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Veneto

Trasferimento sede regionale Anief Veneto

Si comunica che la segreteria regionale di Anief Veneto e Anief Trentino Alto Adige si trasferirà nella nuova sede di viale del Lavoro n. 39, a San Martino Buon Albergo (Vr) (centro commerciale Verona EST), e sarà nuovamente operativa dal giorno 2 novembre 2021.
Dal 19 al 29 ottobre l'attuale sede sarà chiusa al pubblico. Rimarranno attivi i servizi di consulenza telefonica e mail, senza variazioni di orario, ad esclusione dei giorni 20 e 21 ottobre che vedranno l'interruzione anche della consulenza telefonica.
I collaboratori tutti cercheranno di ridurre al minimo gli eventuali disservizi.
Arrivederci a presto nella nuova sede.
STRUTTURA TERRITORIALE NEWS

Presidente regionale

RITA FUSINATO

 

Vice Presidente regionale

PATRIZIO DEL PRETE

 

3666144826 consulena telefonica dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.00


REFERENTI

Contenzioso

MARIA GIUNTA

 

3371182975

 

consulenza telefonica dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.00

AFAM

FEDERICA FOGLIA

 

 

ATA

ROBERTO VELLA

 

3371182990 - Consulenza telefonica Lun. e Mart. dalle 17.00 alle 19.00 ven. dalle 16.00 alle 18.00

 

Verona

Presidente provinciale

PATRIZIO DEL PRETE

 

3666144826 [[consulenza telefonica dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.00]]

Vice Presidente provinciale

_ _

 

Venezia

Presidente provinciale

RITA FUSINATO

 

Consulenza telefonica e in presenza nei seguenti giorni e orari: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15:30 alle 18:00. Contattare il numero 0458204304

Vicenza

Presidente provinciale

CAROLA CIPOLLINA

 

3453302370

Consulenza telefonica dal lunedì al venerdì ore 15.00 - 17.00


COLLABORATORI

FABIO LO PRESTI

3453302370

ROBERTO VELLA

3371182990

consulenza telefonica: lunedì dalle 17.00 alle 19.00 martedì dalle 17.00 alle 19.00 venerdì dalle 16.00 alle 18.00

Padova

Presidente provinciale

ALAN CACCIN

 

3938550501

[Consulenza telefonica lunedì e venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e martedì mercoledì giovedì dalle 16.30 alle 18.30]


COLLABORATORI

GIAMPAOLO ROSSI

ROBERTO VELLA

3371182990

Consulenza telefonica Lun. e Mart. dalle 17.00 alle 19.00 ven. dalle 16.00 alle 18.00

ZAIRA PAROLO

Belluno

Presidente provinciale

LUCILLA ROVETTO

 

3357122949

[Consulenza telefonica dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 17.00]

Rovigo

Presidente provinciale

DOMENICO SODANO

 

3500754298 [consulenza telefonica lun. merc. e ven. 16.00 - 18.00]


COLLABORATORI

PIERANGELA VESENTINI

[Consulenza telefonica mercoledì e giovedi dalle 17.00 alle 19.00]

Treviso

Presidente provinciale

MARIA GIUNTA

 

3371182975

[consulenza telefonica dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.00]


COLLABORATORI

LUIGIA RONZANI

[consulenza telefonica martedì dalle 10.00 alle 12.00, giovedì dalle 10.00 alle 12.00]

GIUSEPPE ARCURI

[consulenza telefonica lunedì 15.30 - 17.30]

Nell’incontro odierno per la confederazione CISAL erano presenti il Segretario Organizzativo CISAL Velardi Davide e i Segretari Generali Anief Stefano Cavallini e Gianmauro Nonnis

Nella nuova bozza vengono recepite e inserite nel testo alcune proposte CISAL presentate nell’ultimo incontro tra cui la possibilità di inviare con PEC le liste dei candidati rendendo la procedura più semplice e a distanza.

Molto importante a parere del sindacato è anche l’inserimento nel testo della parte per il personale a tempo determinato dove viene esplicitato per tali lavoratori il diritto sia all’elettorato passivo che attivo.

Perplessità sulla parte relativa alla decadenza della RSU se si raggiunge il numero di 2 componenti. Nella maggior parte delle istituzioni scolastiche le componenti RSU sono 3. Negli ultimi 4 anni in molte scuole sono rimaste in carica RSU il cui numero di componenti è sceso da 3 a 2 per svariati motivi. Lasciare il limite di 2 componenti nel testo del nuovo ACQ porterebbe alla decadenza della RSU in molte scuole italiane con grave danno alla rappresentanza dei lavoratori.

