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All’indomani dell’approvazione alla Camera dell’emendamento al DL "milleproroghe" che prevede la riapertura delle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) a favore di 20-23mila abilitati e abilitandi (soprattutto dei corsi di scienze della formazione primaria), i sindacati scuola rappresentativi hanno rilasciato queste dichiarazioni, in parte poco favorevoli.

Il problema va risolto organicamente, per evitare di separare le graduatorie dalle assunzioni e creare nuove inutili attese”, ha dichiarato Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola.

Sulla stessa lunghezza d'onda, Francesco Scrima, leader della Cisl scuola: “La riapertura delle graduatorie ad esaurimento rischia di essere una ‘non soluzione’, se non si affronta in termini complessivi il problema del reclutamento”.

Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, l'apertura delle graduatorie invece “è un atto dovuto al precariato della scuola che ha pagato pesantemente i tagli lineari del governo Berlusconi”.

Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda-Unams, ha dichiarato che “L'emendamento “indubbiamente sana alcune ingiustizie, ma non mancherà di sollevare le proteste da parte dei numerosi abilitati che, per svariati motivi, sono rimasti fuori”.

Dello Snals, il maggior sindacato autonomo del settore scolastico, non si conoscono, a tutt’oggi, precise prese di posizione.

Questi, dunque, erano stati i commenti sindacali di circa un mese fa.

Ora che il dibattito si fa particolarmente caldo per l'avvicinarsi del momento finale al Senato per decidere la conferma o lo stop a quella apertura delle GaE, i sindacati si limiteranno a fare da spettatori o vorranno sostenere le parti in campo?

Verso il ministro Profumo che sembra intenzionato a rivedere l’iniziale disponibilità all’apertura e a confermare, quindi, la blindatura delle graduatorie, i sindacati vorranno assecondarlo o contrastarlo?

Oppure si limiteranno a commentare privatamente i fuochi d’artificio che sullo scottante problema  l’Anief accende un giorno sì e un giorno pure?

Fonte: Tuttoscuola

Possono quattro senatori della Repubblica italiana, tra cui un ex ministro, farsi promotore di due emendamenti che vanno clamorosamente uno contro l'altro indicando soluzioni opposte?

A chiederlo pubblicamente è l'Anief, dopo aver appreso con stupore che i senatori della Lega Nord Roberto Calderoli, Lorenzo Bodega, Massimo Garavaglia e Gianvittore Vaccari hanno apposto la loro firma all'emendamento soppressivo della norma approvata il 26 gennaio alla Camera col decreto 'Milleproroghe', al fine di permettere ai docenti precari della scuola abilitati negli ultimi tre anni di inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento.

Negli stessi giorni, però, gli stessi senatori hanno anche firmato l'emendamento 1.0.1 (come la loro collega Paola Goisis aveva fatto alla Camera), che chiede l'esatto contrario: il mantenimento, di fatto, di quello stesso emendamento già approvato a Palazzo Chigi, che aveva come primo firmatario l'on. Antonino Russo (Pd), nonchè la conferma della giurisdizione esclusiva del Tar sulle controversie dei punteggi nelle graduatorie ad esaurimento.

Secondo l'Anief, "siamo di fronte alla dimostrazione che purtroppo nei palazzi della politica si possono approvare dei provvedimenti di cui i parlamentari non conoscono a pieno i contenuti. L'Anief chiede quindi al Governo di prendere le distanze da chi opera palesemente senza criterio". "Non era mai successo - ha commentato Marcello Pacifico, il presidente del sindacato degli educatori in formazione - che dei senatori chiedono il tutto e il contrario di tutto nello stesso provvedimento.

Se il Governo dipende dagli umori del capogruppo in VII Commissione della Lega Nord, Mario Pittoni, le cui idee contro le richieste dell'Europa sono sconfessate dagli stessi esponenti del suo partito alla Camera come al Senato, allora vuol dire che siamo alla frutta".

Fonte: Italpress

Alla Camera l'emendamento che allunga al 31 agosto i contributi utili per lasciare col vecchio sistema è stato rigettato per mancanza di fondi. Nel frattempo sono lievitate le pressioni sindacali. E anche le adesioni politiche. Martedì il decreto arriva in Aula.

