va illustrato sulla base della conoscenza di alcuni rilievi e strumenti fondamentali che tratteremo di seguito.

 

La recente sentenza della Corte di Giustizia (C. Giust. UE causa C-442/16 del 20.12.2017) apre importanti scenari in ordine al riconoscimento dell’indennità di disoccupazione a tutti i cittadini dell’Unione Europea lavoratori autonomi. Tale nuovo orientamento è stato disposto da un’importante sentenza della Corte di Giustizia Europea: il dispositivo della stessa riporta che se l’autonomo è costretto ad interrompere la propria attività lavorativa, magari a causa della crisi economica, ha diritto all’ammortizzatore sociale previsto dalla normativa statale nel quale si trova in quel momento.

 

È curioso il fatto che lo stesso partito nella passata legislatura si era impegnato, con una risoluzione, ad assumere anche le diplomate magistrale dopo aver aperto per ben due volte, con un emendamento, le vecchie graduatorie permanenti. Il presidente Anief in un’intervista ribadisce la necessità di un decreto legge per far incontrare domanda ed offerta. Bisogna anche ripristinare i moduli nella primaria dove tra il 1999 e il 2009 si giunse ai più alti livelli di apprendimento dei nostri bambini.

La notizia, diffusa da Orizzonte Scuola, riporta la ferma decisione del Partito Democratico di continuare a tenere blindate le Graduatorie ad Esaurimento, nonostante scioperi, manifestazioni, ricorsi. Lo afferma Simona Malpezzi che nel sostenere le ragioni delle docenti laureati in Scienze della formazione primaria dimentica come il suo stesso partito si sia dimenticato di esse, lasciando fuori dal reclutamento sia le docenti laureate dal 2012, sia quelle diplomate entro il 2002.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal: Non si comprende per quale motivo il Partito Democratico perseveri su questa linea, contraddicendo la politica di apertura delle Gae a tutto il personale abilitato sostenuta nella precedente legislatura. Nella XVI, infatti, ben due volte le GaE sono state aperte ai docenti abilitati precari, prima con la Legge 30 ottobre 2008, n. 169 e poi con la Legge 24 febbraio 2012, n. 14 grazie a due emendamenti presentati dai democratici e suggeriti dall’Anief. Proprio a seguito di queste riaperture, nel 2012, era stata presentata una risoluzione a firma dell’attuale capogruppo in VII Commissione, on. Coscia, che chiedeva di garantire la parità di trattamento nell’assunzione delle laureate in SFP e delle diplomate magistrale.

L’Anief, che aveva già riscontrato la mancanza di volontà a trovare una soluzione politica immediata nel territorio italiano, per questi motivi qualche giorno fa ha presentato un reclamo collettivo al Consiglio d'Europa, finalizzato a ribaltare quella decisione, sostenendo che la violazione del giudicato operata dal Consiglio di Stato fa il paio con la violazione sistematica da parte del Governo italiano della normativa comunitaria sui contratti a termine e della carta sociale europea. E anche per questi motivi ha organizzato scioperi e manifestazioni che si concluderanno con l’inizio della nuova legislatura: il 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dell’insediamento delle nuove Camere.

 

 

Nella battaglia targata Anief per il riconoscimento del servizio svolto nelle scuole paritarie ai fini della mobilità, l'Anief ottiene ragione anche presso il Tribunale del Lavoro di Forlì con due sentenze che annullano il CCNI nella parte in cui non attribuisce punteggio ai fini dei trasferimenti al servizio svolto nelle scuole paritarie. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Aggiungiamo un nuovo successo alla nostra battaglia per il riconoscimento del servizio svolto nelle scuole paritarie sia nelle operazioni di mobilità, sia nella procedura di ricostruzione di carriera. Con la rappresentatività chiederemo la modifica delle disposizioni contrattuali che violano palesemente le leggi dello Stato. Ma il CCNI che regola la mobilità per il prossimo anno è già stato confermato con l'accordo dei sindacati già rappresentativi e contiene le medesime illegittimità che da anni segnaliamo, come quella della diversa valutazione del servizio preruolo nelle graduatorie interne d'istituto o il mancato computo del precariato per raggiungere il quinquennio di permanenza sul sostegno. Ci faremo noi, come sempre, portavoce dei diritti dei lavoratori della scuola non appena approderemo ai tavoli della trattativa”.