“C’è bisogno di una ulteriore riflessione su questi nuovi importanti documenti da sottoscrivere – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - Il nuovo ACQ e il nuovo regolamento elettorale devono comunque tener presente che queste elezioni si faranno in un periodo pandemico particolare. Bisogna, pertanto, snellire le procedure e non appesantirle anche perché la campagna elettorale si avrà in condizioni di difficoltà di accesso nelle scuole”.

Il sindacato continuerà con forza a presentare le proposte esposte per portare avanti le proposte che non comportino una compressione del diritto di voto sia passivo che attivo per i lavoratori e che permettano modalità semplificate per la presentazione delle liste.
Vai al comunicato originale

Dopo il blocco di inizio anno scolastico, da alcuni giorni è stata riattivata la piattaforma Carta del docente con l’accredito dei 500 euro da spendere per l’aggiornamento annuale introdotto con la Legge 107 del 2015: gli esclusi dalla Carta, in particolare i supplenti annuali, continuano a farsi sentire. Anche con proteste vibranti. La condizione essenziale per usufruire della carta del docente è quella di essere docente di ruolo. Solo che i compiti di un docente con contratto a tempo determinato sono i medesimi dei colleghi già immessi in ruolo: sono tenuti a svolgere anche la formazione obbligatoria di 25 ore prevista per tutti gli insegnanti che svolgono lezioni in classi dove è presente almeno un alunno disabile. È di questi giorni, infine, anche l’avvio di una petizione on line, che ha già raccolto 12 mila adesioni.

Il sindacato Anief continua a reputare del tutto illegittima l’esclusione dei docenti precari dall’accesso alla card annuale per l’aggiornamento dei docenti, compresi coloro che sono stati individuati da prima fascia GPS per gli incarichi utili all’immissione in ruolo dalle stesse GPS. La carta è stata negata anche agli immessi in ruolo da concorso straordinario con retrodatazione giuridica. Il sindacato non ci sta e invita tutti i docenti precari, a partire da tutti i supplenti annuali, oltre che assunti da o immessi in ruolo con retrodatazione al 1/9/2020 (ai fini del recupero della carta spettante per l'a.s. 2020/2021) a ricorre al giudice così da ottenere il riconoscimento della Carta docenti annuale. Sempre in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia europea, recentemente sollecitata dal Giudice del lavoro di Vercelli su ricorso presentato dalla stessa organizzazione sindacale autonoma.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “è ora di finirla con i lavoratori considerati di rincalzo e quelli di maggiore rilievo. Un dipendente è tale per quello che fa sul posto di lavoro, non per il tipo di contratto che ha sottoscritto. È una regola base che vale in tutti i Paesi moderni, ma che in Italia non si vuole applicare. In attesa che il giudice europeo ci dica se tutto questo è lecito, se è possibile nel 2021 continuare a trattare dei lavoratori come se fossero dei paria, non possiamo che invitare tutti coloro che non vogliono soccombere a questa ennesima a ricorre al giudice. Stiamo assistendo ad una vera ingiustizia contro i precari, già vessati economicamente perché senza scatti stipendiali e con il compenso bloccato per nove anni consecutivi dopo il ruolo, per non parlare delle mancate indennità e dei mesi estivi sottratti: qualora il giudice dovesse darci ragione – conclude Pacifico - , stavolta c’è anche la concreta possibilità di recuperare la quota annuale di 500 euro di aggiornamento a partire dal 2016”.
Leggi il comunicato integrale.

Di male in peggio: anziché allargare a tutte le figure professionali della scuola l’anticipo pensionistico a 63 anni previsto per chi aderisce all’Ape Sociale, la Commissione preposta, presieduta dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano e che opera tenendo conto dei criteri Inail, avrebbe inaspettatamente deciso di escludere dalla lista dei lavori gravosi anche i docenti della primaria e i collaboratori scolastici precedentemente inclusi. L’annuncio è stato fatto dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera illustrando alcuni criteri delle novità in arrivo. Tra queste, riferisce Orizzonte Scuola, vi sono nuove attività che entrano nella categoria definita “gravosa”, ha spiegato Tridico: ci sono i conduttori di impianti, i saldatori, i fabbri e gli operai forestali e addirittura gli operatori della cura estetica.

