Il sindacato Anief ha commentato positivamente le dichiarazioni del ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, a proposito della volontà del Governo di "ripartire dalla scuola e dalla ricerca" e di evitare "altri tagli" al settore scolastico italiano, letteralmente martoriato negli ultimi tre anni e mezzo da chi lo ha preceduto.
"Cosa altro è possibile eliminare, del resto - ha detto il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - dopo la cancellazione di oltre 100mila posti di lavoro tra insegnanti e personale Ata, la riduzione di 8 miliardi di finanziamenti, l'accorpamento di migliaia di scuole e l'introduzione di una serie di norme che introducono per la prima volta la possibilità per il personale in esubero di essere collocato in un altro ruolo, in un'altra regione, cassintegrato ed in casi estremi addirittura licenziato?".
La decisione di dire basta allo stillicidio di risorse destinate alla formazione delle nuove generazioni rappresenta comunque un annuncio da non trascurare: "È un importante segnale, perché in controtendenza rispetto alla pessima politica - ha aggiunto Pacifico - che ha caratterizzato gli ultimi anni, contrassegnati da motivazioni puramente economico-ideologiche e soggiacenti a logiche più aziendalistiche che attinenti alla conduzione di un settore decisivo per il futuro del paese quale è l'istruzione dei suoi cittadini".
Lo stop ai tagli, tuttavia, è solo la prima operazione da svolgere. "Ora il Ministro confermi questa sua intenzione di cambiare strategia, di puntare veramente sull'istruzione, adottando anche provvedimenti e norme che permettano alla scuola e ai suoi lavoratori di avvicinarsi ai parametri formativi di un paese moderno", ha concluso il rappresentante del sindacato autonomo.
Per i coordinamenti c’è un "disegno" contro i supplenti: in pochi mesi la riforma delle pensioni, l’annuncio dei concorsi che riserveranno parte dei ruoli agli ultimi arrivati, l'apertura degli enti privati negli organi collegiali, la chiamata diretta in Lombardia. Il 12 aprile i sindacati ne parleranno al Miur. Il 24 manifestazione a Milano.
Il governo “tecnico” non avrebbe minimamente preso in considerazione le necessità e i problemi dei precari della scuola. Anzi, le iniziative legislative che hanno preso corpo nelle ultime settimane stanno ulteriormente danneggiando un corposo numero di lavoratori che vede sempre più complicarsi il cammino verso l’assunzione. A giungere a queste severe conclusioni sono un gruppo di coordinamenti e movimenti di precari, che per sabato 21 aprile hanno organizzato una manifestazione nazionale di protesta a Milano. I precari puntano il dito verso le iniziative per introdurre la scelta dei docenti direttamente dalle scuole, in sostituzione del sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie: “l’unico canale – sostengono - trasparente e meritocratico”. Respingono “con sdegno” l’inasprimento delle norme per andare in pensione, la tendenza ad “aziendalizzare la scuola statale e asservirla ai volubili interessi dei privati”. E non vedono di buon occhio l’ipotesi di un nuovo maxi concorso per diventare docenti, almeno “finché tutti i lavoratori precari non verranno assunti”.
Secondo i rappresentanti dei precari quanto sta accadendo è “assolutamente surreale, illegale e inaccettabile”. Anche se è “cambiato il governo, la situazione è rimasta immutata: il ministro Profumo, ben lontano dal proporre un necessario rifinanziamento e il ritiro dei tagli, si è posto sulla stessa linea della Gelmini e procede nella sua opera di distruzione della scuola statale senza alcuna vera opposizione”.
Nel documento di protesta, i coordinamenti sostengono che “il neoministro intende infatti mettere in discussione perfino i diritti acquisiti dai precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento e quelli di quanti lavorano nella scuola da anni. Inoltre,col ‘decreto semplificazioni’, è stata potenziata l’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di scuole e di un ‘organico dell'autonomia’”.
I precari ritengono che dietro a questi provvedimenti vi sia un “disegno” strategico, teso a danneggiarli: si tratta di iniziative “perfettamente in sintonia con il PdL 953 (Aprea), da poco approvato dalla Commissione Cultura della Camera una legge che intende aprire le porte della scuola statale ai privati attraverso il ‘Consiglio dell'autonomia’ e riformare gli organi collegiali, che di fatto saranno neutralizzati e ‘commissariati’ da rappresentanti di enti e fondazioni private, che finanzieranno direttamente le scuole - dotate di statuti autonomi – imponendo indirizzi, stravolgendo programmi ed erogando risorse in modo funzionale ai loro interessi”.