Di contrattazione, diritti dei lavoratori e mobilità si parlerà anche nel corso dei nuovi seminari gratuiti sulla legislazione scolastica organizzati da Anief ed Eurosofia “DIES IURIS LEGISQUE” che si svolgeranno in tutta Italia nel corso dei prossimi mesi e che vedranno come relatore proprio il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico.

 

L’Amministrazione ha presentato la propria proposta sul Rapporto provinciale, compresa l’organizzazione e la programmazione dell’orario del servizio per rivedere le modalità di lavoro della categoria nelle località speciale. Le indicazioni sono pessime: viene incrementato il numero delle attività dovute per loro natura non quantificabili (e quindi rese a titolo gratuito ovvero non compensate), così come vengono aumentate le ore di formazione e di aggiornamento. Si punta anche a limitare le competenze didattiche del Collegio dei Docenti. Un organo che si vuol ridurre a assemblea meramente tecnica che attua le direttive della politica provinciale. Inoltre, gli insegnanti debbono essere sempre disponibili a modifiche del proprio orario anche giornaliero.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Dal punto di vista del datore del lavoro è un vero scacco matto. Se invece si vestono i panni dei lavoratori, c’è da mettersi le mani ai capelli. Perché un rinnovo del contratto finanziato con aumenti tre volte inferiori rispetto all’inflazione attuale e 15 volte addirittura per il biennio 2016/17, più ore di lavoro obbligatorio senza alcun genere di incentivo, il depotenziamento del Collegio dei Docenti, vero baluardo della democrazia scolastica, peggiorano di molto la vita di chi opera professionalmente nei nostri istituti. Anief, pertanto, si dice fortemente contraria a questa proposta contrattuale, sia a livello nazionale che a livello di giunte speciali, come quella di Trento.

È ancora possibile compilare e consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento.

 

 

Si alzano i toni tra la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Ma nessuno ricorda il vero problema: il ridotto numero di bimbi sotto i sei anni di età regolarmente iscritti ad una scuola pubblica. Senza dimenticare che si è trasformata una competenza puramente medico-sanitaria in un’incombenza amministrativa che ora rischia pure di ledere il diritto allo studio.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il problema non è la campagna a favore o contro, anche alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale che ha confermato la validità della legge. Il punto sta nella ragionevolezza di una norma che non può ottenere l’obiettivo prefissato, poiché in certe zone d’Italia meno del 30% dei bambini fino a sei anni è iscritto agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, per la cui frequenza è necessario avere fatto le vaccinazioni obbligatorie. Dopo avere oltrepassato le proprie competenze, visto che il diritto a frequentare la scuola è previsto dalla Costituzione, lo Stato ha approvato una norma senza il minimo raccordo con gli istituti scolastici. Inoltre, nella scuola dell’obbligo, sempre in base alla nuova legge, decade la vaccinazione obbligatoria, sostituita dall’ennesimo ‘balzello’.

 

È stato firmato il decreto che esonera il personale dell’infanzia dall’aumento di cinque mese dell’età pensionabile. Il giovane sindacato è pronto ad andare in tribunale per estenderlo a tutto il personale docente: secondo le più recenti indagini conoscitive dell’Istat, infatti, quella dei docenti risulta in assoluto la categoria più usurante per rischio di lavoro correlato. E anche gli studi epidemiologici giungono alla stessa conclusione.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nei prossimi giorni forniremo le indicazioni per contrastare una norma che, per la prima volta, distingue in base al ciclo scolastico nel quale i docenti prestano servizio. Questo provvedimento anticipa quelle idee, diffuse nell’ultimo periodo, che vorrebbero autorizzare il pensionamento dei lavoratori italiani in base alla speranza di vita legata alle singole categorie professionali, addirittura al sesso e al titolo di studio. Invece, va assolutamente adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni.

