Varie

I dati dimostrano come negli ultimi tre anni le scelte politiche del reggente del Miur, concordate sistematicamente con alcune OO. SS., abbiano allontanato la scuola italiana dall’Europa, contribuito a mortificare la professione degli insegnanti, disposto un servizio ristretto agli studenti.

Gli stipendi sono diminuiti negli ultimi dieci anni dell’1% mentre nella UE sono cresciuti del 7%; a parità di grado di istruzione, sono in Europa del 40% maggiori che in Italia, ma quale prospettiva futura aspetta 800.000 insegnanti? Ancora tagli, per via del blocco del contratto e degli scatti di anzianità disposto dal Governo per il quadriennio 2010-2013 con il consenso di alcune organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto, persino, la scomparsa di un gradone stipendiale per i 30.000 neo-assunti nel 2011.

La spesa per l’istruzione è salita del 6% a casa nostra rispetto al 34% del Vecchio Continente, per un totale del 4,8% del PIL rispetto al 6,1% della UE, eppure il Governo senza alcuna seria opposizione dei sindacati ha tagliato 100.000 posti di personale docente/assistente tecnico-amministrativo e ha eliminato quasi 3.000 presidenze, lasciando tecnicamente più della metà degli edifici inagibili, a rischio, con aule sottodimensionate in rapporto ad alunni e personale educativo. E tutto ciò a parità di un tempo scuola complessivamente superiore alla media europea. Nel futuro, ancora tagli e accorpamenti tra istituti e classi concorsuali con il blocco del turn-over e il ritardo di un anno dei nuovi pensionamenti.

Pochi laureati, ma anche pochi fondi all’università con il blocco dei concorsi, la messa ad esaurimento del ricercatore universitario, il blocco della didattica con l’accorpamento dei corsi di laurea e la chiusura delle sedi periferiche dovuta all’assenza del personale docente strutturato, con conseguente proliferazione dei contratti gratuiti di insegnamento e della fuga di cervelli appositamente formati.

L’unica scelta di cui potrebbe vantarsi il Governo è la riduzione del personale docente: secondo la UE vi sono troppi insegnanti in rapporto al numero degli alunni, 1/11 rispetto a 1/16 ma ovviamente nel rapporto non si commenta il fatto che abbiamo 91.000 insegnanti di sostegno e 26.000 insegnanti di religione, caratteristica tutta italiana e apprezzata anche dalle famiglie che giustifica ampiamente tale sproporzione.

E non si vuole commentare la gestione pessima delle graduatorie ad esaurimento del personale docente, le plurime censure dettate dai Tribunali della Repubblica agli atti disposti dal ministro nei confronti del personale precario, che hanno così allontanato l’Italia dall’Europa da farne violare una precisa direttiva comunitaria.

Di fronte a questi dati oggettivi, il ministro Gelmini dovrebbe prendere atto di non essere stata minimamente in grado di gestire il settore dell’istruzione, dell’università e della ricerca in seno al Governo e farebbe bene per amor di patria a rassegnare le sue dimissioni, ma insieme ai suoi complici, ovvero a quei segretari generali di alcune organizzazioni sindacali della scuola che hanno in questi tre anni sempre sostenuto, coperto se non addirittura ispirato le sue scelte, perdendo di vista l’interesse dei lavoratori, delle famiglie, del Paese.

Soltanto con un nuovo ministro competente e nuovi leali sindacalisti si potrà rilanciare il settore dell’istruzione.

Tra omissioni, digressioni e dimenticanze, il ministro sfugge alle domande dei giornalisti e conferma di non saper reggere un ministero fondamentale per la crescita e il rilancio del Paese.
Sui nuovi concorsi, il ministro ribadisce che per il momento bastano quelli per dirigente scolastico, omettendo il numero di 3.000 presidenze cancellate ai seguito degli ultimi tagli e degli accorpamenti disposti dall’ultima legge finanziaria approvata (una scuola su sei nelle isole), rimandando lo scenario all’a. s. 2011-2012, senza chiarire che fine faranno i 12.00 futuri abilitandi a numero chiuso con il TFA al pari dei 100.000 abilitati con le SSIS negli ultimi 10 anni, ma almeno inseriti nel doppio canale per le assunzioni.
Sui posti accantonati per le assunzioni tra i 10.000 disposti dalle graduatorie retrodatate, il ministro, pur di non ammettere di continuare a eludere una sentenza della Consulta, in evidente imbarazzo, declina la sua responsabilità politica ai direttori regionali con una chiara digressione parlando, senza alcun riferimento reale, a un normale prosecuzione di accantonamento dei posti rispetto agli anni precedenti mai verificatosi, come se non fosse il titolare del suo dicastero o come se fossimo in una repubblica federale dove i direttori scolastici regionali sostituiscono il ministro pro-tempore, più volte sollecitato dall’Anief. Per la serie, homo faber fortunae suae…
Sul divieto di considerare gli anni universitari per il pensionamento introdotta dal Governo, il ministro esorta a solidarizzare con i più giovani che, però, reclamano lo stesso diritto, invitando a seguire il dibattito parlamentare ma dimenticando di discutere un provvedimento annunciato al termine di un vertice di maggioranza dall’on. Berlusconi.
A questo punto, il ministro Gelmini dovrebbe dimettersi per evitate brutte figure.