Poi possano al contrattacco riguardo l'art. 8 della Legge Lombardia “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione”, definito “eversivo e devastante”. Se dovesse passare questo progetto, ritengono “inevitabile l’incancrenirsi del fenomeno del clientelismo e della sua peggiore variante, il nepotismo, di cui il governatore lombardo e il movimento di cui è uno dei massimi esponenti, come ben sa qualsiasi cittadino, sono modelli paradigmatici”.
Per i coordinamenti dei precari la situazione è ad alto rischio. Tanto che si rivolgono al presidente della Repubblica, l’unico in grado di “intervenire tempestivamente per bloccare la destrutturazione della Scuola e scongiurare, così, lo smembramento della Nazione, che la Scuola ha culturalmente e moralmente unificato, garantendo la mobilità sociale, promuovendo e preservando l’esercizio consapevole dei diritti democratici e sancendo l’affermazione del Paese nel contesto europeo”.
Ai appellano, infine, a tutti i sindacati, perché utilizzino ogni strumento “a loro disposizione, compreso lo sciopero, per opporsi al PdL 953-Aprea, al PdL 146 della Giunta Formigoni e a qualsiasi tentativo di attuare la chiamata diretta e la regionalizzazione dell'istruzione”. I quali, proprio su quest’ultimo punto, hanno già detto di essere dalla loro parte. Secondo il segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, quello approvato dal consiglio regionale lombardo è un progetto “incostituzionale”, che “mette in discussione la libertà di insegnamento, destruttura il sistema nazionale di Istruzione”. Il sindacalista chiede quindi al ministro Profumo “un formale disconoscimento dell’operato della regione Lombardia”. E ribadirà questa posizione il 12 aprile, nel corso del tavolo convocato dal Miur per discutere proprio dei temi del reclutamento. E intanto la Cgil ha anche proclamato una serie di scioperi a livello locale, che interesseranno anche la scuola.
A prendere le distanze dal modello di assunzioni che elude l’utilizzo delle GaE è anche il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, che annovera un alto numero di precari tra i propri aderenti: in Lombardia stanno cercando di approvare “una norma del tutto incostituzionale perché l’ordinario svolgimento delle attività didattiche deve essere svolto da insegnanti assunti obbligatoriamente dallo Stato. Il Ministro Profumo deve bloccarla. In caso contrario – avverte il rappresentante dell’Anief - la impugneremo in Tribunale”.
Sullo sfondo c’è poi l’ipotesi che la “stretta” sugli ammortizzatori sociali prevista in caso di licenziamento, contenuta nel ddl riforma del mercato del lavoro e che nei prossimi giorni verrà depositato in Parlamento per l'iter di approvazione, possa essere estesa al comparto statale. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, avrebbe già espresso questa intenzione.
Il presidente dei Cip, Elena La Gioia: non è colpa nostra se nel frattempo ci siamo invecchiati. Intanto il ‘Comitato tutela precari legge 296’ chiede lumi posti sulle assunzioni “congelate” in estate: serve un documento legale, anche per evitare altri contenziosi. L’Anief invece chiede immissioni in ruolo su tutti i posti senza titolare.
Era inevitabile: le dichiarazioni rilasciate alcuni giorni fa dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, a proposito della possibilità di assumere in estate 10mila precari (pari a meno della metà del turn over, visto che i pensionamenti saranno pari ad oltre 27mila dipendenti!) e soprattutto di creare “un patto tra generazioni” perchè “i giovani non possono andare sempre in coda”, hanno provocato la reazione piccata dei precari storici. Stiamo parlando di decine di migliaia di supplenti, quasi sempre pluriabilitati e con una lunga serie di titoli (master, perfezionamenti, aggiornamenti professionali, responsabili di progetti e via dicendo) accumulati nel tempo per migliorarsi e non rimanere indietro in graduatoria.
A farsi portavoce della contrarietà all’idea del ministro, che si dovrebbe anche tradurre attraverso un mini concorso riservato all’accesso nelle graduatorie esaurite, è stata Elena La Gioia, da qualche mese presidente dell’ormai storico Cip, il ‘Comitato insegnanti precari’: “noi docenti precari ‘storici’ – ha detto La Gioia - è tutta la carriera che stiamo in coda, e se durante questa nostra lunga attesa siamo invecchiati non è colpa nostra, eravamo anche noi giovani quando abbiamo cominciato a insegnare nelle scuole”. Ne consegue che “il patto tra generazioni proposto dal ministro in realtà si tradurrà in un conflitto di interessi, perchè molti di noi hanno già figli giovani, anche laureati in attesa di occupazione”.
