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Anief-Confedir: mentre il Governo si pavoneggia con l’approvazione di un decreto sulla scuola molto di facciata, dal Miur continua a prevalere la politica del risparmio ad oltranza.

I paradossi della scuola italiana non sembrano avere più limiti. Quando lunedì mattina, il 16 settembre, in Sicilia suonerà la prima campanella del nuovo anno scolastico, il liceo musicale di Modica rischierà seriamente di entrare nel guinness dei primati: la prima classe sarà infatti composta da 49 alunni, di cui uno anche diversamente abile.

Per colpa dei “legacci” della burocrazia e della perenne mancanza di fondi ministeriali, l’Ufficio scolastico regionale siciliano ha infatti negato lo sdoppiamento del gruppo di alunni. Anche se l’alto numero di iscrizioni avrebbe permesso di creare due normali classi, da 24-25 iscritti ciascuna, inserendole nell’organico “di fatto” costituito annualmente a ridosso di ogni nuovo anno scolastico, l’Usr ha negato tale possibilità perché le autorizzazioni delle sezioni del liceo musicale sono numericamente prefissate per legge.

Ora, poiché secondo la normativa vigente, in una classe non potrebbero essere presenti più di 25-26 alunni, che in presenza di studenti disabili si riducono a non più di 20 per facilitare i processi di integrazione e di inclusività, il rischio concreto è che nei prossimi giorni quasi 30 ragazzi iscritti alla prima liceo musicale di Modica vengano obbligatoriamente dirottati su altri corsi di studi superiori.

Con l’aggravante che ciò avverrà a scuola iniziata e senza la necessaria ponderazione, da parte degli studenti e delle rispettive famiglie, che deve essere adottata per una scelta delicata e importante quale è l’inizio della scuola superiore. A meno che l’amministrazione non autorizzi l’attivazione della prima con 49 studenti. Prendendosene tutte le responsabilità, anche sul fronte della sicurezza,

“È davvero grave – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – che mentre il governo si pavoneggia con l’approvazione di un decreto sulla scuola molto di facciata e tutt’altro che di svolta, gli utenti della scuola debbano ancora fare i conti con la politica della razionalizzazione senza limiti che ha caratterizzato gli ultimi anni. La stessa conferma del dimensionamento scolastico, che ha portato alla cancellazione di 2mila istituti, prevista anche dallo stesso decreto approvato il 9 settembre dal Consiglio dei Ministri e pubblicato ieri nella gazzetta ufficiale a dispetto dal parere contrario della Consulta, rappresenta il continuum di una prassi ingiusta e illegittima. Ma dura a morire”.

 

A poco più di 15 giorni dall’inizio dell’anno scolastico, la mancanza di notizie ufficiali sulle immissioni in ruolo lasciano in ambasce i primi 12mila candidati che hanno superato le prove del concorso a cattedra e 200mila precari che aspirano alla supplenza annuale. Impazzisce il sistema informatico del Miur, che in corso d’opera esclude tantissimi aspiranti dai Percorsi abilitanti speciali. Nessuna risposta viene data ai 21mila docenti che hanno appena acquisito l’abilitazione tramite il Tfa ordinario, ma vengono lasciati fuori dalle graduatorie ad esaurimento e quindi dal mondo del lavoro. Forte malcontento anche tra il personale di ruolo, cui per il quinto anno consecutivo è stato appena negato il rinnovo contrattuale. Anief-Confedir: l’aria è bollente, peggio di così il Governo non poteva fare.

Per il mondo della scuola sarà un Ferragosto vissuto con il patema d’animo. Dopo che circa 800mila docenti e Ata di ruolo hanno incassato dal Consiglio dei ministri il duro colpo del blocco stipendiale per il quinto anno consecutivo, almeno 15mila precari passeranno i giorni più caldi dell’anno ad attendere il decreto interministeriale che permetta loro di essere immessi in ruolo. Lo stato d’ansia non risparmia i vincitori del concorso a cattedra, molti dei quali non potranno essere assunti perché nel frattempo i tagli agli organici, il dimensionamento e il blocco del turn over hanno fatto sparire i posti liberi.

Poi ci sono decine di migliaia di esclusi dai Percorsi abilitanti speciali, a seguito della insensata decisione del Ministero dell’Istruzione di rendere più stringenti i requisiti d’accesso. Forte malcontento serpeggia anche tra i 21mila docenti che hanno appena concluso il Tfa ordinario, lasciati fuori dalle graduatorie ad esaurimento perché nel frattempo il Miur ha deciso che le abilitazioni conseguite dal 2013 sono “carta straccia”.

