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DL Istruzione: nel decreto approvato al Senato assunzioni dimezzate, a costo zero e nessuna tutela per i docenti vincitori del concorso rimasti senza posto

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): nemmeno il Senato rende giustizia a decine di migliaia di precari in attesa del ruolo, che rimarranno al palo; agli oltre 60mila da assumere, che percepiranno lo stipendio base per 8 anni; ma anche ai candidati del concorso meritevoli della cattedra, che senza l’introduzione delle graduatorie di merito rischiano di rimanere per strada.

Ancora una volta l’attenzione del Parlamento italiano per migliaia di precari e vincitori di concorso della scuola è ridotta ai minimi termini. Alla scarsità di assunzioni, che sarebbero dovute essere quasi il doppio, si è aggiunta la grave decisione di non accompagnare il provvedimento con un’adeguata copertura finanziaria: al contrario di quanto accadde l’ultima volta, nel 2006, ai 60mila docenti e Ata che verranno assunti nel triennio 2014-2016 verrà, infatti, corrisposto lo stipendio base per ben 8 anni consecutivi e senza alcuna progressione di carriera.

Inoltre, rimane irrisolto il rebus su migliaia di vincitori del concorso a cattedra bandito con il D.D.G. n. 82 del 24 settembre 2012 dall’ex ministro Profumo, il quale ha deciso di nominare in ruolo i vincitori nel solo biennio 2013-2014. E ciò a dispetto della normativa vigente stabilita dal Testo Unico 297/1994. Ma oggi diventa necessario superare questa modalità limitata di assunzioni, soprattutto dopo che nella scorsa estate migliaia di vincitori di concorso non sono stati assunti perché l’inefficienza della macchina ministeriale aveva fatto sparire i posti liberi. Se, invece, dovesse permanere questa situazione, tanti vincitori di concorso non solo non verranno assunti ma presto decadranno dell’elenco dei vincitori. Per questo motivo, il Parlamento avrebbe dovuto adottare una graduatoria di merito.

“A questo punto - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo della Confedir – non vi sono dubbi: visto che il legislatore non ha fatto il suo dovere, toccherà al Tar del Lazio dare una risposta agli oltre 2mila ricorrenti che si sono rivolti all’Anief, il sindacato che si è sempre distinto per la corretta interpretazione della normativa costituzionale e comunitaria rispetto alla legislazione nazionale e all’operato dell’amministrazione”.