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A differenza delle altre OO. SS. che ora scoprono l’acqua calda dopo aver rassicurato i colleghi in diverse assemblee. Unica soluzione è il ricorso che Anief ha presentato già in alcune province per far dichiarare incostituzionale la norma. Per pre-adesioni scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Lo avevamo detto con un chiaro comunicato che trovate al seguente link: index.php?option=com_content&view=article&id=1081:anief-ricorre-contro-il-blocco-degli-aumenti-di-stipendio-e-del-ccnl-previsto-per-il-2011-2013=

Era evidente fin dal marzo scorso come una semplice decisione una tantum, quella del ministro pro tempore dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di assegnare a suo buon cuore nelle tasche del personale della scuola gli aumenti di stipendio relativi al 2010 non potesse superare la previsione del legislatore di bloccare il contratto o la recuperabilità dei servizi resi, come oggi la Corte dei conti ribadisce. Soltanto un intervento del Giudice delle leggi può eliminare i vizi presunti di non conformità alla Costituzione della norma introdotta, non certo la contrattazione con le OO. SS. Dispiace che solo qualche sindacalista da pensionare tuoni contro il Miur soltanto perché fra qualche mese si vota per le elezioni RSU quando in questi tre anni e persino su questo tema ha scritto in passato comunicati in cui giustificava l’azione dell’amministrazione e copriva l’operato del legislatore. Speriamo che ora ricorrano pure loro anche se in ritardo grazie all’Anief si sono resi conto dell’incostituzionalità della norma di legge sottesa.

L’ANIEF esprime disappunto e perplessità riguardo l’assegnazione delle cattedre nella nuova classe di concorso “A-56 - Strumento musicale negli istituti di II grado”, che prevede solamente il possesso dell’abilitazione in A031 comprensivo del servizio svolto presso i Licei musicali sperimentali.

L’inserimento d’ufficio nelle graduatorie di personale non specificamente abilitato senza tenere in considerazione gli abilitati nella classe A077, unica classe di concorso che dovrebbe essere afferente alla nuova A056, e l’esclusione della valutazione delle attività artistiche, sono motivo di forte preoccupazione.

Anche altri soggetti competenti del settore, come lo CNAFAM, hanno notato queste incongruenze.

Pur comprendendo la necessità di tutelare chi ha lavorato nei Licei sperimentali negli anni antecedenti al 2010, si trova questa soluzione poco rispettosa del merito, tanto dichiarato a parole dal nostro ministro.

Peraltro, nelle vecchie bozze era prevista, come logico, la presenza degli abilitati in A077.

I Licei Musicali dovrebbero assicurare inoltre competenze musicali tali da permettere l’accesso agli esami di ammissione (a numero chiuso!) ai Trienni di I livello dei Conservatori: è quindi necessario personale docente altamente qualificato e specializzato; l’unico criterio oggettivo possibile al momento per stabilire un livello professionale adeguato, in attesa degli specifici futuri percorsi abilitanti, sembra essere quello di chiedere contestualmente alle abilitazioni A077 e A031, il diploma accademico di II livello relativo allo specifico strumento, sia esso interpretativo o didattico.

Ancora più grave riguardo il requisito del possesso di servizio è il caso specifico dei corsi di strumento compiuti attraverso i progetti d’istituto previsti dalla legge 440/97, e secondo quanto transitoriamente specificato dalla nota 6747/10 sufficienti ad avere un canale privilegiato; si tratta di servizi laboratoriali svolti senza alcuna chiamata da graduatorie, e senza alcuna oggettiva verifica della qualità, che non devono essere presi in considerazione per un inserimento nelle graduatorie ad esaurimento in nessun caso.

Risulta invece accettabile l’assegnazione di altri insegnamenti (A-55 Storia della Musica e A-63 Tecnologie musicali) alla classe A031, non perché più facilmente assimilabili come discipline, ma perché viene contestualmente richiesta rispettivamente una laurea magistrale in musicologia e un biennio di II livello in nuove tecnologie musicali o assimilabili. Per ciò che riguarda invece la classe di concorso A-65 Teoria, analisi e composizione, nel caso dei diplomi di strumentazione per banda, organo e direzione di coro si potrebbe ugualmente valutare l’ abbinamento ad un diploma di II livello specifico.

Un discorso analogo va fatto per il Liceo Coreutico: nelle vecchie bozze del Regolamento le due discipline Tecnica della danza classica e Tecnica della danza contemporanea erano separate, in queste ultime bozze si presentano incredibilmente unite nell’unica classe A-58, come se non fossero discipline che richiedono competenze diversissime.

