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Se la società disfa quel che l'educazione compie, finisce che poi ci ritroviamo i centri commerciali stracolmi di gente sotto Natale, alla vigilia di Capodanno. Niente paranoie sul consumismo di una società dove contano i regali, ma non si sa più quando né dove né se incontrarsi per scambiarseli.
Per esempio l'anno scorso, ho ricevuto una wok. Be', colleghi, non immaginate la misura in cui il mio grado di indipendenza dal territorio sia, da allora, improvvisamente avanzato: con quella pentola potreste cucinare anche nel mezzo di una piazza, che so, sotto un ponte, tanto per dirne una. Man mano che le supplenze diventano più brevi, i ponti cambieranno con maggior frequenza, logicamente. Comincerei sin d'ora a solidarizzare con i volontari, coloro che passano le vigilie e antevigilie prestando servizio nelle mense allestite per i senza fissa dimora, in fondo l'anno prossimo potrei vivere un cambio di ruolo e trovarmi tra i serviti, invece che tra i servitori. Per adesso, però, la luce del mio appartamento di un metro per un metro è gialla. Contrasta con quel terribile grigio-padano che entra dalla finestra, ma non è per questo che mi piace così tanto: mi piace perché è calda e non mi mette in evidenza i brufoli, come fanno la luce al neon o le lampadine al risparmio energetico. Eh, sì qualche traccia di acne la conservo ancora, infatti in classe, qualche volta, mi prendono in giro i ragazzi. Mi hanno regalato un fondotinta che è una bomba a Natale scorso, dovreste provarlo! Secondo me, al centro commerciale, se vi sbrigate, lo trovate ancora.
Nella letterina di quest'anno avevo chiesto un camper, visto che, a sentenze vinte e stravinte, mi aspettavo di dover col prossimo settembre migrare ancora più a Nord, ma Santa Claus ha detto che, a causa della crisi, la consegna è prorogata, insieme ad altre mille, al 2014. Sarò stata punita per le mie inclinazioni consumistiche di cittadina globalizzata d'occidente? Anche voi? Menomale che l'Unione Europea è sempre pronta, coi suoi premi di consolazione, ad alleviare ogni nostra pena: insegnate in una terza superiore? Allora il Diario d'Europa sarà vostro e dei vostri studenti, basterà richiederlo entro il 28 gennaio 2011, seguendo questo link:http://www.descrittiva.it/calip/1011/IT_Order%20form%202011-12.pdf.
Chissà cosa porterà il 2011 alla scuola e all'università, oltre che le preziose notizie comunitarie contenute in queste pagine. Può darsi, ad esempio, che qualche cervello in fuga rimpatrierà, visto che solo ieri il Senato ha approvato una legge ad hoc: http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/23/news/ddl_fuga_cervelli-10527145/.
Può darsi che il Progetto-merito della Gelmini sulla valutazione degli insegnanti fallirà, visto che si sta rivelando un flop. I colleghi di Napoli, Pisa e Torino si stanno opponendo alla redazione della lista dei buoni e dei cattivi. Come? Semplicemente declinando l'invito del ministero ad attuare la sperimentazione. Come emerge dalle stime Cobas Scuola: "[...] più della metà degli istituti ha respinto [...] il tentativo della Gelmini di dividere gli insegnanti tra bravi e fannulloni". Sono 85 su 122, le scuole del comune di Torino che hanno deliberato di "rispedire al mittente la truffa della sperimentazione meritocratica". Premiare le scuole migliori e i docenti più motivati è uno slogan di facile effetto, ma bisogna poi verificare le modalità di realizzazione di questi distinguo. Se condividiamo l'idea di una carriera nella scuola, rifiutiamo in toto quella di creare vere e proprio scuole-ghetto, marginalizzate nelle classifiche perché valutate a prescindere dall'ambiente socio-economico in cui sono immerse.