“Tranne qualche eccezione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – viene considerato gravoso in Italia solo il lavoro fisicamente probante. Mentre non si contempla il fatto che vi sono delle occupazioni, come quelle della scuola, fortemente stressanti, come dimostrato dall’alto numero di caso di burnout, riscontrati in grande numero a fine carriera. È chiaro, quindi, che i parametri adottati dalla Commissione lavori gravosi siano carenti da questo punto di vista. A questo punto, se le cose stanno così, chiediamo a Governo e Parlamento, che a breve dovranno esprimersi sulla proposta, di prendere in mano la situazione, perché è scientificamente provato che lavorare a scuola comporta degli strascichi psicologici e fisici non indifferenti. Anche per questo abbiamo chiesto di inserire nel nuovo contratto di lavoro la diaria da rischio biologico assegnata ad altre professionalità. Permettere di far lasciare il servizio a tutti i dipendenti scolastici a 62 anni e senza tagli all’assegno di quiescenza, come avviene già con i lavoratori delle forze armate, è diventata una priorità”, conclude Pacifico.

Anief, in convenzione con Cedan, conferma anche per quest’anno l’assistenza ed il supporto specializzato per l’invio delle domande di pensionamento, quest’anno regolate dal Decreto pubblicato nei giorni scorsi, con annessa Circolare: è possibile contattare via web la sede Anief più vicina.
Leggi il comunicato integrale.

Anche l’Istituto nazionale di previdenza sociale, attraverso il suo presidente Pasquale Tridico, sostiene che è possibile lasciare il lavoro a 63-64 anni. Solo che la proposta, alternativa a Quota 100, prevede una riduzione non trascurabile dell’assegno perché prevede l’accesso al pensionamento della sola parte contributiva. La proposta è stata presentata dello stesso Tridico davanti alla Commissione Lavoro della Camera: bisogna aver compiuto almeno 63-64 anni di età, tetto comunque suscettibile di adeguamento alla speranza di vita; essere in possesso di almeno 20 anni di contribuzione; aver maturato al momento della scelta una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. Una ipotesi che a detta dello stesso presidente Inps sarebbe “pienamente sostenibile” perché non comporta nel medio periodo sostanzialmente nessun aggravio sulle Casse dello Stato. Intanto, sulla questione da parte di Governo e Parlamento continua il silenzio assordante.

Il problema, ribatte l’Anief, è che l’ipotesi non è sostenibile per i lavoratori. Ad iniziare da quelli della scuola. “Decurtare l’assegno pensionistico in modo pesante – sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non è una proposta fattibile, ancora meno per i docenti e Ata della scuola che già partono da stipendi modesti, ben al di sotto della media europea e Ocse e pure rispetto a buona parte del mondo impiegatizio. Noi continuiamo a pensare che l’anticipo pensionistico non possa trasformarsi in un ricatto. Per la scuola, poi, continuiamo a sostenere che vanno introdotto gli stessi parametri di accesso alla pensione previsti per i lavoratori delle forze armate, così da far lasciare il servizio a tutti a 62 anni e senza tagli all’assegno di quiescenza. In alternativa, si potrebbe allargare l’Ape Sociale a tutto il comparto e non solo ai colleghi della primaria. Non si può continuare ad ignorare i tanti casi di burnout e a patologie invalidanti dovute allo stress da lavoro prolungato, peraltro già negato per il mancato riconoscimento del rischio biologico. Il Governo ne prenda atto e – conclude Pacifico - si decida ad affrontare subito il problema modificando la Legge di Bilancio 2022”.

Anief, in convenzione con Cedan, conferma anche per quest’anno l’assistenza ed il supporto specializzato per l’invio delle domande di pensionamento, quest’anno regolate dal Decreto pubblicato nei giorni scorsi, con annessa Circolare: è possibile contattare via web la sede Anief più vicina.
Leggi il comunicato integrale.

Si comunica che la segreteria regionale di Anief Veneto e Anief Trentino Alto Adige si trasferirà nella nuova sede di viale del Lavoro n. 39, a San Martino Buon Albergo (Vr) (centro commerciale Verona EST), e sarà nuovamente operativa dal giorno 2 novembre 2021.
Dal 19 al 29 ottobre l'attuale sede sarà chiusa al pubblico. Rimarranno attivi i servizi di consulenza telefonica e mail, senza variazioni di orario, ad esclusione dei giorni 20 e 21 ottobre che vedranno l'interruzione anche della consulenza telefonica.
I collaboratori tutti cercheranno di ridurre al minimo gli eventuali disservizi.
Arrivederci a presto nella nuova sede.