Anief, dopo aver difeso i precari, ora si scaglia contro il blocco dei contratti e degli stipendi per il personale di ruolo, predisponendo per i 67.000 neo-assunti nuove azioni, anche legali se necessarie, contro il blocco dei movimenti e l’eliminazione della prima fascia stipendiale.
La crisi del sindacato concertativo è effetto dell’attentato alle regole democratiche sulla rappresentanza dei lavoratori dovuto al rinvio delle elezioni RSU del 2009 e del rinvio della misurazione della rappresentatività sindacale, che ha aperto la strada alla violazione sistematica di gran parte dei diritti acquisiti dai lavoratori di ruolo della scuola su mobilità, stipendi, organici e contratti.
La maggior parte di quei sindacati che ha chiesto e avuto, in questi tre anni, compiacendosene (come risulta dalla risposta dell’on. Brunetta a una interrogazione parlamentare) la proroga della rappresentatività grazie al decreto delegato 150/2009 scritto dal ministro Brunetta - contrariamente a una norma precedente che vietava la proroga delle RSU - ha ceduto al Governo diverse prerogative dei lavoratori: dall’abolizione della mobilità per i primi cinque anni (come è stato richiesto, persino, in audizione parlamentare) e della prima fascia stipendiale per i neo-immessi (come sottoscritto nel recente CCNQ del 19 luglio 2011), al divieto di trattative negoziali su aumenti di stipendio e contratti (v. comunicati pubblicati dopo l’approvazione della norma che prevedeva la consultazione sull’utilizzo dei fondi nati dai 100.000 tagli) o formazione degli organici (prevista già nell’intesa sottoscritta dalle stesse confederazioni sindacali il 4 febbraio 2011).
Anief aveva provato a sbloccare le elezioni RSU per impedire a monte questo sfacelo, ma studiati espedienti (assenza di un decreto attuativo del decreto delega e quindi di un atto amministrativo) sono riusciti a impedirne l’azione giudiziaria fino a quando lo stesso Consiglio di stato non si è pronunciato sull’inopportunità di un eterno rinvio della misurazione della rappresentatività contro la libertà di scelta di rappresentanza dei lavoratori.
Già perché i diritti acquisiti possono essere rimodulati e sospesi ad tempus, come spesso anche la Consulta ha ricordato, ma non ad aeternum come sta avvenendo, trasformando la circostanza eccezionale in un nuovo ordine sociale. Così per le pensioni, per gli aumenti di stipendio, per la firma dei contratti, per le elezioni RSU, per la mobilità.
Il vecchio sindacato concertativo, nel frattempo, ha rinunciato a se stesso e ha dato il via libera al Governo a ritrattare diversi diritti acquisiti in trenta anni di lotta. Così non è più possibile per legge contrattare sugli scatti di anzianità del personale docente e ata di ruolo delle scuole - congelati per un quadriennio e destinati a scomparire in vista dell’introduzione del merito, salvo cancellare subito una prima fascia stipendiale per i neo-assunti; risulta impossibile firmare un contratto integrativo sulla mobilità del personale la cui assegnazione nelle istituzioni scolastiche è divenuta prerogativa del dirigente grazie anche all’intesa raggiunta dai vertici confederali con il Governo e il cui movimento è stato inibito per i neo-assunti per contentare il politico di turno. Tutto nel pieno disprezzo di principi costituzionalmente garantiti, di cui il sindacato si è impegnato soltanto a nasconderne la sistematica violazione attraverso ingannevoli comunicati, salvo oggi denunciarne l’evidenza vista la crisi politica corrente e l’opportunità di seguire il camaleonte.
L’Anief, nel frattempo, in questi tre anni, pur essendo esclusa dai tavoli negoziali e contrastata aspramente con attacchi personali e quotidiani su organi di stampa neanche troppo velatamente organizzati da questi stessi sindacati, ha ottenuto il riconoscimento per il personale precario a trasferirsi da una provincia all’altra, ha intrapreso una dura battaglia per il riconoscimento della parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato (stabilizzazione, scatti di anzianità, contratti al 31 agosto su posti vacanti) che ha portato il Governo a sbloccare le immissioni in ruolo grazie ai ricorsi nei tribunali della Repubblica, agli scioperi proclamati, alle manifestazioni realizzate.
E’ evidente che di fronte a una legislazione, permanentemente d’urgenza, affidata dal Parlamento all’organo esecutivo governativo che svilisce anche il ruolo costituzionale costruito dai padri costituenti per il Sindacato, anche per il personale di ruolo della scuola diventa necessaria l’azione dell’Anief che deve intervenire con maggiore attenzione ed efficacia prima che scompaia la necessità di una qualsiasi attività negoziale. Pertanto, l’Anief, nel continuare l’azione legale per sbloccare il contratto collettivo nazionale e gli scatti di anzianità, si opporrà con determinazione con tutti gli strumenti legali e giudiziari disponibili anche al blocco della mobilità per il personale di ruolo neo-assunto come all’eliminazione del primo gradino stipendiale nella ricostruzione di carriera. Abbiamo già dimostrato come l’invarianza finanziaria per le nuove immissioni in ruolo fosse possibile senza comprimere i diritti dei lavoratori, né possiamo avvallare il blocco dei movimenti del personale neo-assunto dopo aver garantito il movimento dei precari. I principi alla base della nostra Costituzione non si barattano né per interessi politici, sociali o economici, né generali né particolari perché alla fine perdono soltanto le istituzioni e i fini a cui esse sono preposte e con esse, perdono tutti i cittadini, perdiamo tutti noi. Anche per questo stiamo lavorando a un progetto di un nuovo sindacato che possa ottenere la fiducia dei lavoratori della scuola alle prossime elezioni RSU previste nella primavera 2012 e recuperare il senso e il fine della sua stessa ragion d’essere nell’interesse di un Paese fondato sul diritto al lavoro. Già abbiamo una confederazione dalla nostra parte, manca soltanto il tuo contributo.
 