Come vengono attribuiti i premi per gli insegnanti? Sarà, per ogni istituto, una commissione formata dal dirigente scolastico e da due docenti eletti dal Collegio affiancati dal presidente del Consiglio di istituto in veste di osservatore, a stabilire il 15-20% di docenti da premiare con una quattordicesima. Pezze d'appoggio il CV, una relazione autovalutativa dell'interessato e colloqui con alunni e genitori. Al livello di istituto, premi fino a 70.000 € sono previsti per le scuole migliori di Pisa e di Siracusa, se gli studenti si classificano bene nelle prove Invalsi e se risultano positive le relazioni sottoscritte da un ispettore e da due osservatori indipendenti, in tal caso, sarà cura della scuola vincitrice assegnare premi agli insegnanti secondo propri criteri.
E mentre il rapporto Eurispes sull'adolescenza traccia il ritratto di una gioventù sempre più distante dal nostro immaginario http://www.dire.it/DIRE-WELFARE/adolescenti_oggi.php?c=36173&m=10&l=it, ma calata nel solito contesto scolastico grigio, monotono, antiquato, insicuro, in una sola parola inadeguato, mentre la situazione del precariato, con le fresche energie di cui la nostra scuola ha così disperatamente bisogno, peggiora a vista d'occhio in spregio alle più elementari forme di democrazia (il rispetto delle sentenze emesse ad ogni grado della giustizia), il ministero cosa fa? Valutazione e sperequazione. Ma chi è alla fine che valuta il ministro e che lo premia? Babbo Natale?!? E se poi abrogano i camini? Be', in attesa di scoprirlo, buona fine e buon principio, e, soprattutto un augurio di speranza a ognuno e a tutti per un 2011 più sereno.
24/12/2010
Antonietta De Luca
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Sono giorni difficili per questa repubblica, la gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti – anche dell'idraulico di Brescia – i soli a non vederlo sono i gli immigrati rimpatriati dalla Lombardia subito dopo le promesse di concertazione che li hanno convinti a scendere dalle gru, dalle ciminiere, dalle torri: lo Stato vuol dire fiducia.
La parola viene da fidus, fedele, da foedus, patto, ed è all'ordine del giorno in queste settimane, oltre che in in fase pre-elettorale, quando va tanto di moda invocare l'idea di un nuovo patto sociale poi puntualmente tradito.
Eppure i politici parlano di accordo, i giornali parlano di fiducia, ne sono pieni i titoli di questi giorni in cui sembra debba accadere chissà cosa, ma ne è intrisa anche la migliore tradizione pedagogica, quella che ci aiuta ad educare le nuove generazioni a qualcosa che, non solo non esiste più per noi, ma probabilmente non esisterà per loro.
La scuola vuol dire fiducia, nei presupposti e nelle conseguenze dell'azione formativa di cui, malgrado tutto, si fa quotidianamente portatrice sana. Lo dicono gli studenti medi e universitari che ne stanno difendendo a spada tratta le sorti in Italia e in Europa, dove sono mobilitati da oggi a martedì prossimo persino i ragazzi in Erasmus, lo riferiscono i docenti interpellati nella recente indagine della Cisl Scuola intitolata: "La scuola italiana: valori e consapevolezza a servizio dei giovani e del Paese", una ricerca che interroga maestri e professori sui temi più caldi del dibattito sulla riforma: il merito, il cambiamento, lo stato d'animo dei lavoratori, la fiducia nel futuro: Mary Star si deve ancora riprendere. Quando ha letto che la maggioranza degli intervistati considera quel che la scuola sta diventando un marchingegno che toglie anziché offrire, è diventata blu, per non