La parola precario sarà anche scomparsa su qualche giornale, come ha detto qualche giorno fa il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, rispondendo al Workshop Ambrosetti, però nelle scuole italiane i supplenti sono ben presenti. Tanto che anche quest’anno un insegnante su sei è contrattualizzato a tempo determinato, visto che è necessario assumere un’altra volta un numero esagerato di supplenti annuali, con scadenza del contratto 30 giugno o 31 agosto 2022: tra cattedre avanzate dalle immissioni in ruolo (quasi 55mila), docenti di sostegno con contratti anche in deroga (circa 70mila), insegnanti curricolari in organico di fatto (almeno 10-15mila) e docenti Covid (oltre 20mila), l’Ufficio Studi Anief ha calcolato che le supplenze annuali quest’anno saranno non meno di 160mila.

“Non hanno voluto darci retta e ora ci troviamo punto e a capo – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché una scuola con così tanti docenti precari è un’istituzione che non dà piene garanzie all’utenza. La mancata stabilizzazione di tanti docenti che avevano tutti i requisiti per essere assunti, anche da seconda fascia Gps, è un errore strategico che ora sta presentando il conto, con un numero ancora una volta inaccettabile di cattedre da coprire. Nemmeno il monito della Commissione europea, il rischio sempre più concreto di dovere pagare una maxi-multa a Bruxelles per l’abuso reiterato negli anni della supplentite, il parere di diversi giudici nazionali e non, ha convinto i nostri governanti a cambiare registro e a introdurre quel doppio canale di reclutamento che in passato ha risolto molti problemi”.

“La verità è che – dice Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief – si continua ad abusare della disponibilità e della serietà professionale di lavoratori indefessi, docenti e Ata precari, che da svariati anni vengono vengono assunti e licenziati dopo meno di un anno, come se fossero delle pedine da utilizzare in uno scacchiere. E quando poi si procede con le stabilizzazioni vengono sistematicamente dimenticati. Il nostro ricorso, contro le mancate immissioni in ruolo da seconda fascia Gps e da prima per i troppi limiti imposti, nasceva proprio da questo. Se anche il Comitato europeo per i diritti sociali ha acconto il reclamo collettivo Anief 146/2017, sulla scia della Direttiva 70 del 1999, non comprendiamo perché il Governo continui a ignorare tutto: noi continueremo a combattere fino a quando l’ultimo precario storico non sarà immesso in ruolo ed è per questo che continuiamo a rivolgerci al giudice attraverso precisi ricorsi per favorire la stabilizzazione dei docenti con tanto di risarcimento danni”, conclude il sindacalista.
Leggi il comunicato integrale.

I numeri sono eloquenti: l’esercito del precariato non si ferma, con oltre 160 mila supplenze annuali pure quest’anno, nonostante nell’ultimo lustro il legislatore abbia approntato ben sei procedure diverse per l'immissione in ruolo degli insegnanti: una pluri-risposta alla procedura di infrazione pendente in Europa sull'abuso dei contratti a termine nella scuola derivante delle denunce del sindacato Anief accolte di recente anche dal Comitato europeo dei diritti sociali che ha detto sì al reclamo collettivo 146/2017.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è arrivato il momento di tornare al doppio canale di reclutamento, con l'utilizzo delle attuali graduatorie delle supplenze a regime per coprire le assunzioni in ruolo su tutti i posti vacanti senza titolare, con la parità di trattamento e una specifica indennità previsti nel contratto di lavoro di categoria.

Nella scuola la politica delle procedure concorsuali, ordinarie e non, abbinata al reclutamento con “paletti”, sta confermando tutti i suoi limiti. Gli ultimi Governi hanno bandito un concorso ordinario, nel 2016, poi un concorso straordinario per la secondaria, poi anche per la primaria e altri ancora, uno di recente semplificato Stem, con assunzioni e reclutamento l’anno scorso da call veloce e quest’anno solo da prima fascia Gps. Il risultato fallimentare è evidente: le immissioni in ruolo si realizzano al massimo sulla metà dei posti. La supplentite la continua a fare da padrona, con un docente ogni cinque-sei precari. E nel frattempo i supplenti continuano a essere discriminati, pur svolgendo lo stesso lavoro degli insegnanti a tempo indeterminato.