Secondo la rappresentate dei Cip, anche lei precaria di lunga data, siamo di fronte ad “un paradosso tutto italiano, che ancora una volta si tenta di risolvere con provvedimenti tampone o con dichiarazioni di intenti che tali resteranno: in realtà –teme La Gioia - i concorsi per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo della scuola prospettati dal Ministro vedranno pochi posti e tantissimi concorrenti che come da requisito per partecipare dovranno essere già abilitati quindi esperti, e che i giovani appena abilitati dovranno tentare di scavalcare” Il rischio è cha si innescherà“l’ennesima guerra tra poveri”. Altro che patto generazionale, la prospettiva è l’idea del ministro Profumo condurrà verso una “lotta tra generazioni”.
Intanto, alcuni giorni fa, il 2 aprile, una rappresentanza del ‘Comitato tutela docenti precari legge 296’ ha incontrato alcuni funzionari del Miur per fare chiarezza sull’esito di una parte dei posti “congelati” in occasione dell’ultima tornata di assunzione, in attesa del giudizio definitivo dei giudici sulla questione “pettine-code”: si tratta di migliaia di posti “che hanno visto – spiega una nota del Comitato - un cambio di rotta da parte dell’Anief, la quale non si sta limitando a richiedere il ruolo per i ricorrenti allora individuati dal Commissario ad Acta, ma ha inondato di circa 10.600 ricorsi i giudici del lavoro di diverse province mettendo sotto ricatto i 30.000 ruoli dati dalle graduatorie ad esaurimento a partire dall’agosto 2009 ed ipotecando i risicati numeri dei prossimi”.
Come portavoce del disagio dei diretti contro-interessati, i precari hanno chiesto che in tempi brevi il Miur realizzi un “documento legale da inviare ai soggetti interessati. In questi tempi di forte recessione economica il Ministero – sottolineano dal ‘Comitato tutela docenti precari legge 296’ - non può continuare ad essere soccombente laddove potrebbe invece vincere e dirottare i risparmi ottenuti proprio sulle assunzioni di nuovi insegnanti mettendo fine ad innumerevoli e poco plausibili contenziosi che paiono sempre più l’unica forma di diritto scolastico”.
Sulla questione assunzioni è intervenuta però anche la stessa Anief, che attraverso il suo presidente, Marcello Pacifico, ha chiesto che il ministro Profumorispetti “le regole che l’Europa impone in merito alla lotta contro la precarietà e l’abuso dei contratti a termine. Sempre rispettando anche chi da diversi anni, anche più di 20 resi alle dipendenze della scuola pubblica, aspetta un posto che è suo di diritto”. Senza entrare nel merito della diatriba, Pacifico ha inoltre chiesto “di stabilizzare da subito i 50.000 precari della scuola, tra docenti e personale Ata, che quest’anno sono stati assegnati su posti vacanti e disponibili. Supplenti che poi sono stati costretti a perdersi tra veti, desideri e ricatti di chi vuole approfittare dell’ennesima procedura concorsuale per assicurarsi un voto o una tessera”.
La proposta di legge della Regione Lombardia che prevede la chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole, sia pure limitatamente alle supplenze e a titolo sperimentale, trova la netta contrarietà dei sindacati.
Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola, parla in una nota di “intervento che invade le competenze dello Stato in materia di reclutamento prefigurando una inaccettabile ‘balcanizzazione’ del sistema scolastico”.
Durissimo anche Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, che chiede al ministro Profumo di “esprimere immediatamente un parere negativo” sulla legge regionale e parla di “deriva secessionista della Giunta Lombarda in materia d'istruzione”.
L'Anief (Associazione professionale sindacale) annuncia che anche in questo caso farà ricorso in Tribunale per opporsi all'art. 8 della legge regionale, palesemente contrastante con la Costituzione. "La giunta lombarda, sostiene in una nota, si sta assumendo una responsabilità enorme nel contrastare le indicazioni della nostra Costituzione e dovrà spiegare le ragioni di questa insensata iniziativa direttamente ai giudici."