parlare delle altre percentuali rivelate dal dossier-verità che boccia la sua riforma con un voto pari a 3,6. Tagli economici, retribuzioni inadeguate, impopolarità sociale, carenza di strutture e strumenti per una didattica al passo coi tempi rappresentano il lato peggiore di una medaglia che sfolgora di fronte all'aspetto della relazione con gli studenti nella quale l'85% dei docenti si realizza ed entusiasma, nonostante le innumerevoli fonti di insoddisfazione generosamente proposte dal sistema. Il nostro è infatti un Ministero Calimero, alla Sanità e all'Ambiente, stando al Budget dello Stato realizzato dalla Ragioneria Generale, guadagnano più di noi, che siamo le Cenerentole di tutta la pubblica amministrazione.
Peccato che la stessa notizia presentata da Adnkronos suggerica idee del tutto lontane dai desideri della maggioranza dei docenti italiani che sebbene si dica: “[...] soddisfatta del proprio lavoro, orgogliosa di stare in cattedra, sicura delle proprie capacita' e pronta ad essere 'messa sotto esame'” non sarebbe assolutamente disposta, sopratutto per quanto riguarda il precariato, a subire ulteriori e quanto mai ridondanti prove di selezione, tanto per chiarezza, ecco.
I precari hanno già superato tutto il superabile, hanno vinto concorsi e si sono formati ben oltre il necessario per essere trattati indegnamente dai propri responsabili e dai decisori politici che, evidentemente, nessuna fiducia ripongono in loro, mentre è del tutto certo e fuori discussione che quanto alla valutazione dei docenti non hanno proprio nulla da temere. C'è una bella differenza tra la qualità che garantiscono loro e quella offerta nella scuola privata, lo sanno tutti adesso che la lente di ingrandimento delle indagini Pisa Ocse pubblicate negli scorsi giorni evidenzia il j'accuse internazionale rivelando che: “[...]a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro "contributo", la scuola italiana scalerebbe le tre classifiche Ocse anche di dieci posizioni”.
In netto miglioramento la scuola pubblica italiana che, rispetto al 2006, recupera 20 punti in Lettura, 16 in Scienze e addirittura 24 in Matematica. Le private, nonostante i finanziamenti, invece crollano. L'Ocse, tra gli istituti privati, distingue quelli che "ricevono meno del 50 per cento del loro finanziamento di base (quelli che supportano i servizi d'istruzione di base dell'istituto) dalle agenzie governative" e quelli che ricevono più del 50 per cento. E sono proprio i quindicenni di questi ultimi istituti che fanno registrare performance imbarazzanti: 403 punti in Lettura, contro una media Ocse di 493 punti, che li colloca tra i coetanei montenegrini e quelli tunisini, senza contare che sulla gestione delle risorse umane non vigila praticamente nessuno.
Era un decennio che gli studenti italiani di 15 anni non si classificavano così bene nelle prove sull'acquisizione delle competenze di base – lettura, matematica e scienze – e sei posizioni nella classifica internazionale non sono pochi, soprattutto quando i partecipanti aumentano. C'è chi ha cercato di accaparrarsi un merito che è tutto loro e di chi li segue avendo cominciato ad allenarli ai test da superare, ma in vano. In un mondo dove la fiducia si vende e si compra e dove la società disfa quel che l'educazione compie, è possibile che per una volta vada un grande plauso a chi con fiducia ha investito la propria professionalità e la propria dedizione nelle energie migliori di questo paese? Per quanto mi riguarda, sì. Solo per questo voglio continuare a crederci, ma anche a conquistare quel che alla nostra scuola continua a mancare, perché sia davvero migliore.