La vessazione contro i precari è evidente: i supplenti al 31 agosto per le ferie non godute e per gli scatti di anzianità; quelli con contratti fino al 30 giugno anche per il mancato pagamento delle mensilità estive; e i precari che stipulano contratti di breve durata o su organico Covid senza neanche la retribuzione professionale docenti. Per far valere tutti questi diritti, negati da un’amministrazione sorda, occorre rivolgersi al tribunale: perché sono riconosciuti dai giudici, incluso lo specifico risarcimento per chi ha svolto più di tre anni di servizio. Per non parlare dell'attuale ricostruzione di carriera, da realizzare dopo l’immissione in ruolo e l’anno di prova, censurata laddove riconosce per intero soltanto i primi quattro anni di precariato. E che dire dei neo-assunti il cui stipendio rimane fermo fino al nono anno di servizio.

La popolazione del Mezzogiorno è meno istruita rispetto a quella nel Centro-Nord: il report dell’Istat, pubblicato da alcune ore, non lascia scampo a dubbi. Se al Sud solo il 38,5% degli adulti ha il diploma di scuola secondaria superiore e il 16,2% la laurea, al Centro-Nord circa il 45% è diplomato e in media il 23% ha terminato pure l’Università. C’è un divario, quindi, pari in entrambi i casi a circa il 7%. Il gap è preoccupante, perché il ridotto titolo di studio ha influenze notevoli pure sulle nuove generazioni: sempre l’Istat ci ha detto che nelle famiglie italiane con elevato livello di istruzione l’incidenza di giovani che hanno abbandonato gli studi precocemente è dieci volte inferiore rispetto a quella registrata nelle famiglie italiane con bassi livelli di istruzione e nelle famiglie straniere.

Anief ritiene che i tempi per agire contro l’abbandono precoce dei banchi di scuola siano maturi. Ancora di più perché a disposizione c’è ora il “tesoretto” del Recovery Plan. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i 18 miliardi che arriveranno nei prossimi anni dal Pnrr non vanno dispersi in mille progetti mentre la vera priorità rimane al palo. Riteniamo che occorra predisporre le basi per voltare pagina: prima di tutto modificando l’arco di tempo che obbliga un giovane a rimanere nell’ambito formativo, da estendere fino alla maggiore età ma anche anticipandolo a 5 anni. Solo in questo modo, si arriverebbe a centrare l’obiettivo comune, a tutti i Paesi moderni, di andare al di sotto del 10% di abbandono scolastico nazionale. Di concerto, servirà anche ripristinare il tempo scuola, gli organici del personale e gli istituti precedenti al dimensionamento varato con il Dpr 81/2009. E procedere con lo sdoppiamento delle classi, una circostanza ancora più impellente in tempo di Covid19”.
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Anche il Consiglio superiore della pubblica istruzione reputa rilevante la stabilizzazione degli amministrativi che negli anni hanno svolto il delicato ruolo di facenti funzioni Dsga: esprimendosi sulla bozza del concorso per Dsga che il Ministero dell’Istruzione ha presentato anche ai sindacati nei giorni scorsi, il Cspi ha espressamente detto che prima dell’indizione del concorso ordinario sia necessaria l’emanazione del concorso riservato per questa figura, al fine di “dare stabilità operativa alle scuole e favorire quella continuità di esperienza e professionalità che deriva dalla copertura stabile dei posti liberi da parte degli assistenti amministrativi che da anni svolgono le funzioni” superiori di Direttori dei servizi generali e amministrativi.

Per il Cspi è necessario, dunque, bandire prioritariamente il concorso riservato agli assistenti amministrativi attualmente facenti funzione di DSGA con almeno tre anni di servizio, ai sensi del DL 29 ottobre 2019 n. 126, convertito nella legge 159 del 20 dicembre 2019. Prevedere l’accesso ad una procedura concorsuale anche di coloro che sono sprovvisti di titolo di studio specifico modificando quanto previsto dall’art. 22, comma 15 della L. 75/2017; bandire successivamente il concorso ordinario, superando le attuali conseguenze dell’ultimo concorso che ha lasciato innumerevoli posti scoperti pur se messi a bando.

I rilievi posti dal Cspi sono gli stessi mossi da diversi anni dal sindacato Anief: esprimendosi nelle passate settimane sulla quota di riserva dei posti per il concorso straordinario, il giovane sindacato ha chiesto con forza l’attivazione al più presto di una procedura a parte anche e per gli Assistenti amministrativi facenti funzione di Dsga, sprovvisti di titolo di studio specifico, con più di 3 anni di esperienza. Secondo il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, “gli amministrativi che da anni si spendono per il funzionamento delle scuole italiane, in cambio di compensi irrisori e a fronte di un’assunzione di responsabilità enormi, hanno diritto a vedersi riconoscere l’impegno profuso. Non si può negare loro la possibilità di stabilizzazione: è un concetto evidente a tutti, ma non all’amministrazione scolastica”.
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Si celebra oggi, 5 ottobre, la giornata mondiale dell’insegnante. Una data scelta dall’Unesco nel 1994 per ricordare la sottoscrizione delle Raccomandazioni del 1966 sullo status di insegnante, la base per i diritti e le responsabilità dei docenti. Con Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, una riflessione sulla figura dell’insegnante oggi e sulle problematiche legate al mondo dell’insegnamento.
Leggi l'intervista.