E che dire dei 3.500 inidonei all’insegnamento e docenti degli ex enti locali che ancora non sanno quale sarà il loro destino professionale? E dei ‘Quota 96’, che tutti vogliono aiutare ma che si apprestano ad iniziare un altro anno scolastico, loro malgrado, per colpa della riforma Fornero che li ha ingiustamente obbligati a rimanere in servizio?

Il disorientamento non risparmia nemmeno gli studenti. E le loro famiglie. Che dovranno abituarsi, ancora più degli altri anni, a vedere cambiare in continuazione i docenti dei loro figli, visto che in Italia un insegnante ogni sette è precario. Il ritardo delle immissioni in ruolo porterà, infatti, all’individuazione dei supplenti annuali in notevole ritardo rispetto all’avvio dell’anno scolastico. Nel frattempo i dirigenti scolastici, 2mila dei quali a capo di più istituti, saranno costretti a nominare i supplenti dei supplenti. Con un “balletto” di nomine di nuovi docenti che se va bene si concluderà a Natale.

“È questo l’incredibile scenario che aspetta oltre un milione di dipendenti, tra docenti e Ata di ruolo e non, al servizio dei nostri studenti: peggio di così il Governo non poteva fare”, commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir per la scuola. “Fa davvero rabbia, perché mentre il Governo continua a prendere tempo e a rimandare l’approvazione di provvedimenti fondamentali, il ministro Carrozza a promettere di trovare soldi per salvare la scuola, tra gli addetti ai lavori l’aria che si respira si fa sempre più bollente. Per loro, ma anche per i loro alunni, e le rispettive famiglie, sarà un Ferragosto durante il quale, scolasticamente parlando, - conclude Pacifico - ci sarà davvero poco da festeggiare”.

 

Nessun fatto concreto per salvare più di 3.500 insegnanti, colpiti anche da gravi patologie, dal declassamento di livello professionale. Ha fatto bene l’Anief a presentare per loro ricorso al Tar del Lazio.

Sul futuro professionale di oltre 3.500 docenti (di cui 3.084 dichiarati non più idonei all'insegnamento, 460 insegnanti tecnico-pratici appartenenti alla classe di concorso C999 e di altri 28 titolari nella C555) il Governo continua a portare avanti l’intollerabile politica dello struzzo. Nelle ultime settimane abbiamo assistito solo ad una serie di promesse e dichiarazioni sul buon esito della vicenda. Anche da parte del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza.

Tuttavia, nessun impegno formale è stato preso per cancellare le disposizioni nefaste previste dagli artt. 13 e 14 del D.L. 95/2012, convertito nella Legge 135/12. L’ultima occasione, in ordine di tempo, è stata la seduta congiunta delle Commissioni Cultura e Lavoro della Camera, cui ha partecipato anche il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria. Al centro della discussione tenuta a Palazzo Montecitorio, c’erano le mozioni presentate dal M5S, dal Pd, dal PdL e da SeL: Rossi Doria si è limitato a ricordare che per evitare il transito del personale docente inidoneo nel comparto impiegatizio dello Stato servono 114,31 milioni per l’anno in corso, 110,09 milioni per il prossimo, 105,86 milioni per il 2015, 101,63 milioni per il 2016 e 97,41 milioni a partire dal 2017. E che il Governo è intenzionato ad adottare ”tutte le iniziative, anche di carattere normativo, volte ad individuare le migliori soluzioni per l'utilizzo e la valorizzazione del personale docente dichiarato inidoneo”.

Rimaniamo quindi sempre fermi alle buone intenzioni. Ma intanto, il tempo passa. E se non si trova una soluzione efficace, per coprire i risparmi previsti da una spending review che punisce incredibilmente del personale affetto in prevalenza da patologie, anche gravi, dal 1° gennaio 2014 scatterà la clausola di salvaguardia inserita nell'art. 1, comma 621, lettera b), della Legge n. 296/2006: in pratica si ridurrà l'importo disponibile dei fondi al comparto previsti di dall'articolo 4, comma 82, della Legge n. 183/2011 e di cui all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge n. 112/2008.

Alla luce di questo quadro sull’evolversi della situazione politica della vicenda inidonei/Itp, a dir poco deludente, ha fatto bene l’Anief a rivolgersi al Tar del Lazio per chiedere la sospensione degli effetti del decreto interministeriale, firmato nel marzo scorso, attuativo degli artt. 13 e 14 della Legge 135/12, al fine di evitare già dal prossimo anno scolastico il transito dei docenti ricorrenti nei ruoli del personale Ata.

 

L'Anief organizza l'apertura starordinaria di sportelli di consulenza su tutto il territorio nazionale per agevolare le procedure di compilazione delle domande di utilizzazione e assegnazione provvosoria. Di seguito i riferimenti degli sportelli per ogni regione. La tabella verrà aggiornata costantemente.

 

 

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