L’ANIEF chiede pertanto al Ministro di riconsiderare le suddette classi di concorso e i titoli d’accesso anche nella fase transitoria, prima che sia troppo tardi e venga prodotto un danno irreparabile che segnerebbe sul nascere i Licei Musicali, ed in particolare chiede:

- che l’insegnamento nella classe A-56 sia esteso anche alla classe A077;

- che oltre alle abilitazioni A031 e/o A077 si debba necessariamente possedere almeno un diploma accademico di II livello nello strumento per cui si chiede l’insegnamento (interpretativo o didattico);

- che venga stabilita una tabella valutazione dei titoli artistico-professionali, analogamente ai Conservatori e alle Scuole secondarie di I grado ad Indirizzo Musicale;

- che si trovi una soluzione specifica per i docenti di strumento che hanno svolto un lungo servizio nei corsi sperimentali, senza fare pericolose generalizzazioni;

- che tali modifiche vengano introdotte anche nella nota ministeriale per la fase transitoria per l’anno scolastico 2011/2012;

- che vengano di nuovo ripristinate le due classi di concorso separate per Tecnica della danza classica e Tecnica della danza contemporanea, così come previsto nella bozza originaria del regolamento.

L’ANIEF vigilerà in ogni caso affinché la riforma dei Licei Musicali e contestualmente della formazione e del reclutamento dei docenti venga compiuta nel rispetto della qualità, della professionalità e del merito.

E solo ad alcuni, aggiunge l’Anief, secondo l’atto di indirizzo inviato all’Aran da Brunetta sulle regole per la firma del nuovo contratto per il triennio 2013-2016
Questa è la sintesi degli interventi di Berlusconi e della Gelmini a chiusura della polemica sulle dichiarazioni relative alla scuola pubblica. Finalmente il Presidente del Consiglio ha ammesso che gli insegnanti sono sotto-pagati, ma ha giustificato tale condizione per l’alto numero del personale impegnato, spesso utilizzato come ammortizzatore sociale - come se ogni docente non abbia conseguito un’abilitazione per accedere alla professione e il suo stesso Governo non abbia autorizzato le relative assunzioni. In verità, però, nelle sue parole si comprende cosa la categoria dovrà attendersi nel futuro, certamente non l’adeguamento agli stipendi europei, tanto desiderato: mentre in questi ultimi cinque anni sono stati tagliati 100.000 posti di lavoro (per lo più assorbiti dai pensionamenti, con l’esplosione del problema del precariato), le progressioni di carriera per anzianità di servizio sono state bloccate per gli anni 2011 e il 2012, in attesa della loro sostituzione con un nuovo sistema che premierà - al netto dei nuovi tagli di garanzia per il recupero delle risorse - soltanto il 75% del personale, lasciando il 25% restante agli stipendi del 2010, mentre il 15% del personale precario continuerà a percepire lo stipendio iniziale (a meno che abbia ricorso al giudice del lavoro per ottenere anche la stabilizzazione).
Ecco perché l’Anief ha deciso di ricorrere per sbloccare il CCNL, le cui more giustificato l’atto di indirizzo di Brunetta, e per sbloccare gli aumenti di stipendio. I docenti lavorano, e da quando il loro stipendio è stato disciplinato dal contratto e slegato dall’inflazione, devono pure campare del loro lavoro e non sperare sul licenziamento del collega per mangiare o sulla prestazione del proprio alunno.
 
Gli articoli sulle nuove dichiarazioni del Premier e del ministro
 
L’articolo sull’atto di indirizzo all’Aran con i link per ricorrere

Per il Miur rimane il blocco degli scatti per il biennio 2009-2011. Chi è stato costretto ad andare in pensione per i 40 anni di servizio, può rimanere nella speranza che ci siano i soldi risparmiati dai tagli per avere il riconoscimento economico spettante.

Aveva ragione l’Anief nella polemica a distanza con le altre OO. SS. Il Miur con la nota prot. 657 del 27/1/2011 ha chiarito che, in merito alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei casi di raggiungimento del 40° anno di anzianità contributiva prevista dall'art. 72 comma 11 della legge 133/2008, si applica subito il blocco degli incrementi economici maturati sino al 2012 con esclusione di quelli maturati nel 2010, ai sensi del decreto interministeriale n. 3 del 14/1/2011. Per coloro che raggiungono i 40 anni di anzianità contributiva entro il 31/8/2011 e avrebbero maturato nel corso del successivo anno scolastico un miglioramento economico, può essere concesso, a richiesta, il differimento di un anno del collocamento a riposo a tutela della legittima aspettativa degli interessati, in attesa che si realizzino le economie di spesa necessarie al recupero dell'utilità ai fini della progressione della carriera e della maturazione delle posizioni stipendiali per effetto del servizio reso nel 2011 e 2012. In caso contrario, si va in pensione con 42 anni di servizio al prezzo di 40. Per questo, l’Anief ti propone di ricorrere al giudice per recuperare i tuoi scatti bloccati illegittimamente contro la costituzione.

