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Tutti i ricorsi riguardanti i il personale di ruolo

Con l’ordinanza n. 113/2014, i giudici della Corte costituzionale confermano il precedente orientamento espresso con le sentenze n. 304 e n. 310 del 2013 con cui ritengono manifestamente infondata l’illegittimità costituzionale del blocco degli automatismi di carriera per il personale non contrattualizzato, ritenendo gli interventi del Governo congrui alla particolare crisi finanziaria attraversata dal Paese.

Mentre nelle precedenti sentenze, sui principi già scritti nella sentenza n. 223/12, ribadiscono la peculiare posizione occupata dalla Magistratura nel sistema dell’equivalenza dei poteri del nostro ordinamento al punto da giustificare un aumento contrattuale del 5% dal dicembre 2012 legato ai costi dell’inflazione soltanto per i giudici e per l’avvocatura dello Stato, allorquando sulla trattenuta del 2,5% del TFR gli stessi giudici si definiscono dipendenti dello Stato, in quest’ultima pongono l’accento sulle esigenze degli equilibri di bilancio innalzando da un anno a tre anni, in sintonia con la trasformazione delle finanziarie in legge di stabilità, la legittimità dell’eventuale eccezionale blocco degli stipendi apprezzato in passato – oggi, peraltro, prorogato di un anno.

Secondo la Corte, il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, attraverso cui può attuarsi una politica di riequilibrio del bilancio, implicano sacrifici gravosi, quali quelli in esame, che trovano giustificazione nella situazione di crisi economica. In ragione delle necessarie attuali prospettive pluriennali del ciclo di bilancio, tali sacrifici possono interessare periodi che occorre siano definiti, ma possono essere più lunghi rispetto a quelli presi in considerazione dalle sentenze della Corte, pronunciate con riguardo alla manovra economica del 1992 (sentenza n. 245 del 1997).

Ma la stessa Commissione europea nelle osservazioni scritte sulla stabilizzazione dei precari, nei ricorsi appena discussi il 27 marzo a Lussemburgo, ha ribadito come le ragioni finanziarie non possono essere annoverate come ragioni imperative per comprimere i diritti dei lavoratori. Tale posizione della Consulta, inoltre, appare debole rispetto a un altro ricorso che lo stesso tribunale di Roma, nella persona del giudice Fedele, ha avuto modo di apprezzare sollevando questione di pregiudiziale costituzionale della stessa legge 122/2010 per violazione di diversi articoli della Costituzione in merito al blocco contrattuale, non previsto dalla Costituzione (in ultimo, l’art. 39 ma anche gli artt. 2, 3, 35, 36, 53).

La Confedir si costituirà nei prossimi giorni accanto alla FLP che ha patrocinato il ricorso e chiederà di rinviare alla Corte di Giustizia Europea gli atti per violazione anche dell’ultima direttiva comunitaria 2002/14/UE che garantisce il diritto alla consultazione e informazione dei lavoratori e dell’art. 27 del Trattato dell’Unione. Il personale della scuola e i dirigenti del Pubblico Impiego che vogliono aderire gratuitamente al ricorso possono scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Esiste un’Europa dei diritti cui il cittadino italiano, in quanto lavoratore, può chiedere tutela.

Il testo dell’ordinanza 113/2014

 