Di “segnale molto positivo per tutto il mondo della scuola” parla invece Roberto Gontero, neo presidente di AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), a cui giudizio “chi si oppone non lo fa per ragioni didattiche o pedagogiche, ma solo perché teme che possano venir meno quei superati meccanismi burocratici che regolano le assunzioni dei docenti in Italia, opponendosi a ogni volontà di reale cambiamento”.
Assolutamente contrari alla chiamata diretta sono i precari, che annunciano una manifestazione per il 21 aprile prossimo. Un comunicato del coordinamento 3 ottobre di Milano, una delle loro organizzazioni, sostiene senza mezzi termini che “questa sperimentazione lombarda limiterà fortemente la libertà d'insegnamento dei docenti asservendoli ai dirigenti scolastici dei singoli istituti che avrebbero diritto di vita e di morte sui docenti neoassunti sempre più precarizzati e aumenterà il rischio di clientelismo e nepotismo nella selezione dei docenti”.
L'articolo 8 prevede la possibilità dell'assunzione diretta, da parte della singola scuola autonoma, del personale docente inserito in un albo regionale in cui sono inclusi obbligatoriamente solo i lavoratori che aderiscono al progetto di sviluppo regionale in materia di istruzione e formazione.
Nonostante nella giornata di ieri, 3 aprile, la maggioranza alla Regione Lombardia, Pdl e Lega, abbiano deciso di rinviare l'approvazione del Progetto di Legge n. 146 "Misure per la Crescita e l'Occupazione", contenente il contestatissimo l'art. 8, per mancanza del numero legale (dovuto con ogni probabilità alla diretta Tv della partita Milan-Barcellona), nella giornata di oggi, 4 aprile, la legge che introduce in via sperimentale il sistema della chiamata diretta da parte delle scuole per il reclutamento dei docenti è regolarmente passata.
“Quell'articolo è una follia istituzionale da mettere in capo tutta alle scelte ideologiche del Presidente Formigoni e dell'Assessore Aprea”, così si esprime il segretario nazionale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, che invoca pure l’interevento del ministro Profumo con un parere del tutto negativo perché permette il reclutamento dei docenti da parte delle singole scuole.
Ma grida pure alla incostituzionalità della legge “perché il reclutamento è materia delegata alla legislazione nazionale, col reale rischio di discriminazioni e messa in discussione della libertà d'insegnamento. E aggiunge: “Diffidiamo il Ministero a stipulare qualsiasi intesa con la Regione Lombardia per dare attuazione a quella legge. Siamo pronti ad intraprendere tutte le iniziative di mobilitazione e valuteremo come sollevare il profilo di costituzionalità."
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico: “il ministro Profumo deve bloccare la norma. In caso contrario la impugneremo in Tribunale. La giunta lombarda si sta assumendo una responsabilità enorme nel contrastare le indicazioni della nostra Costituzione e dovrà spiegare le ragioni di questa insensata iniziativa direttamente ai giudici”.
E poi l’Anief ricorda: “Neanche in Sicilia, Regione a statuto speciale, senza le necessarie modifiche legislative nazionali e regionali si può procedere alla gestione diretta del personale scolastico. Fanno eccezione Trento e Bolzano, ma si tratta di province autonome”.
Intanto la maggioranza che guida la Regione Lombardia (Pdl e Lega Nord) ha votato compatta, con 41 voti favorevoli, mentre, come era prevedibile, contrarie le opposizioni (Pd, Idv, Sel e Udc) appoggiate da alcune associazioni di insegnanti.
Sono state tuttavia accolte alcune modifiche proposte dal Pd, come la durata triennale della sperimentazione e l'obbligo di una relazione semestrale alla commissione consiliare competente.
Il testo dell'articolo 8 è il seguente: "Al fine di realizzare l'incrocio diretto tra domanda delle istituzioni scolastiche autonome e l'offerta professionale dei docenti le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi per reclutare il personale docente con incarico annuale. E' ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola iscritto nelle graduatorie provinciali fino ad esaurimento''.
Per quanto riguarda la maggioranza, il relatore del provvedimento, Mario Sala (Pdl), ha spiegato: ''L'articolo 8 del progetto di legge apre alla sperimentazione di una vera autonomia scolastica attraverso una possibilita' per le scuole di indire concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, per selezionare il personale docente necessario a svolgere le attivita' scolastiche annuali favorendo la continuita' didattica. Ci siamo battuti in aula affinche' il reclutamento diretto degli insegnanti da parte delle scuole statali lombarde fosse finalmente possibile''.