Riprenderà lunedì 13 febbraio l’esame delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato per decidere il destino degli emendamenti al decreto 'milleproroghe'. L'arrivo del decreto in Aula è fissato per martedì prossimo e, al momento, anche al Senato viene dato per scontato il ricorso al voto di fiducia da parte del governo. Dovrà poi tornare alla Camera per la terza lettura. Il termine per l’approvazione dell’intero “pacchetto” modificato è il 27 febbraio.

Molte le norme ancora in bilico, su cui anche nel week end i senatori stanno procedendo ad approfondimenti e verifiche. Tra queste figura quella sui 23mila precari abilitati nell’ultimo triennio (ampiamente illustrata in altri articoli pubblicati su questa testata). Ma anche l’auspicato slittamento al 31 agosto prossimo della data utile per far accumulare al personale delle scuola (sono interessate alcune migliaia di docenti e Ata) i contributi utili a lasciare in servizio accedendo alla pensione d’anzianità col sistema pre-Fornero.

Alla Camera la deroga non passò, ma nelle ultime ore le sue quotazioni a Palazzo Madama stanno lievitando. Andando così nella stessa direzione auspicata dal Governo, che il 26 gennaio aveva avallato l’ordine del giorno a favore della normapresentato durante il dibattuto sull’approvazione del ‘milleproroghe’ a Palazzo Chigi.

L’emendamento (il 6.7) ha infatti riscosso il consenso da parte della VII Commissione del Senato. L’indicazione non è di poco conto, perché fa presumere che il sostegno politico alla deroga dovrebbe essere garantito. In sostanza il Pd, promotore della norma, si ritroverà in larga compagnia. Come del resto è accaduto in questi giorni coi sindacati: il 9 febbraio i sindacati Confederali (Cgil, Cisl e Uil) hanno manifestato per la sua approvazione organizzando un presidio in piazza del Pantheon, a pochi passi dal Senato. La Cgil ha fatto sapere che fino all'ultimo si impegnerà "perché le pensioni continuino ad essere garantite dal sistema pubblico della previdenza con criteri di equità che permettano di eliminare il percorso ad ostacoli che la Riforma della Ministra Fornero ha prodotto con l'innalzamento dei requisiti". Anche gli altri rappresentanti dei lavoratori, come la Gilda e lo Snals, sono subentrate in corso d’opera per dare il sostegno. L’Anief, che su questo punto aveva fatto una proposta formale alla Commissione Cultura della Camera, ha ironicamente auspicato l’approvazione dell’emendamento “firmato dai senatori di Grande Sud, sempre se gli amici della Lega Nord non votino contro perché i docenti sono per lo più meridionali”.

Bisogna a questo punto però vedere se l’emendamento arriverà in Aula. Molto dipenderà anche dal ruolo che potrebbe assumere sulla vicenda il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Anche in questo caso occorrerà però superare lo scoglio delle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali, che al pari della corrispettiva alla Camera potrebbe porre il suo veto. La speranza è che negli ultimi giorni siano state individuate le “voci” da cui estrapolare i fondi utili a finanziare il provvedimento. L’impresa non è facile: serve una cifra vicina ai 100 milioni di euro.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il Rapporto 2012 sul settore dell'istruzione riporta che sono il 57,8%, quindi più di 450.00 su 778.000. E solo lo 0,5% ha meno di 30 anni: in Spagna sono il 6,8%. La Commissione parla di “grave carenza” per il futuro. Amara l’Anief: l’Europa ci chiede di garantire il turn over ma il Senato pensa di bloccare i nuovi abilitati.

Ora anche l’Unione Europea si accorge che l’Italia è un Paese con troppi insegnanti over 50enni: si tratta del 57,8% dei 778.000 insegnanti complessivi, quindi oltre 450.000. Il dato, contenuto nel Rapporto 2012 sul settore dell'istruzione, è stato definito dalla Commissione preoccupante perché il futuro della scuola italiana si prospetta con una "grave carenza" di docenti. E il loro numero continua a "scendere nel momento in cui quelli esistenti si avvicinano alla pensione".