 
14/12/2010
Antonietta De Luca
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Certe volte, però, canticchiare è proprio difficile. E pure sotto la doccia cala la nebbia d'un silenzio denso al punto che non riesce ad annegare nella piccola circonferenza del foro del piatto. Non è inconsistente come il bianco del bagnoschiuma, né sottile come lo spago dei capelli che scendono ad intasarne le tubature. Finisce che l'idraulico lo devi chiamare per te, che ti sturi un po' l'anima dalla tristezza, se ci riesce. Bisogna avere fiducia nelle sue capacità: non è di quelli pagati 3,00 € l'ora, ne avrà ben donde d'esser allegro e ben più che efficace, se per il solo diritto di chiamata può incassare i suoi 22,00 €. In certi posti, quando ci passa, non alza nemmeno lo sguardo, anzi spera che non gli rubino il mestiere (e chi ha orecchie per intendere, intenda).
Esco e il tragitto da casa a scuola oggi lo faccio senza musica – quindi niente video der Piotta, tranquilli – e, tra chi scende dalla gru e chi sale sulle torri, penso a quando gli studenti passano in corteo sotto casa mia e io mi affaccio dal balcone del sesto piano per vedere se, occhio e croce, ci sono tutti. Oh, una volta il coro della protesta suonava: “Vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu!” ora dalla Torre di Pisa non so mica se possano cantare: “Vieni su, vieni su, manifesta pure tu!”.
Questo cambiamento di prospettiva non può che richiamare l'attenzione sul rovesciamento di tante situazioni il cui impatto sociale ed economico è diventato ingiustificabile. Si fa fatica a metterlo a fuoco, crea un qual certo disorientamento.
Per esempio, il motivo per cui l'idraulico debba guadagnare 22,00 € solo per la chiamata e la mia amica Francesca debba imparare a fare la sarta con una laurea in Beni Culturali in tasca da cinque anni, non rappresenta un'inversione di senso significativa? Il finanziamento ai progetti per rilanciare l'agricoltura tra i giovani, dopo che hanno investito negli studi tanti anni, risorse ed energie non rompe un'altra simmetria?
Simmetrie che vanno, simmetrie che vengono, mi direte, ma oggi quali sono quelle nuove? Ascoltando le storie degli immigrati di Brescia, in vero, non ho provato alcun senso di estraneità. Eppure sono cittadina italiana. Non è che dovremmo interrogarci sul senso della cittadinanza se come precari viviamo quotidianamente incertezze paragonabili a quelle di chi cittadino di questo ottuso paese non è? Non è che dovremmo sgomentarci quando i rapporti sull'occupazione segnano un regresso tale da escludere, nelle nuove generazioni, ogni aspirazione a restare in Italia e a spendere sul mercato nazionale le competenze e le conoscenze che le nostre istituzioni educative hanno dato loro? Sono gli studenti che ci salutano dalle balaustre e i porticati degli atenei nazionali. E possiamo ancora guardarci dritto negli occhi dall'alto degli ultimi piani, lo sappiamo bene noi insegnanti che forse siamo stati i primi, in questi anni di contestazione, a salire sui tetti.
Cominciamo a prepararci al momento in cui i giovani ci chiederanno conto del loro presente, così come del nostro presente chiediamo conto noi agli amici di Valle Giulia. Almeno metter su un silenzio consapevole davanti alla domanda: “E voi? Voi cosa avete fatto per impedire che le cose andassero così?” ci risparmierà un eccesso di figuraccia. Sì, perché la torre da cui ci hanno chiamato oggi gli studenti universitari e i ricercatori pende verso il passato. Noi rimaniamo sui prati di Piazza dei Miracoli e loro ci chiamano da su per raddrizzarne l'asse. Fare peso tutti insieme in direzione del futuro, ma non si passa per il presente, se non si sale, se mentre alcuni protestano altri accettano contratti da 0 a 100,00 €. Solo che poi se ci se ci sale troppa gente sulla torre che pende verso il passato, prima o poi anche la Torre di Pisa cade e forse, con un simile crollo nel curriculum, anche Francesca scendendo le scale potrà andare a occupare la poltrona di Ministro dei Beni Culturali invece di fare la sarta.
Intanto la riforma dell'università subisce una battuta di arresto, ma la scuola privata incassa i fondi della nuova finanziaria approvata in notturna...l'amore dà l'amore toglie (!). A Trastevere hanno approfittato di un attimo di distrazione quando siamo scesi dai tetti per due minuti di bisogni fisiologici in quasi due anni di mobilitazione.
Sono scesi anche i ragazzi appollaiati sulla gru di Brescia e non si sa bene come né perché. Menomale che venti contrari al precariato cominciano a levarsi pure dai liberali e che la campagna per la stabilizzazione trova ancora più slancio con i disegni di legge presentati in Parlamento. Intanto però Mimmo ha avuto in dono un biglietto di sola andata su Egypt Air per il rimpatrio nel Cairo a pochi giorni dalla negoziazione della promessa concertativa che ha convinto i sei immigrati ad ammainare lo striscione giallo e rosso con lo slogan Lotta dura senza paura, siamo tutti sulla gru. E dire, penso mentre torno a casa dopo la scuola, che speravo proprio che sulla gru non ci fosse nessuno, né loro, né noi, né gli studenti, né i ricercatori. Magari l'idraulico, guardate, visto che lui la cittadinanza se la gode tutta per intero, anzi, sapete cosa c'è? Mi sa che non lo chiamo proprio l'idraulico e che la tristezza me la tengo tutta, ma anche che stringo i denti e che continuo a lottare. E voi?