Anief invita i sindacati a fermarsi e a ricorrere in tribunale per sbloccare i contratti e adeguare gli stipendi almeno al costo dell’inflazione + 4%. Persi 3.600 euro lordi in media nell’ultimo triennio.
Mentre prendono avvio le trattative in ARAN per firmare il contratto entro il giugno 2012, ANIEF denuncia l’inadeguatezza della copertura finanziaria (120 mln) messa dal Governo e diffida i sindacati dallo scippare altre risorse al fondo delle scuole. Questo è già il metodo Brunetta che non paga perché riduce servizi alle famiglie. I soldi per gli aumenti di stipendio devono essere messi nelle finanziarie e non devono provenire da nuovi risparmi o tagli. Il sindacato autonomo dice no a un contratto che modifichi lo Stato giuridico quando gli stipendi di base non sono ancora adeguati all’aumento dei prezzi. In dieci anni si perderanno 12.000 euro.
Questa è la risposta del primo tra i sindacati non rappresentativi che si presenterà alle prossime elezioni RSU per ottenere la rappresentatività e contrastare le scelte sindacali che in questi anni hanno impoverito tutto il personale docente. Già perché i famosi scatti pagati per il 2010-2011 grazie al taglio di 50.000 posti di lavoro e alla riduzione di 1/3 del fondo del MOF e quelli per cui sono in corso le trattative per il 2012, grazie sempre a nuovi risparmi, sono sotto, comunque, di 4 punti percentuali rispetto all’aumento dell’inflazione registrato nell’ultimo triennio. Cosa vuol dire? Vuol dire che se si fosse firmato un contratto, e se non si fosse applicato il decreto legislativo 150/09 - sulla cui applicazione alcuni sindacati hanno firmato un’intesa già il 3 febbraio 2011 – (che prevede con il relativo atto di indirizzo la sostituzione del merito misurato con l’anzianità di servizio con il merito misurato con la prestazione individuale all’interno dell’unità aziendale secondo parametri nazionali, a condizione di risparmi da certificare per trovare le risorse), oggi, docenti e ata dovrebbero prendere in media 3.600 euro lordi di arretrati. Allora ci chiediamo, perché i sindacati non hanno ricorso in tribunale contro il blocco contrattuale, essendo loro prerogativa, tutelata dall’Europa, il diritto all’informazione e consultazione?
Per questa ragione, la stessa Confedir – cui l’Anief aderisce, ha deciso nell’ultima segreteria, per quanto di sua competenza, di dare mandato ai propri legali per impugnare la legge 122/2010 di fronte al tribunale del lavoro per giungere alla Consulta e alla Corte di giustizia europea.
Nel frattempo, Anief organizza per dirigenti, docenti e ata un ricorso collettivo gratuito alla CEDU per l’evidente differenza di trattamento tra alcuni dipendenti pubblici che continuano ad avere aumenti mensili del 5%, i privati che hanno registrato aumenti nell’ultimo anno del 2% e i restanti dipendenti pubblici tra cui il personale della scuola che dal 2010 non registra alcun aumento. Per informazioni consulta il seguente link o scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, infine, ricorda al ministro Giannini che per effetto della legge di stabilità 2014 (L.147/13) i contratti per il 2013 e 2014 possono essere firmati ai soli fini giuridici e non economici. Ma cambiare lo Stato giuridico quando gli stipendi sono sotto l’inflazione non ha senso tanto più se a fine carriera un docente italiano prende 600 euro in meno al mese di un collega che lavora negli altri Paesi OCDE. Prima di ogni trattativa, pertanto, il Governo come avviene nel Privato deve trovare le risorse da mettere in finanziaria per pagare gli aumenti di stipendio. In caso contrario, meglio non firmare niente e ricorrere in tribunale per ottenere giustizia.