Solo un altro Paese della Ue a 27 (la Germania, dove è stato riscontrato il 50,7% di docenti over 50enni) supera la soglia del 50% di professionisti che operano da dietro la cattedra.

Non va meglio se si guarda agli insegnanti giovanissimi, quello che hanno meno di 30 anni: con appena lo 0,5% l'Italia detiene il dato peggiore. In Germania la presenza di docenti under 30 si colloca al 3,6%, in Bulgaria al 5,5%, in Austria e Islanda al 6%, in Spagna al 6,8%.

Tra i primi a commentare le rilevazioni pubblicate dalla Commissione Ue è stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, secondo cui è paradossale che “mentre il Senato si appresta a votare quell’emendamento soppressivo (14.10 Pittoni o 14.100 Mercatali) del comma 2-ter, art. 14 del Mille-proroghe che avrebbe consentito ai giovani laureati l’inserimento nelle graduatorie, l’Europa ci chiede di garantire il turn over tra i docenti ultracinquantenni e i giovani laureati abilitati. Ci si interroga –continua il leader dell’Anief - perché non abbiamo giovani laureati disposti ad insegnare, ma, in realtà, ci si dovrebbe interrogare perché vogliamo lasciare fuori dalle graduatorie, ad invecchiare, giovani laureati selezionati per insegnare. Stranezze di un Paese dove si vorrebbe fare entrare di ruolo nella pubblica amministrazione iure ‘soli seu aetatis’, per volontà del senatore di turno che trama per il suo ideale politico e non agisce per gli interessi del Paese”.

Pacifico coglie l’occasione per ricordare che le preoccupazioni dell’Ue sulla carenza di insegnanti italiani sono coincise con la presentazione da parte del presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, del progetto di legge che punta ad assumere i docenti attraverso concorsi locali.

Con una cera ironia, il rappresentante dell’Anief sostiene che “tanto avremo nella scuola il tanto sospirato nuovo sistema di reclutamento lombardo con la chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici dei padani-doc, seppur adottati tra i terroni. Altro che concorsi trasparenti: basterà esibire il certificato di residenza o di nascita, e perché no, la tessera elettorale (più diretta). Viva l’Italia”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

La Commissione dell'Unione Europea ha oggi reso 
pubblico il dato che il 57,8% dei 778.736 insegnanti italiani ha 
almeno 50 anni: solo un altro Paese della Ue a 27 (la Germania,
 dove è stato riscontrato il 50,7% di docenti over 50enni) supera
 la soglia del 50%.

L'alto numero di insegnanti con i capelli
 bianchi, contenuto nel Rapporto 2012 sul settore dell'istruzione, è stato definito dalla Commissione preoccupante perché il futuro
 della scuola italiana si prospetta con una "grave carenza" di
 docenti.

Molto indicativo è anche il dato sugli insegnanti con 
meno di 30 anni, sempre contenuto nel Rapporto 2012: anche in 
questo caso, con lo 0,5%, l'Italia detiene il dato peggiore. In 
Germania la presenza di docenti under 30 si colloca al 3,6%, in
 Austria e Islanda al 6%, in Spagna al 6,8%. Secondo la stessa 
Commissione Ue preoccupa molto anche il fatto che il numero di 
docenti continua a "scendere nel momento in cui quelli esistenti 
si avvicinano alla pensione".


Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato scolastico
 Anief, "siamo di fronte ad un paradosso: mentre il Senato si
 appresta a votare un emendamento soppressivo su una norma già
approvata alla Camera nel Milleproroghe, che avrebbe consentito ai 
giovani laureati l'inserimento nelle graduatorie, l'Europa ci
 chiede di garantire il turn over. Stranezze di un Paese - continua 
il sindacalista dell'Anief - dove oggi è stato presentato il
 sistema di reclutamento lombardo con la chiamata diretta da parte
 dei dirigenti scolastici dei padani-doc, seppur adottati tra i 
'terroni'. Altro che concorsi trasparenti: basterà esibire il
 certificato di residenza o di nascita, e perché no, la tessera
 elettorale".

Fonte: Italpress

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XXIV2012

 

 

 

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