 

A chiederlo è il sindacato Anief, a seguito dell’acceso dibattito sul licenziamento della maestra veneziana che scriveva scuola con la q, alla quale il Miur ha anche rifiutato il reintegro o di essere assegnata ad altre mansioni. Non hanno tardato ad accendersi i riflettori della stampa e dei mass-media sulla mancanza di preparazione minima da parte della docente. Ha scritto Massimo Gramellini sul Corriere della Sera: “Bisognerebbe che al ministero qualcuno ci svelasse il quarto segreto di Fatima: come ha fatto un’analfabeta a piede libero a insegnare per anni nelle scuole, anzi nelle squole della Repubblica Italiana. Qualcuno dirà che nel Paese in cui la ministra dell’Istruzione non ha un diploma di sc(q)uola superiore tutto è plausibile. Ma una maestra è più importante di una ministra. Plasma il futuro dei bambini”. Per il giovane sindacato, invece, la scelta di chi guida le sorti di tutta l’istruzione italiana, oltre che dell’università e della ricerca, è fondamentale.

Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Dopo il turno di manager, avvocati, rettori e parlamentari, è arrivato il momento di far sedere a Viale Trastevere un esperto sul campo, una persona che abbia competenze dirette di scuola. Ovvero chi ogni giorno ha modo di sondare gli effetti di tante riforme troppo spesso sbagliate, approvate negli ultimi 15 anni. Solo chi conosce la didattica e l’organizzazione scolastica da vicino, quindi un insegnante, può comprendere fino in fondo i motivi che stanno dietro al malessere del personale, degli studenti e delle famiglie verso quella che doveva essere la Buona Scuola e che invece si è rivelata un fallimento totale. Non basta ergersi a untori o indignarsi davanti all’ennesima l’aggressione a una docente in classe da parte di un alunno, come è accaduto in settimana in provincia di Caserta. La scuola è un meccanismo complesso e articolato che ha bisogno di una guida finalmente competente.

 

Stiamo assistendo ad un crescendo di violenza contro i capi d’istituto: è accaduto l’anno scorso a Catania, dove il preside Fernando Rizzo è stato colpito con calci e pugni, da sconosciuti, senza mai capire il motivo del gesto, ma anche qualche mese fa nella scuola media Parini di Putignano, dove il capo d’istituto, Franco Tricase, ex sindaco di Castellana Grotte, in provincia di Bari, è stato vittima di percosse; stesso copione quarantott’ore fa ad Avola, nel siracusano, dove un genitore che protestava per la sospensione del figlio che aveva lanciato una sedia contro la finestra dell’aula si è scagliato contro il preside.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Sembra che chi giuda un istituto sia diventato un nemico del Collegio dei docenti o del personale Ata. Oppure un corrotto, se non un corruttore, che si approfitterebbe dell’autonomia scolastica per perseguire interessi personali. Sono interpretazioni del tutto gratuite ma che in certi contesti socio-territoriali rischiano di diventare dei luoghi comuni da combattere. Anche perché i dirigenti scolastici hanno già il loro bel da fare, sballottati su diversi plessi, spesso su più scuole autonome tenute in reggenza, e pure sottomessi a continue molestie burocratiche. Noi, come sindacato, pensiamo che l’unico modo per far capire come stanno le cose è fornire le corrette informazioni. Ma senza una presa di coscienza sull’importanza del rispetto delle regole e della legalità è tutto inutile. Per questo motivo, riteniamo importante che in tutti i bienni iniziali delle scuole superiori si introducano due ore a settimana di insegnamento giuridico ed economico, affidandolo a docenti della disciplina. In modo da introdurre il progetto su larga scala, utile all’apprendimento di tutti gli alunni che tra i 14 e i 16 anni devono comunque obbligatoriamente frequentare le aule scolastiche. Quando si parla di scuola ci dobbiamo impegnare per garantire un servizio fondamentale per la nostra società che parta dal rispetto degli altri cittadini.