Per informazioni leggi questo comunicato

Per approfondimenti leggi questo comunicato

 

Nei giorni 15 e 16 gennaio si è tenuto a Roma a Palazzo Rospigliosi, all’interno del Forum PD, il II seminario nazionale incentrato sul tema Rilancio, governo e rappresentanza delle autonomie scolastiche. I partecipanti, tra cui per l’ANIEF i proff. Salvo Siciliano, Antonietta De Luca e Daniela Pietrasanta, sono stati suddivisi in tre gruppi di lavoro, ciascuno dei quali ha approfondito un aspetto specifico dell’argomento: il governo interno, il governo territoriale, i supporti all’autonomia scolastica.

 
Se l’autonomia è un modo per organizzare le potenzialità presenti nella scuola, è anche vero che essa necessita per realizzarsi una riorganizzazione amministrativa e costituzionale, oggi ancora in fieri, la quale a sua volta deve rispecchiare nelle sue linee guida l’idea di un cambiamento e di una sostituzione del sistema complessivo della scuola che è alla base del concetto stesso di autonomia. Una rivoluzione, anche culturale, il cui processo è da lungo tempo formalmente iniziato pur non essendo stato, negli ultimi venti anni, mai implementato o semplicemente applicato.

 
Punti comuni della articolata discussione si possono ravvisare nella necessità di non contrapporre autonomia e partecipazione alla vita e al governo della scuola da parte del corpo docente, degli studenti, dei genitori e della comunità sociale. Il problema conseguente, anche alla luce delle recenti proposte di legge ancora allo studio (Aprea e De Torre), risiede nelle forme in cui si intende concretamente declinare e coordinare tale rapporto. L’efficienza organizzativa ed anche le modalità di partecipazione all’interno degli organi di indirizzo e tecnici (da stabilire mediante Statuto e regolamenti), secondo i partecipanti al Forum, non devono porsi però in conflitto con gli scopi formativi e di apprendimento che sono alla base dell’istituzione scolastica, quanto piuttosto farsi funzionali al diritto di ogni alunno al successo formativo, qualunque sia il percorso di studi prescelto e lo status sociale di appartenenza.

 
Nell'ambito della discussione sui supporti all'autonomia scolastica si rileva la necessità di rendere concretezza a una dimensione realizzata solo sul piano teorico mediante tutte le risorse possibili. In questa ottica la parola chiave è 'rete': creare relazioni con gli enti locali significa convogliare le risorse sulle scuole e permettere ai progetti pensati per valorizzare il rapporto tra la comunità scolastica e il territorio di prendere realmente corpo. Anche gli istituti sono chiamati a far rete per condividere le professionalità e risparmiare sugli sprechi e, per una minima percentuale, per assumere personale alle dipendenze del gruppo di scuole consociate. Contrarietà all'assunzione dei docenti da parte delle reti è stata espressa unanimemente, mentre il dibattito si è animato sul tema della formazione in itinere degli insegnanti e sul ruolo chiave della figura del dirigente scolastico che avrebbe bisogno di un percorso di aggiornamento ad hoc per incarnare con successo il leader di cui la scuola autonoma necessita. In fine si rileva il bisogno di creare una sinergia significativa tra il mondo della scuola e il mondo dell'università affinché la forbice tra la ricerca e la didattica si riduca al punto da esaltare le immense potenzialità del sistema istruzione

 
Le reti di scuole costituiscono ormai un punto di riferimento nel processo di attuazione dell’Autonomia.
Occorre tuttavia tener presente il fatto che con il medesimo sintagma “reti di scuole” si rimanda sovente ad ad entità di diversa natura:
  • le reti create dalla Scuola quale soggetto dell’Autonomia (associazioni di scopo a partecipazione volontaria e sovente temporanea);
  • le reti che svolgono compiti nell’ambito del processo di decentramento amministrativo;
  • le reti che tentano di dare risposta al problema della rappresentanza.
Queste due ultime presentano molti aspetti sostanziali che richiedono una loro istituzionalizzazione.

 
Su questo argomento si sono incentrati i maggiori dubbi da parte dei partecipanti, sul valutare quali funzioni effettivamente una scuola senza finanziamenti e senza formazione per le figure che devono gestire questa trasformazione, quale quella pensata dalla Gelmini, possa svolgere, in particolare nell’ipotesi in cui alle reti di scuole venga affidata la gestione del reclutamento del personale scolastico sulle cui modalità attuative restano molti dubbi e contrarietà.