 
Antonietta De Luca
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26/11/2010

Ragionare precariamente…mumble mumble…andiamo a cercare le tracce di quel motto che non c’era nel passato – mi sono detta stamattina appena alzata. Ero di buon umore e, cantando sotto la doccia questo motivetto, ho cominciato la solita giornata di questioni da pormi. Lo so, sono problematica, me lo dicono tutti. Per fortuna, però, essendo anche precaria, non lavoro, non lavorando, non faccio l’amore, non facendo l’amore, non metto al mondo dei figli e siamo al collasso demografico segnalato dall’Istat http://www.istat.it/dati/catalogo/20100518_00/9_lavoro.pdf e denunciato da The European Observatory on the Social Situation and Demography nel rapporto consultabile presso: http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=750.

In Italia per aumentare la popolazione, rimpinguare le classi e riuscire ad avere un posto nella scuola, abbiamo bisogno di aiuto! Migranti di tutto il mondo, uniamoci! Ormai all’estero ridono amabilmente pensando che tra vent’anni gli italiani non ci saranno più e che nessuno fa nulla per impedire che la crisi dell’individuo, della coppia e delle famiglie pesi sul sistema col decremento delle nascite.

Certamente, quando con questa canzone vinse il Festival di Sanremo del 1970, Celentano non pensava alla situazione attuale, anzi, il Molleggiato finì per passare per reazionario agli occhi dei sessantottini, quando, in piena stagione di scioperi all’indomani dell’autunno caldo, pose proprio in questi termini la questione dell’astensione dal lavoro. Citare i versi di quella che è passata alla storia come la canzone crumira sul sito nazionale di un sindacato potrebbe addirittura sembrare fuori luogo di questi tempi.

Il mese di Ottobre, infatti, sta assistendo a giornate di lotta molto intense anche in Italia. Unica nota di biasimo l’assenza, nei discorsi pronunciati da piazza San Giovanni, di ogni riferimento alle difficoltà delle giovani donne. Quotidianamente alle prese con il mercato del lavoro, si battono contro quell’ostilità che fa della condizione femminile una zavorra, escludendole dall’inizio o violandone il diritto dopo l’assunzione con ogni sorta di escamotage.

La regolamentazione della maternità disciplina situazioni a norma di legge. Ooopppsss, scusatemi, son scivolata su un’espressione demodé. Con a norma di legge mi riferivo, infatti, al periodo in cui non esisteva ancora la legge 30, che ha legalizzato l’illegalizzabile. Le lavoratrici a progetto, tuttavia, con il provvedimento del 12 luglio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 ottobre del 2007 hanno ottenuto pari trattamento delle lavoratrici dipendenti quanto alle garanzie per la maternità, ma è pur vero che ostacoli di altra natura continuano a scoraggiare la fruizione dell’aspettativa prevista prima e dopo il parto: http://www.arealavoro.org/maternita-e-cocopro.htm.

Quanto a noi docenti, non dimentichiamo che Gelmini si chiama Maria Stella, non Mario Stello. Ha da poco avuto una figlia, Emma, e, dopo il parto, è rientrata al lavoro a tempo di record dopo aver brillantemente meritato la lettera della collega Rosa Linda Gianguzzi http://nalya.wordpress.com/2010/05/05/lettera-di-una-mamma-alla-gelmini/ contenente serie e rigorose osservazioni circa la definizione di ‘privilegio’ che il ministro ha attribuito alla misura dell’astensione obbligatoria post parto.