 

La scuola entra nelle case degli italiani per i fatti di cronaca e non per il ruolo centrale che svolge per la formazione dei cittadini: è di poche ore fa l’aggressione a una docente in classe da parte di un alunno di Acerra che per contestare una nota disciplinare ha sfregiato la professoressa al volto con un coltello: si tratta solo dell’ultimo caso di violenze subìte da una categoria sempre più bistrattata.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono fatti gravissimi e sconcertanti, attuati contro dei pubblici ufficiali, quali sono gli insegnanti nell’esercizio delle loro funzioni, che operano per il bene della collettività scolastica e della società tutta. Ormai chi fa questo mestiere è esposto a pericoli di ogni genere, soprattutto nelle aree del Paese più deprivate a livello culturale. La scuola in certi territori rappresenta una delle poche istituzioni che agiscono in modo diretto per il rispetto delle regole, la trasmissione della cultura e per rimarcare i valori costituzionali dello Stato, imprescindibili, che vanno trasmessi a costo di risultare “antipatici”. Le famiglie e gli studenti che non sopportano questo genere di messaggi, finalizzati alla formazione dei cittadini e all’agire nella legalità, possono reagire in malo modo, cercando di imporre il loro codice di comportamento che opera nella devianza. Ma dietro a certi episodi ricorrenti c’è anche lo scadimento sociale del ruolo del docente. Su questo versante, ha contribuito non poco il trattamento economico sempre peggiore che i vari Governi hanno riservato a chi opera nella scuola. E pagando un insegnante meno di un impiegato, si arriva a deprezzare il loro ruolo al centro della società. Non dare il giusto rilievo a tutto questo significa produrre ulteriori spallate all’autorevolezza di chi fino a pochi anni fa veniva giustamente quasi considerato un eroe. Mentre oggi si arriva a colpirlo in tutti i modi.

 

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale in favore di coloro che versano in condizioni economiche disagiate: è subordinata a requisiti anagrafici dalla L. 335/1995 che lo ha istituito e che indicava come requisito anagrafico minimo il compimento del 65° anno di età. Questo, sino al 2012. Il decreto Salvaitalia dispone per il 2018 che tale prestazione venga liquidata in relazione all’incremento dell’aspettativa di vita e l’aumento di 1 anno del requisito per l’assegno sociale. Quest’anno dunque potranno avere liquidato l’assegno sociale solo coloro i quali possono far valere almeno 66 anni e 7 mesi.

 

I chiarimenti sui requisiti e sul fondo Caregiver, le novità introdotte nella legge di Bilancio 2018

È stato istituito e finanziato il nuovo Fondo per il sostegno dei caregiver familiari con uno stanziamento iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020: è questa una delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2018. Tale forma di sostegno è rivolta alle persone che assistono il coniuge, una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, o di familiare fino al terzo grado che non sia autosufficiente, sia ritenuto invalido o sia titolare di indennità di accompagnamento. L’importanza di tale manovra è altresì circoscrivibile alla figura del caregivers in relazione all’aspetto previdenziale, in quanto beneficiario dell’APE sociale. Si precisa comunque che Il fondo non è ancora attivo e che si attendono infatti disposizioni INPS, in ordine alla classificazione di patologie invalidanti del familiare che dovranno essere documentate e i redditi attraverso la stesura del modello ISEE: importanti saranno la residenza e il fatto che il familiare dovrà far parte del nucleo familiare; questo servirà a dimostrare l’effettivo impegno della cura alla persona.

I provvedimenti riguardano le categorie di lavori usuranti

I decreti attuativi sul pacchetto Pensione contenuto all’interno della Legge di Bilancio 2018 riguardano le ulteriori 4 categorie di lavori gravosi da aggiungere alle altre 11, per l’accesso alla Pensione Anticipata (Ape social e Lavoratori Precoci) e per l’esenzione dall’innalzamento dell’età pensionabile. La data di adozione prevista per essi era oggi, ovvero entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2018, ma avendo natura ordinatoria sarà posticipata, anche se non di molto. Vediamo quali sono i punti principali.