Come da Nota ministeriale, la n. 29502, “per far fronte alla perdurante emergenza sanitaria e al fine di consentire alle scuole di attribuire le cattedre o le ore ancora disponibili, è possibile in via eccezionale, limitatamente all'anno scolastico in corso, procedere alla nomina del personale docente messosi a disposizione anche se incluso in GPS o in graduatorie di istituto di altre province. La nomina dell'aspirante messosi a disposizione può essere disposta esclusivamente dopo l’effettiva conclusione delle operazioni di nomina dalle GPS nell’ambito territoriale di riferimento e in quello nel quale è incluso lo stesso aspirante. È necessario altresì che siano esaurite le graduatorie di istituto della scuola interessata e delle scuole viciniori”.

Dunque l’amministrazione torna sui propri passi e permette ai docenti iscritti in graduatoria Gps e graduatorie di istituto la possibilità di inviare la cosiddetta Messa a disposizione. Il giovane sindacato Anief, che sin da agosto aveva proposto di aprire anche ai precari già inseriti in altre graduatorie, si dice soddisfatto per la decisione presa dell’amministrazione scolastica centrale, seppure tardiva rispetto alla richiesta formulata in tempi non sospetti dallo stesso sindacato autonomo. Certamente sono molte le operazioni da intraprendere per tutelare chi insegna da anni nelle nostre scuole, ma secondo Anief è stato compiuto un importante passo, che soprattutto in tempo di pandemia permetterà di risolvere alcuni problemi.
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Diverse sono le proposte di legge per evitare il ritorno alla Legge Fornero integrale, con l’accesso alla pensione non prima dei 70 anni o di 42 anni di contributi versati. Nessun ddl, però, sembra volere essere recepito dal Governo. Si tratta di una evidente contraddizione. Perché a fornire idee sulle modalità di anticipo pensionistici, durante l’attuale legislatura, sono stati praticamente tutti i maggiori partiti politici: gli stessi che, tranne Fratelli d’Italia, fanno parte dell’attuale maggioranza. Dunque, a dire no a una modifica sulle inaccettabili sulle soglie d’accesso alla pensione, dopo tre anni di “Quota 100”, che ha permesso di lasciare il lavoro ai lavoratori con almeno 38 anni di contributi e 62 anni di età, sono gli stessi raggruppamenti politici che hanno promosso azioni di modifica.

Secondo il sindacato Anief, che chiede di introdurre almeno per i dipendenti della scuola “Quota 96”, si sta giocando sulla pelle di tantissimi dipendenti che dopo decenni di servizio chiedono di lasciare e fare largo ai giovani: “Non si può obbligare a rimanere fino a 67 anni anche chi è sfinito e chiede solo di vedere materializzarsi un suo diritto – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato autonomo -, stiamo assistendo ad una evidente ingiustizia. Che si somma a quella del mancato riconoscimento della sindrome di burnout, al non adeguamento stipendiale ai rischi biologici che comporta la professione. Negare delle forme di pre-pensionamento alla categoria scolastica significa poi caricare il sistema sanitario nazionale, perché risulta alta la percentuale di docenti e Ata attorno ai 60 anni con patologie per motivi legati allo stress da lavoro correlato. E nemmeno le leggi si applicano, perché il decreto legislativo n. 81, del 2008 prevede che chi ha alle dipendenze dei lavoratori è tenuto a controllare e prevenire le malattie professionali: una norma che al massimo ha prodotto la somministrazione di questionari per registrare lo stato di fatto. Nel frattempo, il personale scolastico si ammala. Noi, attraverso la Confederazione, continuiamo a chiedere al ministro del Lavoro e delle politiche sociali di introdurre “Quota 96” e di estendere l’Ape Sociale a tutto il personale e non solo ai colleghi della primaria, oltre a quelli dell’infanzia che già ne beneficiano”, conclude Pacifico.
Leggi il comunicato integrale.