Anief invita i sindacati a fermarsi e a ricorrere in tribunale per sbloccare i contratti e adeguare gli stipendi almeno al costo dell’inflazione + 4%. Persi 3.600 euro lordi in media nell’ultimo triennio.
Mentre prendono avvio le trattative in ARAN per firmare il contratto entro il giugno 2012, ANIEF denuncia l’inadeguatezza della copertura finanziaria (120 mln) messa dal Governo e diffida i sindacati dallo scippare altre risorse al fondo delle scuole. Questo è già il metodo Brunetta che non paga perché riduce servizi alle famiglie. I soldi per gli aumenti di stipendio devono essere messi nelle finanziarie e non devono provenire da nuovi risparmi o tagli. Il sindacato autonomo dice no a un contratto che modifichi lo Stato giuridico quando gli stipendi di base non sono ancora adeguati all’aumento dei prezzi. In dieci anni si perderanno 12.000 euro.
Questa è la risposta del primo tra i sindacati non rappresentativi che si presenterà alle prossime elezioni RSU per ottenere la rappresentatività e contrastare le scelte sindacali che in questi anni hanno impoverito tutto il personale docente. Già perché i famosi scatti pagati per il 2010-2011 grazie al taglio di 50.000 posti di lavoro e alla riduzione di 1/3 del fondo del MOF e quelli per cui sono in corso le trattative per il 2012, grazie sempre a nuovi risparmi, sono sotto, comunque, di 4 punti percentuali rispetto all’aumento dell’inflazione registrato nell’ultimo triennio. Cosa vuol dire? Vuol dire che se si fosse firmato un contratto, e se non si fosse applicato il decreto legislativo 150/09 - sulla cui applicazione alcuni sindacati hanno firmato un’intesa già il 3 febbraio 2011 – (che prevede con il relativo atto di indirizzo la sostituzione del merito misurato con l’anzianità di servizio con il merito misurato con la prestazione individuale all’interno dell’unità aziendale secondo parametri nazionali, a condizione di risparmi da certificare per trovare le risorse), oggi, docenti e ata dovrebbero prendere in media 3.600 euro lordi di arretrati. Allora ci chiediamo, perché i sindacati non hanno ricorso in tribunale contro il blocco contrattuale, essendo loro prerogativa, tutelata dall’Europa, il diritto all’informazione e consultazione?
Per questa ragione, la stessa Confedir – cui l’Anief aderisce, ha deciso nell’ultima segreteria, per quanto di sua competenza, di dare mandato ai propri legali per impugnare la legge 122/2010 di fronte al tribunale del lavoro per giungere alla Consulta e alla Corte di giustizia europea.
Nel frattempo, Anief organizza per dirigenti, docenti e ata un ricorso collettivo gratuito alla CEDU per l’evidente differenza di trattamento tra alcuni dipendenti pubblici che continuano ad avere aumenti mensili del 5%, i privati che hanno registrato aumenti nell’ultimo anno del 2% e i restanti dipendenti pubblici tra cui il personale della scuola che dal 2010 non registra alcun aumento. Per informazioni consulta il seguente link o scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, infine, ricorda al ministro Giannini che per effetto della legge di stabilità 2014 (L.147/13) i contratti per il 2013 e 2014 possono essere firmati ai soli fini giuridici e non economici. Ma cambiare lo Stato giuridico quando gli stipendi sono sotto l’inflazione non ha senso tanto più se a fine carriera un docente italiano prende 600 euro in meno al mese di un collega che lavora negli altri Paesi OCDE. Prima di ogni trattativa, pertanto, il Governo come avviene nel Privato deve trovare le risorse da mettere in finanziaria per pagare gli aumenti di stipendio. In caso contrario, meglio non firmare niente e ricorrere in tribunale per ottenere giustizia.

Sugli aumenti ai docenti del 2013 non è tutto risolto, come vorrebbe far credere il ministro Carrozza: anziché mettere vere risorse sul piatto, il Miur finanzia gli incrementi in busta paga con una ‘una tantum’ che non ha effetti sulla carriera e continua a sottrarre centinaia di milioni di euro al miglioramento dell’offerta formativa. In parallelo conduce manovre al risparmio che penalizzano collaboratori scolastici, assistenti e dirigenti scolastici.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): siamo al gioco delle tre carte, con lo stanziamento di ‘toppe’ annuali che non sostengono l’incremento negli anni a venire. Siamo di fronte ad una palese violazione dei diritti dell’uomo e della contrattazione collettiva, su stipendi che in Europa già crescono più lenti di tutti: non resta che ricorrere alla CEDU.

