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Scuola e pubblico impiego: scatti di anzianità in Italia come in Inghilterra, dal 2015 addio aumenti

Il ministro Patroni Griffi ha già annunciato ai sindacati, alcuni dei quali sarebbero incredibilmente d’accordo, che l’amministrazione sta gettando le basi per arrivare a far sparire le progressioni di carriera. Con le cifre stipendiali accessorie da destinare solo ai lavoratori statali che abbiano dimostrato particolari meriti e performance professionali.

Secondo Marcello Pacifico (Anief-Confedir) si opera come se i dipendenti statali italiani non percepissero tra gli stipendi più bassi d’Europa: un bidello o un operatore pubblico ad inizio carriera arrivano a malapena a mille euro al mese, collocandosi quindi sotto la soglia di povertà. Eliminando l’unico incremento in busta paga, si mortificherebbe ulteriormente la loro professionalità e dignità di cittadini. Non è possibile barattare il merito di alcuni con la povertà di tutti: inevitabile il ricorso in Tribunale.

I tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici italiani rischiano seriamente di vedere cancellati gli scatti di anzianità in busta paga previsti per legge. Sulla scia di quanto è stato stabilito in queste ultime ore nel Regno Unito, nei giorni scorsi il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha infatti annunciato ai sindacati l’intenzione di arrivare a destinare le cifre stipendiali accessorie solo ai lavoratori statali che abbiano dimostrato particolari meriti e performance professionali.

A lanciare l’allarme è Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per le alte professionalità: “mentre in Italia si parla sempre più con insistenza di una proroga del blocco degli scatti stipendiali anche per il 2014, i nostri governanti stanno gettando le basi per arrivare a far sparire l’unica fonte di incremento in busta paga dei dipendenti pubblici. Stipendi, è bene ricordarlo, che in certi casi, valga per tutti quello dei collaboratori scolastici, i cosiddetti ‘bidelli’, ad inizio carriera non superano i mille euro. Considerando che nell’’ultima campagna elettorale questa cifra è stata indicata dal Movimento 5 Stelle e dal suo leader Beppe Grillo come l’assegno sociale da corrispondere alle famiglie indigenti, è evidente che stiamo parlando di buste paga che rasentano la soglia di povertà”.

Il sindacato rammenta, a tal proposito, che gli scatti stipendiali rimangono per i dipendenti pubblici, ad iniziare da quelli della scuola - che tranne una minima percentuale non hanno possibilità di fare carriera - l’unica reale fonte di adeguamento al costo della vita. Soprattutto nelle fasi di blocco contrattuale, come quella che stiamo vivendo da alcuni anni. Il fatto che da un paio d’anni alcuni sindacati abbiano mostrato disponibilità su questo fronte, calpestando un diritto garantito a partire dall’articolo 36 della Costituzione, non può trovarci d’accordo: un’organizzazione seria, che ha come unico scopo quello di tutelare gli interessi e la dignità dei lavoratori, non può palesare nessuna condivisione per un indirizzo di questo genere.

“Tra l’altro – prosegue il sindacalista Anief-Confedir – le avvisaglie di tale prospettiva vi sono già state. Basti pensare al piano di cancellazione di un quarto del personale scolastico (circa 250 mila dipendenti) dal fondo accessorio. Con il mantenimento della quota agli altri dipendenti solo a condizione che si fosse realizzato un risparmio nel proprio comparto di appartenenza. Facendo finta di dimenticare che, sempre per rimanere nella Scuola, negli ultimi anni sono stati cancellati 200 mila posti. E che il miglioramento dell’offerta formativa è stato di recente abbattuto del 25%. Per non parlare del fallimento della privatizzazione, ormai ventennale, dei contratti del pubblico impiego. A fronte di tutto ciò, ancora una volta, per i lavoratori dello Stato il ricorso al Tribunale si è così dimostrato l’unica via percorribile”.

“Con i magistrati – continua Pacifico - che ci hanno dato ragione, bloccando l’illegittimo blocco degli scatti automatici introdotto attraverso il comma 2 dell’articolo 9 della legge 122 del 2010. Anche se chi ci governa non vuole tenerne conto, noi annunciamo sin da subito che non arretreremo la nostra posizione: Anief ha avviato in tempi non sospetti i suoi contenziosi in Tribunale per tutelare i lavoratori della scuola. Presto Confedir allargherà questa prospettiva a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione. L’obiettivo è quello di reperire risorse aggiuntive per mantenere gli scatti automatici. E, nel contempo, premiare il merito. Sempre se attuato attraverso criteri trasparenti ed imparziali, stabiliti dal legislatore. E non certo dal datore di lavoro, in questo caso lo Stato. Non è possibile – conclude Pacifico – barattare il merito di alcuni con la povertà di tutti”.