 

Il nuovo contratto porterà incrementi di tre volte inferiori rispetto all’inflazione attuale, 15 volte addirittura per il biennio 2016/2017: dopo quasi 10 anni di stop stipendiale sono previsti appena 40 euro nette per il 2018 concordate da CGIL, CISL, UIL nell’intesa del 30 novembre 2016 (+ 3.48%), a fronte di 11 punti percentuali di aumenti del costo della vita certificata. E ora la ratifica del bonus “merito”, introdotto dalla Buona scuola (legge 107/2015), per 200 milioni di euro, come voluto dalla riforma Brunetta (d.lgs. 150/09), porterà aumenti solo ai migliori.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è così che si tutelano i lavoratori e si valorizza la loro professionalità. E che dire delle parti relative a ricostruzione di carriera e parità di trattamento tra personale precario e di ruolo sancito dalla Corte suprema di Cassazione? A queste condizioni, secondo il nostro parere chi firma un contratto del genere si prende delle responsabilità enormi. Basterebbe, invece, ricorrere in tribunale, al fine di sbloccare finalmente l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale per recuperare per il triennio il 50% dell’aumento dei prezzi.

Per opporsi a tutto questo basta consegnare il modello di diffida predisposto dall’Anief, attraverso cui recuperare almeno 270 euro di aumento, da suddividere in due parti uguali.

 

Uno studio nazionale della rivista Tuttoscuola ha risollevato l’annoso problema della dispersione scolastica, con quasi 1 milione e 800mila allievi che non arrivano al diploma: per la rivista specializzata, è un fenomeno complesso che riunisce in sé: ripetenze, bocciature, interruzioni di frequenza, ritardo nel corso degli studi, evasione dell’obbligo scolastico, completamento dell’obbligo scolastico e formativo senza il raggiungimento del diploma o di qualifica. Da anni il giovane sindacato propone delle strade da intraprendere, ma purtroppo Miur e Governo non vi danno seguito.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È giunta l’ora di introdurre l’obbligo fino a 18 anni come previsto dall’ex Ministro Luigi Berlinguer. Contemporaneamente, occorre anche potenziare i percorsi di alternanza scuola–lavoro. Così come appare necessario adeguare gli organici del personale, a partire da quelli dei docenti, ai bisogni del territorio, tener conto del tasso di disoccupazione e quindi di abbandono scolastico. Allo stesso modo, vanno maggiormente tutelate le zone più a rischio, ad alto flusso migratorio o geograficamente isolate nonché potenziare i CPIA, attraverso i quali si sviluppa lo studio per gli adulti e per l’educazione permanente.

 

L’Aran si dice disposta a trasformare in aumenti i fondi del merito professionale, pari a 200 milioni di euro annui, solo se questi saranno comunque gestiti dai presidi. Pertanto, non ci sarà alcuna distribuzione a pioggia per aumentare gli stipendi. Non è applicabile, inoltre, la proposta di introdurre nella parte tabellare dello stipendio i fondi stanziati, con la Legge 107/2015, per l’aggiornamento professionale. Questo andamento della trattativa fa ancora più rabbia quando si legge che i sindacati rappresentativi delle Forze armate, di sicurezza e di polizia hanno sottoscritto con l’Aran un rinnovo contrattuale che porterà tra i 125 e i 132 euro medi a lavoratore. Per non parlare del tentativo della parte pubblica di inserire delle norme peggiorative con sanzioni disciplinari e i “campi di divieto” che andrebbero incrementati.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quando abbiamo parlato di proposta irricevibile dell’Aran avevamo i nostri motivi. Perché uno stipendio inadeguato va aumentato con risorse adeguate. E pensare di coprire i vuoti con delle ‘partite di giro’ è un’operazione di difficile realizzazione. Ancora di più se queste si possono rivelare delle ‘polpette avvelenate’. Perché in cambio di pochi spiccioli, l’amministrazione arriva a chiedere più mansioni e pure di applicare sanzioni pesanti nei casi di eventuali inadempienze. Quella presa, lo ripetiamo, è una piega che non ci piace. È per questo motivo che abbiamo organizzato una serie di scioperi e manifestazioni che si concluderanno con l’inizio della nuova legislatura: il 23 marzo a Roma, davanti al Parlamento, nel giorno dell’insediamento delle nuove Camere. Una data importante, su cui stanno confluendo anche altre associazioni e sindacati.