Sugli scatti di anzianità al personale della scuola non è tutto a posto, come vorrebbero far credere il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, e il suo entourage ministeriale. La verità è che per mantenere fede agli impegni presi con i lavoratori, il Miur sta prelevando dal Mof, il miglioramento dell’offerta formativa, cifre sempre più consistenti. Si è arrivati all’assurdo che per restituire al personale i 150 euro illecitamente sottratti dal Ministero dell’Economia a coloro che lo scorso anno hanno avuto un aumento automatico in busta paga, lo stesso MEF sta procedendo a un secondo maxi-prelevamento di fondi dal medesimo capitolo di spesa dedicato per legge alle esigenze formative.

Di fatto, ai lavoratori che nel 2013 hanno fruito dello ‘scatto’ non verrà concessa alcuna restituzione degli scatti stipendiali. Ma, come anche rilevato dalla stampa specializzata, solo una compensazione: prima si vedranno assegnato il cedolino decurtato di 150 euro, poi entro 48-72 ore riceveranno un secondo ‘cedolino’ che accrediterà 150 euro a compensazione della decurtazione avvenuta. E questo avverrà sempre usufruendo di centinaia di milioni di euro destinati, invece, a sostegno delle attività didattiche e a supporto degli studenti. Per realizzare, tra l’altro, una ‘una tantum’ che, ad oggi, non produce una completa progressione di carriera.

“Sulla questione degli scatti - precisa Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – si sono dette e si stanno dicendo tante bugie: ormai siamo al gioco delle tre carte. Ma è il momento di dire basta: come sindacato ci stiamo impegnando al massimo per impugnare, presso la CEDU, l’indebita sottrazione di fondi. È assurdo che anziché stanziare risorse ad hoc, si perseveri nella linea di sottrarre fondi per la formazione. Di questo passo ci ritroveremo con i soldi del Miglioramento dell’offerta formativa praticamente quasi tutti dirottati sul canale stipendi”.

“D’altra parte – continua il sindacalista Anief-Confedir – il Governo non potrebbe fare molto diversamente, visto che il D.P.R. 122 ha prorogato il blocco degli scatti di anzianità. Servirebbe un atto legislativo che lo modificasse. Ma non è affatto facile produrlo. Soprattutto in tempi brevi. Nel frattempo si sommano le ‘voci’ stipendiali che necessitano di copertura: in particolare, gli aumenti non sarebbero sostenuti nel tempo, ma solo attraverso ‘toppe’ annuali”.

Il D.P.R. 122/2013 ha infatti disposto che dal 2011 l’aumento in busta paga non può essere ritenuto valido ai fini delle progressioni di carriera. E questo perché altererebbe l’invarianza finanziaria introdotta dallo stesso blocco contrattale. Perché servirebbero, ogni anno, nuovi soldi da stanziare nella legge di stabilità. “L’unico modo per uscire da questo momento di impasse – conclude Pacifico – sarebbe quello di approvare una deroga esplicita per la scuola, trovare risorse vere e finirla con le semplificazioni mediatiche”.

Ci sono poi da sanare altre due vicende che hanno come danneggiati sempre i lavoratori della scuola: la mancata assegnazione della seconda posizione economica del personale Ata e lo svuotamento del fondo unico nazionale dei dirigenti scolastici. Nel primo caso, riguardante il personale non docente che negli anni passati ha superato una prova pubblica, specifica per accedere agli aumenti, il Mef ha disposto il blocco delle posizioni economiche a partire dal 1° settembre scorso: in un colpo solo, per meri motivi di risparmio pubblico, vengono annullate la prima e seconda posizione economica di cui all’articolo 2, commi 2 e 3, della sequenza contrattuale 25 luglio 2008 ottenute attraverso una prova concorsuale meritocratica. Ma in questo modo si vanno a sottrarre aumenti per delle prestazioni lavorative extra svolte negli ultimi quattro mesi. Operando, inoltre, una palese discriminazione rispetto a coloro che hanno svolto le stesse mansioni aggiuntive, ma vengono pagati attraverso il cosiddetto Fis.