Per dare un contributo fattivo alle colleghe precarie, segnaliamo ai neogenitori che tutta la disciplina della maternità è contenuta all’art. 12 dell CCNL del personale docente e che, se le madri dispongono di astensione obbligatoria e facoltativa, ai padri è accordato un periodo non obbligatorio di paternità dopo la nascita del figlio. Si parla, infatti, di congedo parentale, anche se, come emerge nel Monitoraggio dell’applicazione della legge n. 53/2000 dal 2001 al 2004 di Francesca Gavio e Raffaele Lelleri sulla fruizione dei congedi parentali in Italia nella pubblica amministrazione, nel settore privato e nel terzo settore, non sempre se ne avvalgono. Solo il 25% dei papà vi ricorre considerando, quello sì, un privilegio, la possibilità di stare accanto ai loro neonati:http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/images/documenti/ricerche/gavio_lelleri_corretto.pdf e riducendo le problematiche che affliggono le partner nelle loro complicate relazioni professionali.

Nonostante come insegnanti della Repubblica ricadiamo per lo più sotto il regime della contrattazione nazionale in uso nella scuola statale, ci sta a cuore il precariato anche di altri settori e di altre categorie professionali: dai colleghi che lavorano nelle scuole private a tutte quelle persone che per mettere insieme mille euro al mese passano intere giornate dividendosi fra tre quattro luoghi di lavoro e sottraendo tempo alla socialità e alla sfera privata http://malgretout.collectifs.net/spip.php?article87. Pensando a loro possiamo unirci al coro doccesco mattutino di quanti canticchiano Chi non lavora/non fa l’amore/chi lavora troppo/si dà all’astensione. Solo che per l’astensione, ci piace indicare e consigliare luoghi diversi dalla camera da letto, ecco, detto tra noi.

Valorizzare lo strumento dello sciopero ci sembra oggi più che opportuno, pur comprendendo le difficoltà di una realtà lavorativa in cui i sindacati tradizionali latitano lasciando privi di protezione proprio coloro che ne avrebbero maggiore bisogno.

Pensate che lo stress e la frustrazione da eccesso di prestazioni e scarsità di remunerazioni sta provocando astensioni dal letto pure in Cina. Ecco come si avviCINAno Oriente e Occidente. E poi dicono che non vogliamo integrarci…

Last but not least, ricordiamo i precari della ricerca, vittime del saccheggio dei fondi che finiscono dall’Università alla Difesa, proprio mentre Science for Peace avanza una proposta per il disarmo e per il recupero di quatto miliardi da investire in occupazione, ricerca e istruzione:

http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2010/10/22/news/disarmo_veronesi-8337209/?ref=HREC1-11.

Allora, in un mondo dove una donna su due non ha lavoro http://www.repubblica.it/economia/2010/10/01/news/disoccupazione_stabile-7609027/index.html?ref=search, le misure a sostegno della famiglia sono ridicole, dove mancano gli asili nido e dove bisogna urgentemente raccogliere le firme per bloccare la legge Tarzia http://www.petizionionline.it/petizione/contro-la-legge-tarzia-polverini-e-altri-per-salvare-i-consultori-della-regione-lazio/2030, in un mondo dove chi non lavora non fa l’amore e chi lavora troppo nemmeno e dove Celentano ha dato il consenso alla versione che Piotta ha riproposto della sua canzone durante un Primo Maggio di qualche anno fa http://www.youtube.com/watch?v=A3EP9dedwm0, è possibile che resti ancora qualcosa da fare? La risposta è: “Sì, e molto” ed è la risposta di molti, di tutti i colleghi docenti ed Ata che si stanno avvicinando alla nostra organizzazione per realizzare un’esigenza di concretezza che li spinge a un’azione sociale, che li convince ad aderire e a partecipare in massa alla grande manifestazione del 3 Novembre a Montecitorio, perché per le donne, per gli uomini, per le famiglie comunque fondate, pensare precariamente sia unanimemente l’obiettivo da sconfiggere.