 

Oggi sono dunque state annunciate le materie della seconda prova degli Esami di Stato delle scuole superiori: nelle prossime settimane si conosceranno anche i nominativi dei commissari esterni e dei presidenti di Commissione. Tra questi ultimi però non ci saranno i dirigenti scolastici che operano negli istituti del primo ciclo. E non si comprende il motivo di tale esclusione, visto che si tratta di capi d’istituto selezionati allo stesso modo, con i medesimi titoli d’accesso e la stessa formazione dei colleghi che operano nella scuola secondaria. Pertanto, il giovane sindacato dei presidi si appella alla titolare del Miur perché cancelli questa discriminazione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Bisogna salvaguardare il diritto dei dirigenti scolastici ad accedere alla carica di presidente degli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo d’istruzione, perché non è possibile vedere minato l’ennesimo diritto acquisito. Ancora di più perché si tratta di dirigenti provenienti dal ruolo di docenti, regolarmente abilitati all’insegnamento alle scuole superiori, che gestiscono un alto numero di plessi e situazioni organizzative complesse. Tanto da essere ormai etichettati come dei ‘super presidi’. Stiamo parlando di presidi sempre più schiacciati da continue molestie burocratiche, decisamente malpagati, con aumenti insignificanti in arrivo e ora pure beffati dalle istituzioni. La beffa consiste nel fatto che da docenti potrebbero accedere al ruolo di presidenti degli Esami di Stato. Ma da dirigenti non possono. In questo modo verrebbe negato loro così non solo la valorizzazione della professionalità acquisita negli anni, ma anche il diritto ad un compenso utile a concorrere alla formazione della base contributiva e pensionabile dello stipendio. Ma possono delle semplici circolari ministeriali sulla formazione delle commissioni per gli Esami di Stato porre il divieto di nomina a presidente del “personale utilizzato” negli Esami del primo ciclo?

 

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del relativo decreto è attesa ormai a breve, anche perché sta tardando rispetto ai tempi annunciati. Ogni aspirante sarà graduato secondo una tabella titoli (60% del punteggio) e il risultato di una prova orale “di natura didattico-metodologica” (40% del punteggio) valutata da una commissione”. Per la valutazione della prova orale e dei titoli la Commissione avrà a disposizione un punteggio massimo pari a 40 punti per la prima e a 60 punti per i secondi. La prova orale non prevede un punteggio minimo e “non è selettiva”. Gli aspiranti al ruolo saranno “ammessi ad un percorso costituito da un unico anno disciplinato al pari del terzo anno del percorso FIT su un posto vacante e disponibile e con un contratto di supplenza annuale.

L’Anief ha rilevato sin dalla pubblicazione del D.lgs. 59/2017 una serie di incongruenze, tra cui l’illegittimità dell’esclusione di numerose categorie. Tra gli esclusi, ci sono gli insegnanti tecnico-pratici (ITP) non inseriti nelle GaE o nella seconda fascia delle GI entro il 31 maggio 2017 (data di entrata in vigore del d.lgs. 59/2017) ma che sono stati inseriti solo successivamente in tali graduatorie in virtù dell’accoglimento di specifici ricorsi. Risultano esclusi pure i docenti in possesso di diploma di Conservatorio o di Belle Arti, come anche gli abilitati all’estero ancora in attesa di riconoscimento del titolo e gli abilitati con diploma Isef. Risulterebbero fuori gioco anche gli abilitati con diploma magistrale o laurea in Scienze della Formazione Primaria: per loro non è stato nemmeno preso in considerazione l’avvio di un concorso riservato per i posti della scuola dell’infanzia e primaria. Infine, come già avvenuto per il concorso docenti 2016, è probabile che il servizio prestato su sostegno sia valutato solo per la specifica procedura concorsuale (quella riservata agli specializzati) e non verrà preso in considerazione per chi concorre per una o più classi di concorso.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministero dell’Istruzione ha ancora una volta fatto di testa sua, non tutelando i diritti di diverse categorie di precari. Il ricorso ai giudici sarà inevitabile, per porre rimedio all’illegittima esclusione di coloro che hanno diritto a partecipare al concorso previsto dalla cosiddetta ‘Fase transitoria’ per abilitati e consentire la valutazione corretta di tutto il servizio prestato, anche quello su sostegno.

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