Decisamente negativo è anche il giudizio del sindacato sulla decisione di andare a decurtare il fondo nazionale che finanzia il livello di prestazione svolta annualmente. La necessità di fare cassa intaccando gli stipendi del personale della scuola italiana – per Eurydice i più lenti a crescere in Europa e con il potere di acquisto inalterato rispetto al 2000 - è ormai la prassi di tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Per questi motivi Anief-Confedir non si fermerà alla mobilitazione del personale già annunciata dagli altri sindacati: ricorrerà alla CEDU. Rivendicando una palese violazione dei diritti dell’uomo e della contrattazione collettiva.

Per approfondimenti:

Scatti docenti salvi, ma sulla pelle di studenti e famiglie: 350 mln verranno sottratti alle attività scolastiche

I prof europei scattano tutti

Posizioni economiche: tiro al bersaglio nei confronti del personale Ata

 

I soldi per pagare gli aumenti in busta paga di circa 90mila docenti prelevati dal Miglioramento dell’offerta formativa. Così, per i dirigenti diventerà sempre più frequente doversi affidare al buon cuore dei genitori degli alunni. Anche per comprare materiale scolastico di primaria necessità: come la carta igienica, i gessetti per le lavagne, i toner, l’assistenza per i computer e l’attivazione dei progetti a sostegno della didattica.

La decisione del Governo di non far restituire a 90mila insegnanti i 150 euro degli scatti automatici già a loro assegnati rappresenta un passo in avanti, ma non cancella il danno che lo Stato continua a perpetrare nei confronti della scuola pubblica: i 350 milioni di euro necessari a pagare gli aumenti in busta paga dei lavoratori, così come oggi deciso a Palazzo Chigi, verranno infatti prelevati dal fondo per il Miglioramento dell’offerta formativa, che serve a finanziare le attività e i progetti a supporto della didattica, in particolare nelle aree a rischio.

Il sindacato ricorda che già lo scorso anno, sempre per finanziare gli scatti del personale, furono tagliati 340 milioni destinati all’offerta formativa: circa 275 milioni furono sottratti dal fondo di istituto e 65 da altri soldi già stanziati per le attività a supporto della didattica. Con il conseguente ridimensionamento dei progetti a sostegno delle scuole dove la dispersione degli studenti è alta, delle funzioni strumentali e degli incarichi specifici del personale docente e Ata, dell'attività motoria, dei finanziamenti per le competenze accessorie del personale comandato.

Ancora una volta, quindi, per i dirigenti delle 8.400 scuole italiane, alle prese con sempre maggiori problemi di fondi e finanziamenti statali, diventerà sempre più frequente doversi affidarsi al buon cuore delle famiglie degli alunni. Anche per comprare materiale scolastico di primaria necessità: come la carta igienica, i gessetti per le lavagne, i toner, l’assistenza per i computer e via dicendo. Come, anche, per l’attivazione dei progetti a sostegno della didattica.

“In realtà, la decisione di Ministero dell’Economia di riprendersi i soldi riguardanti gli scatti del 2012 – sottolinea Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – comporterà comunque un danno al mondo della scuola. Solo che anziché produrlo ai lavoratori, si attuerà nei confronti di studenti e famiglie. L’istruzione pubblica, infatti, verrà ulteriormente ridimensionata in termini di performance e servizi. Oltretutto, per realizzare una soluzione provvisoria che non risolve in modo definitivo il problema del blocco degli scatti automatici e delle progressioni di carriera. Al Governo – conclude Pacifico – fanno ormai sempre lo stesso ‘gioco’: si continua a tirare una coperta, ora da una parte ora dall’altra, che col passare del tempo è diventata assai corta”.

Per approfondimenti:

Basta con gli aumenti di stipendio tagliando i fondi per gli alunni

Scatti di anzianità: l’accordo tra Miur e sindacati ‘nobili’ per salvare il 2012 è un sacrificio inutile

 

 
Ricorso contro il blocco del contratto e delle progressioni stipendiali.