Sui pensionamenti del personale scolastico, che ogni anno coinvolgono decine di migliaia di dipendenti, il ministero dell’Istruzione non torna indietro e conforma, con Decreto e Circolare pubblicati in queste ore, il termine finale ed improrogabile del 31 ottobre prossimo per la presentazione delle domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio da realizzarsi il 1° settembre 2022. Anief conferma la sua contrarietà a questo immotivato anticipo, perché bisognava attendere la conferma legislativa delle novità sulla integrazione della lista dei lavori usuranti e gravosi, ma anche l'eventuale proroga al 2022 di “Quota 100” o le probabili novità legislative che il Governo vorrà introdurre ma sulle quali al momento vige un silenzio assordante.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “chi lavora all’interno di un istituto scolastico va incontro ad uno stress e ad un’usura psico-fisica che ha riscontro in poche altre professioni. Gli strascichi psicologici e fisici che comporta l’opera professionale in un istituto scolastico sono un dato di fatto, confermato dalle alte percentuali di patologie riscontrate nella categoria, ad iniziare dai docenti: dati che però l’amministrazione, benché più volte sollecitata, continua a tenere secretati. Per questo abbiamo chiesto nel nuovo contratto di lavoro la diaria da rischio biologico assegnata invece ad altri comparti. Come sindacato e anche come Confederazione, siamo sempre più convinti che anziché cambiare la tempistica sulla presentazione delle domane, bisognava legiferare, anche per decreto legge, sull’accesso alla pensione per chi lavora a scuola a 62 anni e senza penalizzazioni considerando anche che gli stipendi dei docenti e Ata sono tra i più bassi della PA italiana e nell’area Ocse. Allargare l’Ape Sociale a tutti i dipendenti della scuola e non solo ai colleghi della primaria è il minimo che si possa fare”.

Anief, in convenzione con Cedan, conferma anche per quest’anno l’assistenza ed il supporto specializzato per l’invio delle domande di pensionamento: è possibile contattare via web la sede Anief più vicina.
Leggi il comunicato integrale.

Supplenze MAD: via libera anche ai docenti inseriti nelle GPS e GI
Il Ministero dell'Istruzione ha fornito istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente segnalatosi con “messa a disposizione” per l'anno scolastico 2021/2022.
Con la nota n. 29502 del 27 settembre 2021, il Ministero dell'Istruzione ha deciso di derogare il divieto di il divieto di invio delle domande di Messa a Disposizione per tutti i docenti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) e nelle Graduatorie di Istituto di altre province.

Proprio a causa della perdurante emergenza sanitaria infatti, al fine di consentire a tutte le scuole di attribuire cattedre e ore ancora disponibili, è possibile, per questo anno scolastico 2021/22, procedere alla nomina di personale docente messosi a disposizione anche se incluso già in GPS o in graduatorie di istituto di altre province.

Si precisa comunque che la nomina dell'aspirante messosi a disposizione può essere disposta esclusivamente dopo l’effettiva
conclusione delle operazioni di nomina dalle GPS nell’ambito territoriale di riferimento e in quello nel quale è incluso lo stesso aspirante.

A partire dal 4 ottobre e fino al mese di novembre, si terrà il primo ciclo di assemblee sindacali Anief per le diverse province Venete.
La piattaforma utilizzata sarà Teams. Data, orario e link per la partecipazione sono presenti nella locandina inviata ai diversi istituti.
Si ha diritto all'esonero dal servizio.
Verificare se il proprio istituto ha pubblicato la locandina ed ha inviato comunicazione a lavoratori.

Temi trattati
1. Salario minimo legato all'inflazione
2. Indennità di sede/trasferta
3. Indennità di rischio biologico
4. Indennità di incarico
5. Parità di trattamento tra personale di ruolo e personale precario
6. Burnout insegnanti per la pensione
7. Livelli stipendiali ATA, temporizzazione DSGA, attivazione profili professionali
8. Sdoppiamento delle classi, più organici
9. Mobilità e assegnazione provvisoria annuali
10. Passaggi di ruolo-professionali per docenti e ATA

Per informazioni è possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure chiamare lo 0458204304 (dal lunedì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 12:00; lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15:30 alle ore 18:00).

Le supplenze continuano a far dannare i dirigenti scolastici: a oltre tre settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, sono migliaia gli istituti che devono ancora completare la copertura di posti non coperti da personale di ruolo. In assoluto, la categoria che continua a essere più ricercata è quella degli insegnanti di sostegno. Lo scorso anno In pratica, su oltre 185 mila posti di sostegno, meno della metà 80mila sono stati assegnati a docenti di ruolo specializzati. I restanti 100mila sono stati conferiti a precari, in netta maggioranza nemmeno specializzati: un numero altissimo, spropositato, che rappresenta anche la metà delle cattedre assegnate a personale non di ruolo. Quest’anno – dopo le 59mila immissioni in ruolo attuate, di cui poco più di 14mila su sostegno – delle circa 114mila supplenze annuali finora sottoscritte quelle di sostegno hanno rappresentato anche stavolta oltre la metà del totale.