Antonietta De Luca

24/10/2010

APPROFONDIMENTI

CCNL PERSONALE DOCENTE 2006-2009

http://www.edscuola.it/archivio/norme/varie/ccnl_0609.pdf


Tasso di disoccupazione in calo. Una donna su due non ha lavoro

http://www.repubblica.it/economia/2010/10/01/news/disoccupazione_stabile-7609027/

Women in Trade Unions in Europe: bridging the gaps

http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/images/notizie_europa/women_in_trade_union.pdf

La fruizione dei congedi parentali in Italia nella pubblica amministrazione, nel settore privato e nel terzo settore. Monitoraggio dell’applicazione della legge n. 53/2000 dal 2001 al 2004

di Francesca Gavio e Raffaele Lelleri

http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/images/documenti/ricerche/gavio_lelleri_corretto.pdf


Rapporto Evoluzione della Famiglia in Europa

http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/images/notizie_europa/rapporto_evoluzione_della_famiglia_in_europa_2007.pdf

Osservatorio nazionale sulla famiglia

Le politiche e gli strumenti di conciliazione dei tempi. Esperienze e modelli organizzativi nel settore pubblico, privato e privato sociale

di Riccardo Prandini e Nadia Tarroni

http://www.osservatorionazionalefamiglie.it/images/documenti/ricerche/prandini_tarroni.pdf


Legge Tarzia: un provvedimento che trasforma in tribunali morali i consultori per le famiglie che hanno scelto di fondare la propria unione su legami diversi da quello del matrimonio

http://www.lucacoscioni.it/rassegnastampa/la-legge-tarzia-banco-di-prova-la-controriforma-nazionale

 

 

 

Anche tu da queste parti? Sono almeno dieci click che ti osservo, sai?

Scommetto che apparteniamo allo stesso popolo.

Lasciami indovinare…anche tu vai in crisi quando ti chiedono: “Dove abiti?”, ti imbarazzano domande come: “Da dove vieni?”, “Dove vai?”, “Quanto tempo rimani?”? Allora sei dei nostri. Se poi cominci addirittura a balbettare quando qualcuno vuole sapere dove lavori, be’, collega, sai cosa c’è? Sei proprio al posto giusto qui ed ora, almeno su questa pagina e l’inchiostro seminato dall’aratro digitale della mia tastiera è proprio per te.

E non credere che ti farò perder tempo con vaniloqui privi di senso. Sto già lavorando al Vademecum per lo Zingaro del Terzo Millennio. Tu sì che li avrai capiti, quei discorsi sull’identità itinerante dell’uomo post-moderno. Tu sei la donna o l’uomo postmoderno, colei o colui che dopo non sa cosa farà e forse neppure chi sarà. Quest’ultimo punto, per fortuna, ci accomuna alla storia generale degli esseri umani, sempre in continua trasformazione. Non dico evoluzione, scusami, ma non è perché ce l’ho con Darwin, la verità è che non uso quel lemma nel periodo dell’anno scolastico che segue le convocazioni. Non mi viene, non è colpa mia.

Quando non sai dove pagare le bollette, quando la domiciliazione delle utenze ti viene negata o ti vedi rifiutato il mutuo dalla tua banca, nell’eventualità in cui non ti sia intestato il contratto di affitto, perché ogni due mesi al massimo cambi tetto, noi saremo qui e ci batteremo. Sì, saremo al tuo fianco persino contro di lui: l’ostile concessionario che non ti accredita presso la finanziaria per rateizzare il pagamento della nuova utilitaria senza la quale non potresti mai raggiungere quelle fantastiche scuole concepite da Gentile per emarginare gli studenti delle famiglie meno abbienti relegandone gli edifici sul picco di una montagna o nell’ultima periferia degradata delle metropoli, mentre i liceali si recano griffati e controgriffati nei Corsi della Repubblica e nelle Via Roma delle città di Italia. Tu sei il Prof. che può arrivare ovunque e sempre, anche e soprattutto contemporaneamente.