 DESCRIZIONE: Ricorso per ottenere lo sblocco del contratto e il recupero, anche ai fini previdenziali, degli scatti di anzianità che l'art. 9 (commi 17, 21 e 23) della Legge 122/2010 blocca per il periodo 2011-2013.

REQUISITI: Docenti e ATA di ruolo

MODALITA' DI PREADESIONE: Inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo come oggetto “PREADESIONE RICORSO SCATTI STIPENDIO” e per testo i propri dati anagrafici completi (COGNOME, NOME, LUOGO E DATA DI NASCITA, CODICE FISCALE, RECAPITI MAIL E TELEFONICI) e la propria sede di servizio statale (indirizzo COMPLETO – via, comune, provincia - della sede STATALE di attuale servizio).

MAGGIORI INFORMAZIONI: Vai al link

ISTRUZIONI OPERATIVE: Anief invierà successivamente per e-mail le istruzioni operative per l'effettiva adesione al ricorso. L'invio della e-mail di preadesione non è in alcun modo vincolante all'effettiva partecipazione al ricorso.

SCADENZA: Adesioni Aperte

COSTO: € 150

 
Ricorso per ottenere la valutazione, ai fini della mobilità e nelle graduatorie interne d'istituto, dei titoli e dei servizi cui la tabella di valutazione titoli non attribuisce alcun punteggio o cui attribuisce punteggio solo parzialmente.

 DESCRIZIONE: Ricorso per ottenere la valutazione, ai fini della mobilità e nelle graduatorie interne d'istituto, dei seguenti titoli: abilitazioni diverse dal Concorso Ordinario (12 punti), titolo SSIS o specializzazione sostegno (5 punti), servizio pre-ruolo (da far valutare 6 punti invece di soli 3 punti), incarico in qualità di supervisore Tirocinio (12 punti), incarico di presidente o commissario interno/esterno agli esami di maturità dopo l'a.s. 2000/2001 (1 punto per ogni servizio).

REQUISITI: Docenti di ruolo in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti: abilitazione tramite SSIS o concorsi riservati, specializzazione sul sostegno, incarico di Tutor di Tirocinio, servizio di insegnamento pre-ruolo, servizio post 2000/2001 come presidente o commissario interno/esterno agli esami di maturità.

NOTE: Per aderire a questo ricorso è necessario indicare, sia nella domanda di mobilità on-line, sia nella dichiarazione cartacea per la graduatoria interna d'istituto, i titoli di cui si chiede la corretta valutazione.

MODULO DI PREADESIONE: Scarica il modulo

MODALITA' DI PREADESIONE: Scaricare e inviare in allegato il modulo di preadesione all'indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo come oggetto “PREADESIONE RICORSO TABELLA TITOLI” e per testo i propri dati anagrafici completi (COGNOME, NOME, LUOGO E DATA DI NASCITA, CODICE FISCALE, RECAPITI MAIL E TELEFONICI) e la propria sede di servizio statale (indirizzo COMPLETO – via, comune, provincia - della sede STATALE di attuale servizio).

MAGGIORI INFORMAZIONI: Vai al link

ISTRUZIONI OPERATIVE: Anief invierà successivamente per e-mail le istruzioni operative per l'effettiva adesione al ricorso. L'invio dell'e-mail di preadesione non è in alcun modo vincolante all'effettiva partecipazione al ricorso.

SCADENZA ADESIONI: 9 aprile 2013. PROROGA: 11 aprile 2013Adesioni aperte.

COSTO: € 150

 
Ricorso per ottenere l'interruzione della trattenuta obbligatoria in busta paga di un ente (Enam) ormai completamente privo di utilità

 

DESCRIZIONE: Ricorso per ottenere l'interruzione della trattenuta Enam sullo stipendio e far risarcire le quote illegittimamente trattenute, al netto degli interessi maturati, a far fede dalla soppressione dell’ente (30 luglio 2010).