Gli Uffici Scolastici regionali e provinciali stanno pubblicando le tabelle con le disponibilità: “i posti entreranno a far parte di quelli attribuibili con sistema informatizzato non appena si concluderanno le operazioni di immissione per il ruolo per l’anno scolastico 2021/22”, scrive in queste ore Orizzonte Scuola. A questi vanno aggiunti circa altri 60mila posti di sostegno in deroga, con scadenza imposta al 30 giugno 2021. Un numero, peraltro, destinato a crescere per via dei tanti ricorsi in atto. I posti vuoti di sostegno sono presenti in tutte le Regioni, anche al Sud: solo in Calabria ve ne sono oltre 7mila: in Puglia se ne conteggiano altri 6.501 posti ripartiti tra infanzia (787), primaria (2.647), secondaria di primo grado (1.113) e di secondo grado (1.954).



“Passano gli anni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma nella scuola si continuano a commettere sempre gli stessi errori. Abbiamo un numero altissimo di cattedre di sostegno che vanno a supplenza, ma anche stavolta non si è riusciti ad andare oltre ad un ciclo specializzante Tfa con 22mila posti a disposizione. Sempre, tra l’altro, con una pessima distribuzione delle disponibilità a livello regionale, col paradosso che in certe regioni (come il Piemonte) vi sono migliaia di posti liberi, ma poi gli atenei specializzano solo qualche centinaio di docenti, andando anche a tirare su dei paletti eccessivi sui requisiti di accesso. Permangono, inoltre, le cattedre in deroga per legge, frutto di una norma del 2013 che in otto anni nessun governante è stato in grado di mettere almeno in discussione”.

Anief continua a tutelare i docenti e gli alunni a cui viene negato il sostegno: il giovane sindacato ha rilanciato la decima edizione della campagna gratuita #nonunoradimeno, al fine di garantire ad ogni alunno con disabilità le ore settimanali di sostegno richieste dalle scuole come da consolidata giurisprudenza. Una campagna che in alcuni casi ha garantito anche il diritto al risarcimento del danno in favore della famiglia dell'alunno con disabilità il cui diritto all'istruzione e all'integrazione era stato palesemente violato dall'Amministrazione.
Leggi il comunicato integrale.

“Sto lavorando per raggiungere impegni importanti che riguardano il tema salariale, la formazione e la partecipazione”: sono dichiarazioni importanti quelle rilasciate dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi durante ‘Futura 2021’. Il ministro ha aggiunto: “Il Governo non solo soltanto io e questo riguarda appunto il Governo e le sedi appropriate”. A questo proposito, l’8 settembre, le organizzazioni sindacali e il Ministro Bianchi si sono incontrate per l’atto di indirizzo da inviare all’ARAN. Seguiranno altri incontri nelle prossime settimane. Al momento, il punto di partenza è il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, sottoscritto in data 10 marzo 2021. Per l’istruzione il piatto piange: dovrebbero essere previsti 1,7-1,8 miliardi, che garantirebbero – al netto di eventuali risorse aggiuntive – circa 87 euro di incremento medio loro mensile, compreso l’elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente Ccnl 2016-2018. Una cifra che dunque non avrebbe il favore dei lavoratori della scuola, senz’altro, commenta Orizzonte Scuola.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sostiene che “non ci si può ripresentare con un aumento contrattuale attorno al 3,5%, come l’ultima volta. Il personale della scuola merita incrementi importanti, che portino le loro buste paga ai livelli europei e Ocse. Servono almeno 200 euro in più di media, ma siccome bisogna anche pensare al recupero dei sette punti percentuali persi per via dell’inflazione degli ultimi anni, riteniamo che l’obiettivo sia quello di arrivare ad un aumento di 300 euro netti. Per farlo, certamente, occorre mettere meno anche alle norme, che bloccano gli incrementi sopra una certa soglia. E ai finanziamenti, facendo capire al Mef che si tratta di un impegno non più procrastinabile. Sono parti essenziali che la nostra Confederazione porterà avanti nel confronto con l’Aran, per arrivare il prima possibile alla firma del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro di una categoria dimenticata per troppo tempo”.
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