Cordiale e propositivo l’incontro tra i due presidenti nazionali, in vista della prossima campagna di elezione delle Rsu. Oggetto: l’ipotesi di costruzione di un nuovo soggetto sindacale federale che ottenga la rappresentatività.

Dopo l’incontro di Cefalù tra sindacati che insieme raggiungerebbero per consistenza associativa la soglia del 5% della rappresentatività, ovvero tra Anief, Lisa, Sab, ScuolaAthena, Unicobas, incontro avvenuto dopo i precedenti dell’Anief anche con Agorà, Anaps, Orsa, e il sostegno giunto all’iniziativa da Sisa e Usi, sabato scorso a Catania si sono incontrati il presidente nazionale dell’Anief, prof. Marcello Pacifico e il segretario nazionale della Cisalscuola, prof. Raffaele Di Lecce per discutere di una nuova rappresentanza sindacale nella scuola italiana in grado di affrontare lo stato di emergenza in cui è piombato l’intero settore dell’istruzione. Il colloquio è stato cordiale e propositivo e ha registrato una sostanziale unità di analisi e di intenti che si è concretizzata nella promessa di un nuovo incontro già giovedì prossimo per discutere di elementi più tecnici.

L’Anief sta cercando di mettere insieme forze, idee, movimenti che hanno storie diverse ma possono nella loro pluralità arricchire un nuovo modo di fare sindacato per rilanciare un’istituzione ormai percepita come mero centro di potere o casta improduttiva.

Secondo il presidente Pacifico entro un mese potrebbe nascere un nuovo soggetto unitario sindacale in grado di ottenere la rappresentatività alle prossime elezioni Rsu e sedere nei tavoli contrattuali a livello nazionale, regionale, provinciale, a distanza di venti anni dall’esperienza riuscita al prof. Gigliotti.

Si sono riuniti a Cefalù (PA) il 4 e 5 giugno i segretari generali di Anief, Lisa, Sab, Scuola Athena, Unicobas per discutere della possibile creazione di una federazione unitaria a cui imputare le deleghe in vista delle prossime elezioni RSU previste per il marzo 2012.

I segretari generali Pacifico, Sfilio, Sola, Lillo, D’Errico delle organizzazioni convenute, la cui rappresentatività complessiva si avvicina alla quota del 5% del dato associativo utile per sedere al tavolo negoziale e contrastare le scelte del Governo per il prossimo triennio contrattuale, si sono incontrati per discutere una piattaforma unitaria e un programma elettorale per le prossime elezioni RSU al fine di creare una nuova rappresentanza per il personale docente e Ata della scuola, preso atto del fallimento della politica concertativa dei sindacati confederali.

Proficui e costruttivi i lavori svolti tra il sabato e la domenica, che hanno registrato una sostanziale unità d’intenti sulle strategie e sugli obiettivi da raggiungere per rilanciare la tutela di una categoria ormai abbandonata a se stessa, lontana dalla professionalità e dal rispetto che il suo ruolo educativo le impone. Una perdita di credibilità che si riflette anche nella perdita del potere d’acquisto degli stipendi e dei diritti sindacali su cui tutti hanno condiviso la necessità di impegnare una nuova politica sindacale capace di rispondere alle domande di tutti gli operatori della scuola. I segretari generali si sono impegnati, infine, a rivedersi entro un mese per sottoporre ai rispettivi organi statutari le proposte analizzate al fine di costruire un possibile soggetto federale unitario che possa presentare un’unica lista in vista delle prossime elezioni RSU e consentire al personale docente e Ata la scelta di un’alternativa alla politica dei tagli e degli insulti purtroppo avallata da altri sindacati.

L’occasione sarà anche utile per la possibile convergenza di altre sigle che attendono da tempo un’opportunità reale di cambiamento che, considerate le potenzialità, sarebbe effettivamente e realisticamente realizzabile.