REQUISITI: Docenti di ruolo e dirigenti della scuola dell'Infanzia e della Primaria

MODELLO REVOCA ENAM: Inviare il modello di revoca della trattenuta Enam a mezzo raccomandata a/r alla Ragioneria provinciale dello Stato di propria pertinenza (provincia della sede di servizio) e per conoscenza all’INPS. Contestualmente si deve inoltrare, in allegato alla mail di preadesione, copia del modello di revoca inviato e qualsiasi eventuale risposta ricevuta dall'amministrazione all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

MODALITA' DI PREADESIONE: Dopo aver spedito il modello di revoca per raccomandata, allegarlo tramite mail e inviare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo come oggetto “PREADESIONE RICORSO ENAM” e per testo i propri dati anagrafici completi (COGNOME, NOME, LUOGO E DATA DI NASCITA, CODICE FISCALE, RECAPITI MAIL E TELEFONICI) e la propria sede di servizio statale (INDIRIZZO COMPLETO – via, comune, provincia - della sede statale di attuale servizio).

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ISTRUZIONI OPERATIVE: Anief invierà successivamente per e-mail le istruzioni operative per l'effettiva adesione al ricorso. L'invio dell'e-mail di preadesione non è in alcun modo vincolante all'effettiva partecipazione al ricorso.

SCADENZA: Adesioni Aperte

COSTO: € 100

 

 
Ricorso per recuperare il 2,69% per gli anni 2011 e 2012 e il 2,50% trattenuto negli ultimi 5 anni 

 

DESCRIZIONE: Il D.L. 185/2012 ripristina per il TFR dei precari e dei neo-assunti dopo il 2001, contro la Costituzione, quota 6,91% e trattenuta 2,5%. Per gli assunti prima del 2001, invece, ritornati a quota 9,60%, mistero sul 2,69% in più che lo Stato dovrebbe versare per il 2011 e il 2012. Mef e Inps bloccano, per ora, tutto al 30.12.10, al netto delle riliquidazioni entro un anno previste. Procedure per ottenere quanto dovuto, almeno 1.000 euro a lavoratore, attraverso l'invio di una diffida e di un modello di decreto ingiuntivo in caso di risposta negativa. 

REQUISITI: Docenti e ATA precari e di ruolo

MODELLO DIFFIDA TFRI nuovi modelli di diffida sono disponibili online a questo link.

MODALITA' DI PREADESIONE: Scarica gratuitamente e invia le nuove diffide, che puoi scaricare da questo link

MAGGIORI INFORMAZIONI: Vai al link

ISTRUZIONI OPERATIVE: Richiedi le istruzioni per ricorrere scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

SCADENZA: Adesioni Aperte

COSTI: Modello di diffida: gratuito. Ricorso: € 100

NEWS RICORSO TFR/TFS

 

 
Ricorso contro la valutazione parziale dell'esperienza pre-ruolo ai fini della ricostruzione di carriera.

 

DESCRIZIONE: Ricorso per ottenere la valutazione per intero di tutto il periodo pre-ruolo oggi illegittimamente valutato per intero solo fino a 4 anni, con la parte eccedente valutata per soli 2/3 ai fini giuridici e il restante 1/3 ai soli fini economici.

REQUISITI: Docenti e ATA di ruolo con più di 4 anni di servizio pre-ruolo.

MODALITA' DI PREADESIONE: Inviare una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo come oggetto “PREADESIONE RICORSO RICOSTRUZIONE CARRIERA” e per testo i propri dati anagrafici completi (COGNOME, NOME, LUOGO E DATA DI NASCITA, CODICE FISCALE, RECAPITI MAIL E TELEFONICI) e la propria sede di servizio statale (indirizzo COMPLETO – via, comune, provincia - della sede STATALE di attuale servizio).

MAGGIORI INFORMAZIONI: Vai al link 

ISTRUZIONI OPERATIVE: Anief invierà successivamente per e-mail le istruzioni operative per l'effettiva adesione al ricorso. L'invio dell'e-mail di preadesione non è in alcun modo vincolante all'effettiva partecipazione al ricorso.

SCADENZA: Adesioni Aperte

COSTO: € 150

 

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