Certo, se poi ti capita un incidente mentre corri tra una scuola e l’altra perché nessuno ti ha aiutato a comporre i tuoi spezzoni orario in modo tale da non rischiare la vita sulle strade tutti i giorni, i danni, in vero, non possiamo risarcirli: non siamo una compagnia di assicurazioni, per carità, ma siamo quelli che a tutto questo dicono: “No” e che, soprattutto, si impegnano quotidianamente per conferire massima concretezza alla lotta contro il tempo determinato. Siamo stanchi di vedere che sia qualcun altro a determinare il nostro tempo, a decidere quando e dove e a quali condizioni dobbiamo vivere, lavorare, amare. Siamo stanchi soprattutto perché, come docenti, abbiamo mille strumenti per esercitare ogni titolarità di scelta sulle nostre vite e milioni di potenzialità per incidere sulla nostra professione. Non ci resta che organizzarci, sederci intorno a un tavolo, elaborare proposte, proporre prospettive e portare avanti azioni volte a migliorare la qualità della scuola insieme alla qualità della vita di chi la vive come membro della stessa comunità. Possiamo farlo insieme, come vuole ogni buon processo democratico: nella partecipazione, nella condivisione e nella pratica della cittadinanza attiva.

La campagna contro la precarietà nella scuola lanciata all’inizio dell’anno scolastico  testimonia questo impegno e la notizia di questi giorni sul pronunciamento della sentenza del giudice del lavoro di Siena  in favore del riconoscimento alla stabilizzazione dei supplenti così come disposto dall’UE e recepito dall’ordinamento italiano segna un successo senza precedenti nella storia della battaglia contro il vivere e il pensare precariamente. Sì, perché ormai è diventata una condizione mentale oltre che un habitus che priva le generazioni del loro diritto al sogno, dell’aspirazione a realizzare una progettualità che resta ormai solo uno slogan da campagna elettorale. Fa il paio con questa la sentenza del giudice del lavoro di Brescia che dichiara illegittimi i contratti al 30 giugno sui posti vacanti e disponibili segnalando un abuso da parte dell’amministrazione nell’esercizio di una pratica tesa solo al risparmio a scapito dei diritti dei lavoratori e attribuendo al collega ricorrente un risarcimento di tredicimila euro di danni.

E mentre la disoccupazione durante la crisi economica ha raggiunto picchi inaccettabili sia nel settore pubblico che nel settore privato, l’Anief si occupa di perorare la causa del precariato della ricerca in VII Commissione con le richieste avanzate nella memoria che, sola tra quelle presentate durante l’audizione dello scorso 28 settembre, conserva e segue le tracce di quanti hanno investito anni e anni di studi canalizzando le proprie energie in un percorso che vede allungarsi sempre di più l’anticamera dell’accesso alla docenza universitaria:

Allora, in un mondo dove si stagna tra graduatorie ed elenchi prioritari, dove chi ha la fortuna di aver cominciato l’anno in cattedra, ha perso in media da una a tre settimane di stipendio, oltre a ricordarsi di recuperarle chiedendo il sussidio di disoccupazione entro la fine di marzo, è possibile che resti ancora qualcosa da fare? La risposta è: “Sì, e molto”. Rimbocchiamoci le maniche, dunque, e andiamo a visitare le sedi territoriali aperte ormai in tutta Italia per diventare collaboratori attivi e protagonisti veri della nostra vita professionale, perché ragionare precariamente diventi presto un motto del passato.

Antonietta De Luca

08/10/2010

 

 

 

ADL

PRECARIAMENTE

A cura di Antonietta De Luca

Anche tu da queste parti? Sono almeno dieci click che ti osservo, sai?

Scommetto che apparteniamo allo stesso popolo.

Lasciami indovinare…anche tu vai in crisi quando ti chiedono: “Dove abiti?”, ti imbarazzano domande come: “Da dove vieni?”, “Dove vai?”, “Quanto tempo rimani?”? Allora sei dei nostri. Se poi cominci addirittura a balbettare quando qualcuno vuole sapere dove lavori, be’, collega, sai cosa c’è? Sei proprio al posto giusto qui ed ora, almeno su questa pagina e l’inchiostro seminato dall’aratro digitale della mia tastiera è proprio per te.

 

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